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Il cinema italiano in cerca di nuove strade (parte 1)

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Il cinema italiano in cerca di nuove strade (parte 1)

- Difficile immaginare un momento più opportuno, per una giornata di studi su “L’economia del Cinema Italiano”. Il convegno organizzato il 14 giugno dal Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media, dalla Facoltà di Economia e dal Dipartimento di Beni Culturali, Musica e Spettacolo della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma “Tor Vergata” (in collaborazione con Anica e Roma Lazio Film Commission) giunge infatti in un periodo di “virulente polemiche contro i tagli alla cultura” (per dirla con Giovanni Spagnoletti, docente proprio a Tor Vergata e direttore del Festival di Pesaro). Tagli che minacciano anche il cinema – il FUS è destinato ad assottigliarsi nel 2011 fino a toccare i 307mln di euro – e impongono un dibattito sullo stato (e sul futuro) dell’intera filiera.

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Sul tavolo, più che il confronto con altre realtà (la “solita” Francia), alcuni nodi del “sistema Italia”. Talvolta di carattere estetico (l’avanzare del digitale, che “democratizza” l’accesso al cinema di giovani filmmakers, ma è ancora perlopiù escluso dal mercato theatrical), più spesso di natura economica, come il tramonto dell’esercizio “art house”, legato in buona misura alle monosale dei centri storici. Schermi che “si spengono” con sempre maggiore frequenza, a causa di costi d’affitto e di gestione impossibili da sopportare, determinando un impoverimento culturale ed “emozionale” (come ha rilevato l’analisi largamente empirica di Barbara Corsi).

Largo ai multiplex, dunque, urbani o periferici che siano, col conseguente trionfo dei blockbuster d’oltreoceano. Ma attenzione a non generalizzare: lì dove gli esercenti hanno abituato il pubblico alla convivenza di cinema d’essai e campioni d’incasso annunciati, i film “di qualità” non sembrano soffrire troppo, e anzi si ritagliano fette di mercato apprezzabili, e degne delle tanto rimpiante “sale di città”.

Altro aspetto dibattuto, il ruolo dei produttori indipendenti. A discuterne, proprio tre figure di primo piano dell’industria cinematografica italiana: “Il profilo psicologico del produttore indipendente, oggi, è affetto da schizofrenia”, spiega Francesca Cima (con Nicola Giuliano alla guida di Indigo Film), “diviso tra il resoconto di una crisi strutturale, e l’ottimismo per alcuni dati importanti, come la rinascita di un cinema medio che comunica con il pubblico, e l’innalzamento del cinema di qualità, con prodotti che all’estero ci invidiano”. E che “da qualche anno a questa parte incontrano un rinnovato interesse dei mercati stranieri”, aggiunge Andrea Occhipinti, presidente di Lucky Red, sempre più impegnata nella produzione di cinema di qualità, italiano (tra gli ultimi titoli, La prima linea [+leggi anche:
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) ed europeo (Il nastro bianco [+leggi anche:
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, il prossimo Venus Noire di Abdel Kechiche).

 

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