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Country Focus: Islanda

Industria, un taglio di budget che spaventa

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- La Icelandic Film Producers Association sta combattendo contro la proposta del governo di tagliare il budget 2010 per il cinema del 34%, misura che distruggerebbe un terzo della produzione locale.

Quando all’inizio di ottobre il governo islandese aveva annunciato la sua intenzione di tagliare per il 2010 il budget cinematografico di 2 milioni di corone islandesi (1.07 milioni di euro) — dagli attuali 5.9 milioni di corone (3.16 milioni di euro) a 3.9 milioni (2.09 milioni di euro) — l’industria aveva accolto la notizia con incredulità e perplessità. La domanda generale è perché il cinema, la più redditizia attività culturale per l’economia islandese, dovrebbe pagare il prezzo più alto per la crisi finanziaria mentre le altre arti avrebbero, al massimo, un taglio del 5%.

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Per Baltasar Kormákur, il più conosciuto tra i produttori e registi islandesi, una simile misura sarebbe disastrosa per l’industria locale e porterebbe alla disoccupazione di un terzo della forza lavoro.

Ari Kristinsson, regista e responsabile dell’Icelandic Producers Association è d’accordo: “I sussidi per la disoccupazione e la perdita degli introiti fiscali diretti da questi lavoratori sarebbero superiori ai 2 milioni di corone islandesi. Questo taglio non aiuterebbe l’economia locale a rimettersi sui binari, ma andrebbe solo a rendere la depressione più profonda”, ha aggiunto.

Il 6 ottobre, i due hanno incontrato il Ministro della Cultura Katrín Jakobsdóttir e chiesto la revisione del budget. Il risultato dell’incontro è stato positivo, e il Ministro ha parlato di “un indubbio errore” e consigliato di presentare il caso al Comitato Nazionale dei Budget affinché i fondi destinati al cinema potessero tornare in Parlamento per una seconda discussione a novembre.

Questa la risposta di Kristinsson: “Sì, siamo piuttosto ottimisti perché ogni volta che presentiamo la nostra causa la gente sembra sorpresa dalle dimensioni dell’industria, e dal fatto che i fondi servono a supportare anche popolari serial TV”.

La situazione, ad ogni modo, resta per lui molto critica: “Ci sono ancora dei buchi da chiarire per quanto concerne gli introiti al budget, e nessuno sa quale sarà il futuro della nostra nazione”, ha concluso.

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