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La polarizzazione dei film danesi: budget enormi o costi bassissimi

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La polarizzazione dei film danesi: budget enormi o costi bassissimi

- Tra il 2010 e il 2014, 97 film danesi sono stati prodotti con un budget complessivo di €241 miliardi, supportati dal Danish Film Institute. A livello nazionale, hanno venduto circa 17 milioni di biglietti.

La differenza tra i costi di produzione è stata enorme: Threesome di Claus Bjerre (2014) fu il più economico, con €0.4 milioni, mentre The Salvation [+leggi anche:
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di Kristian Levring il più costoso, con €10.2 milioni.

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Durante il periodo, metà dei dieci film più costosi sono stati girati con i dialoghi in inglese; il loro budget medio è stato di €5.9 milioni, e hanno totalizzato una media di 332.085 ingressi. La media generale è stata di €2.6 milioni e 174.915 biglietti.

Secondo un'analisi condotta da Kim Pedersen, presidente dell'associazione di categoria Danish Cinemas, i dieci film più ad alto budget hanno ricevuto 4.3 stelle da parte di critici di media selezionati, mentre la media per tutti i film è stata di 3.5 stelle. "Al pubblico interessano i soldi," ha concluso.

Sull'altro piatto della bilancia, il film più economico - €5.1 milioni in meno rispetto al costo medio delle produzioni high-end - ha registrato solo 18.156 presenze nazionali. "Sembra che ci sia una chiara correlazione tra l'entità del budget e la risposta del pubblico", ha aggiunto.

Finora, i film del 2015 hanno avuto budget esorbitanti rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Fra questi troviamo Itsi Bitsi [+leggi anche:
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di Ole Christian Madsen (€3,9 milioni), A Second Chance [+leggi anche:
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di Susanne Bier (€4,8 milioni), The Shamer’s Daughter [+leggi anche:
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di Kenneth Kainz (€6,7 milioni) e Men and Chicken di Anders Thomas Jensen (€4,8 milioni).

Questa tendenza sembra continuare se guardiamo ad altri titoli come The Commune [+leggi anche:
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 di Thomas Vinterberg (€4,5 milioni), Backstabbing for Beginners di Per Fly (€7,2 milioni), The Neon Demon [+leggi anche:
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di Nicolas Winding Refn (€6 milioni), Tordenskjold di Henrik Ruben Genz (€4,8 milioni), Land of Mine di Martin P Zandvliet (€4,3 milioni), A Conspiracy of Faith [+leggi anche:
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 di Hans Petter Moland (€5 milioni), A War [+leggi anche:
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di Tobias Lindholm (€3.5 milioni), Summer of '92 [+leggi anche:
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di Kasper Barfoed (€3,6 milioni) e Klovn Forever [+leggi anche:
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 di Mikkel Nørgaard (€3,7 milioni).

"Ci dirigiamo così verso la polarizzazione dei film danesi: o avranno budget esorbitanti o saranno ridicolmente economici. Sono convinto che troveremo il futuro del cinema danese tra le produzioni costose. Qui i registi hanno sia la volontà che i mezzi per conquistare il proprio pubblico, e sfruttare al massimo i mezzi di comunicazione," ha continuato Pedersen.

"Per i film a basso budget, solo pochi riescono a uscire nelle sale - non perché i cinema non li proiettano, ma perché i produttori non ritengono proficua la distribuzione tradizionale nei cinema. Stiamo quindi per assistere alla nascita di una classe superiore e di una inferiore dei film danesi."

 

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