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Country Focus: Belgio

L’industria cinematografica belga vuole essere eco-sostenibile

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L’industria cinematografica belga vuole essere eco-sostenibile

- Forse non tutti sanno che quello cinematografico è un settore industriale fortemente inquinante. Trasporti, luci, scenografie, catering… Tutti gli elementi essenziali alla produzione di un film hanno purtroppo un grosso impatto sull’ambiente.  Molti addetti ai lavori continuano a ignorare il problema e questo ha provocato un netto ritardo nell’adozione di azioni “green” rispetto ad altri settori industriali.

Alcuni professionisti belgi dell’audiovisivo, convinti sia urgente fare il punto della situazione e dare un segnale forte ai loro colleghi e alle istituzioni, hanno animato il Green Shooting Workshop che si è tenuto lunedì 24 giungo durante il Brussels Film Festival. L'evento, moderato da Philippe Reynaert, ha visto protagonisti alcuni volti noti dell'industria cinematografica belga come Nic Balthazar (militante ecologista e regista di Tot altijd [+leggi anche:
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, il primo film fiammingo neutro in anidride carbonica), Joël Franka (regista di Une chanson pour ma mère [+leggi anche:
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), il produttore Bernard de Dessus (Novak Production) e Siebe Dumon (Vlaams Audiovisueel Fonds). Completano l’entusiasta panel di relatori Sophie Cornet, consulente ambientale, e Olivier-René Veillon, direttore generale de la Commission du film Île-de-France, partner fondatore di Ecoprod, collettivo volto a sviluppare e fornire ai professionisti un centro di risorse per ridurre l’impatto ambientale delle loro produzioni.

Negli Stati Uniti, Canada e in Nuova Zelanda il concetto di eco-shooting è ormai integrato al sistema della produzione cinematografica grazie ad una serie d’iniziative condivise dalle istituzioni e dai grandi studios. I risultati sono particolarmente visibili nelle grosse produzioni della Warner Bros, della Disney o della Fox, che producono i loro film in maniera eco-sostenibile e vantano il label "green" nei loro titoli di coda. È una buona strategia di marketing, che giova agli studios e all’ambiente.

In Europa, alcuni fondi regionali come l’inglese Film London, la tedesca Filmförderung Hamburg Schleswig-Holstein (che ha recentemente creato la sua Green Shooting Card - leggi articolo), il fiammingo VAF o l’organizzazione francese Ecoprod, hanno adottato dei sistemi in grado di calcolare in anticipo le emissioni di anidride carbonica di una produzione cinematografica. Grazie a questi dati e al supporto di società di consulenza ambientale, queste organizzazioni sono in grado di aiutare le produzioni a ridurre il loro impatto ambientale in maniera rilevante.  Come ha rilevato Olivier-René Veillon, tali iniziative possono essere efficaci solo grazie ad un impegno collettivo: non solo registi e produttori devono pensare e agire in modo eco-responsabile ma l’intera crew di un film, dai truccatori ai tecnici delle luci, così come i vari fornitori.

Presto anche i produttori più reticenti saranno obbligati a rispettare le regole di riciclo e di risparmio energetico: Olivier-René Veillon ha dichiarato che a breve i sussidi di alcuni loro membri (come il CNC) saranno allocati solamente se le produzioni rispetteranno certi criteri di sostenibilità. Come si suol dire, “a mali estremi, estremi rimedi”.

Il VAF intende agire allo stesso modo. Come ha dichiarato Siebe Dumon a Cineuropa, ora che i calcolatori di anidride carbonica sono disponibili, non resta che educare gli addetti ai lavori, ovvero insegnare loro come risparmiare energia e dove riciclare. Finita la fase di coaching verrà adottata una politica più severa, secondo la quale certe sovvenzioni verranno date solo ai più meritevoli. In ottobre 2013 saranno presentati i primi 10 film sostenuti dal VAF e realizzati in maniera responsabile grazie al supporto del calcolatore di anidride carbonica. Per il cinema belga fiammingo quindi gli eco-shooting sono già una realtà, mentre per quello vallone sono ancora in fase embrionale.

Fortunatamente, le produzioni eco-sostenibili possono essere realizzate anche senza l’ausilio d’istituzioni ad hoc, e in Belgio ultimamente si sono registrati esempi virtuosi. Il regista vallone Joël Franka, frustrato dall’assenza d’istituzioni in grado di supportarlo nelle sue scelte eco-friendly, ha chiesto l’ausilio di un consulente ambientale ed ha adottato alcune misure durante la produzione di Une chanson pour ma mère: vernici meno inquinanti per le scenografie, massima attenzione agli sprechi utilizzando per esempio bicchieri di vetro lavabili anziché di plastica, locazione di auto elettriche, rimborsi spese per chi pratica il car-sharing, mensa biologica e composta di prodotti locali. Il fiammingo Nic Balthazar dal canto suo ha usato luci LED per il film Tot altijd, riuscendo a diminuire del 10% l’emissione di Co2 rispetto al suo film precedente, Ben X, che era già di per sé un film low budget.

 

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