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Rapporto industria: Produrre - Coprodurre...

Come coprodurre con la Spagna

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Come coprodurre con la Spagna

- 1. la Cina d’Europa

Spagna, ex simbolo di corridas, siesta e sangría, ha iniziato 10 anni fa un percorso imprenditoriale straordinario, i cui riflessi sono ben visibili nel mercato cinematografico. 300% di aumento dei film prodotti dal 1990 al 2004, 500% di aumento in film co-prodotti, 250% di aumento nei valori di budget medi, son cifre che non hanno bisogno di ulteriori commenti. L’evoluzione del mercato cinematografico spagnolo deve molto ad un sistema di finanziamenti che, sebbene non raggiunga alti livelli di contributo nel singolo progetto, riesce a finanziare parzialmente quasi tutti i lungometraggi prodotti in questo paese.

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2. Il sistema di finanziamento

Attualmente il sistema di finanziamento pubblico alla produzione cinematografica si divide in due grandi blocchi:
1. finanziamenti specifici per progetti cinematografici
2. finanziamenti specifici per produttori cinematografici

1. I finanziamenti per progetti cinematografici si dividono in:

- Finanziamento generale all’ammortamento: concede il 15% del box office lordo dei primi 12 mesi, con un limite di 901.518€

- Finanziamento complementare all’ammortamento: concede il 33% dell’investimento del produttore (attenzione, nell’investimento del produttore si includono anche le prevendite e gli M.G.), sempre che il film raggiunga un box office minimo di 330.557€, con un limite di finanziamento di 600.000€. Il finanziamento puó raggiungere i 660.000€ se il film supera 390.000€ di box office. Nel caso in cui si tratti di opera prima o seconda, o sia girato in una delle lingue spagnole diverse dal castigliano (catalano, galego o vasco), il box office minimo richiesto per accedere al finanziamento si riduce sostanzialmente.

I suddetti finanziamenti sono automatici e complementari. Se il produttore decide di richiedere entrambi, il finanizamento totale non potrá superare i 900.000€ (si vocifera che l’anno prossimo questa somma arriverá a 1.000.000€), e questa somma non potrá superare il 75% dell’investimento del produttore, né il 50% del costo del film. D’altro canto, bisogna soffermarsi sul concetto di costo del film, in quanto il Ministero spagnolo riconosce nello stesso le spese di P&A. Ció denota un gran livello di conoscenza dell’industria e delle sue dinamiche da parte dei politici e burocrati spagnoli. Difatti, in questa maniera, aiutano i produttori a finanziare parte di queste spese che i distributori non sono piú disposti a sostenere.

- Finanziamento a progetto: finanziamento selettivo per film di basso budget, sperimentali o che siano opere prime/seconde. L’entitá dello stesso dipende dalla finanziaria (nel 2003 la media fu di 150.000€, ma con il cambio di governo la media é raddoppiata)

2. Finanziamenti per produttori cinematografici attivi:

- Finanziamento per la conservazione dei negativi: contributo per i produttori che si impegnino a conservare in territorio spagnolo il negativo originale del film (fino al 50% del costo dell’interpositivo o dell’internegativo)
- Contributo per la partecipazione in festival e mercati (sempre che i film siano selezionati per un festival internazionale di prima categoria)
- Contributo per spese finanziarie. Il finanziamento per l’ammortamento si riceve dopo un anno dall’uscita del film (minimo) e dopo l’auditing della stessa. Per questa ragione, i produttori che decidono di scontare il contratto attraverso il convegno ICO-ICAA, potranno godere di un contributo alle spese finanziarie per ridurre i costi del prestito.

A questi finanziamenti bisogna aggiungere un complesso ed utilissimo meccanismo di incentivi e deduzioni fiscali per i produttori cinematografici (creativi e finanziari)

3. Coprodurre con la Spagna

Se per la sua formidabile crescita economica la Spagna è la Cina d’Europa, per la sua posizione geografica e soprattutto le affinitá linguistiche e culturali è un ponte con l’America Latina. Molto prima della firma del Trattato Europeo di Coproduzione nel 1997, la Spagna aveva giá stretto trattati con la maggior parte dei paesi del Sud America. Oggi giorno la Spagna é un paese jolly per la maggior parte dei produttori mondiali. Sfortunatamente, il 500% d’aumento del numero di film coprodotti non è frutto di una specifica politica di stimolo delle coproduzioni internazionali. Difatti la legislazione europea, che equipara tutti i cittadini europei dinanzi alle istituzioni, abbandona le istituzioni nazionali in una palude di incongruenze ed i produttori spagnoli con una domanda: "A cosa servono le coproduzioni europee?"

Per chiarire questo dubbio ed altri, bisogna distinguere tra:

1. Coproduzioni con paesi che non appartengono all’UE o che non hanno sottoscritto un trattato di coproduzione con la Spagna.
Queste co-produzioni possono ottenere la nazionalitá spagnola e richiedere con pieno diritto i finanziamenti statali se rispondono ad alcuni di questi requisiti:
- Almeno il 75% del team tecnico/artistico sia spangolo o cittadino della UE (tra cui necessariamenti gli autori), che il film si giri in Spagna o nella Ue ed in una delle lingue ufficiali spagnole.
Tutto ció comporta che, per esempio, in Spagna si possano produrre film in co-produzione finanziaria con gli Stati Uniti (fino ad un 30%), senza che ci sia un trattato né una legislazione minima al rispetto.

2. Coproduzioni con paesi della UE o che hanno firmato un trattato di coproduzione con la Spagna:
Queste coproduzioni sono strettamente regolate dal Trattato Europeo o da trattati bilaterali, le cui condizioni principali per l’approvazione sono:
- Nelle coproduzioni bilaterali, il produttore minoritario non puó avere meno del 20% ed il maggioritario non piú dell’80% e si approvano solo coproduzioni con apportazione creativa reale (tranne qualche rarissima eccezione)
- Nelle coproduzioni multilaterali, per le quali vige il Trattato Europeo o Iberamericano, il minoritario non puó avere meno del 10% ed il maggioritario non piú del 70%. In questo caso si permettono coproduzioni finanziarie con un tetto massimo del 10%.

4. L'altra faccia della medaglia

Coprodurre con la Spagna puó convertirsi, in alcuni casi, in una corsa a ostacoli. Difatti, incluso nel caso di coproduzioni europee, possiamo scontrarci con situazioni assurde causate da incompatibilitá tra le direttive europee e le leggi nazionali. In questi casi, neanche la collaborazione dei funzionari ministeriali puó risolvere questo dilemma. Di seguito alcuni esempi e domande per i nostri legislatori e burocrati.

A: Sono un produttore europeo e vorrei coprodurre un film con la Spagna:
I trattati bilaterali con paesi della UE o, in mancanza degli stessi, il Trattato Europeo, stabiliscono che le co-produzioni bilaterali possono essere solo creative e devono rispettare lo schema 80%-20%. Su un altro fronte, secondo la legislazione europea vigente, i cittadini europei godono del principio di discriminazione positiva dinanzi alle istituzioni.

Domanda
Perché realizzare un’infinitá di richieste ufficiali, affrontare spese legali con il fine di ottenere la nazionalitá di entrambi i paesi, quando queste co-produzioni realizzate con un team 100% proveniente dalla UE dovrebbero aver automaticamente diritto alla doppia nazionalitá?

Queste produzioni dovrebbero essere considerate come una collaborazione tra aziende dello stesso spazio unico europeo. Purtroppo il riconoscimento della nazionalitá spagnola é lungo e deve ricevere l’autorizzazione di un comitato che impone condizioni strettissime. Ci troviamo dinanzi al gran dilemma della UE, nella quale tutti i cittadini dovrebbere essere uguali per le istituzioni, però la realtá é ben distinta.

B. Sono un produttore statunitense e voglio co-produrre con la Spagna, anche se in realtá la parte spagnola realizzerá un service.
In questo caso la legislazione spagnola é quasi piú permissiva che in caso di co-produzione europea. Difatti se la produzione si realizza in Spagna, con tecnici spagnoli e l’investimento non europeo non supera il 30% del budget, il film é spagnolo a tutti gli effetti ed accede con pieno diritto ai benefici di legge, senza l’obbligo di dover realizzare la difficile richiesta di co-produzione.

Domanda
Perché, come produttore spagnolo, non posso co-produrre con un paese europeo che apporta un 30% in regime di co-produzione finanziaria, mentre posso farlo con un paese al di fuori della UE o fuori dal Trattato di co-produzione Europeo?

L’Insider
Cadiamo in un baratro legale, a causa di diversi fattori:
- La concessione della nazionalitá spagnola per film in co-produzione europea dipende dall’accettazione della stessa da parte del paese minoritario
- La nazionalitá degli Usa non é vincolante né minimamente connessa con quella spagnola.
Dov’é finita l’Unione Europea, lo spazio unico e l’uguaglianza di diritti dinanzi alle istituzioni?

5. Consigli per coprodurre con la Spagna

- Verificare l’esistenza di un trattato di coproduzione (ed analizzarlo con attenzione)
- Rispettare strettamente le regole del trattato (non si puó negoziare con le istituzioni)
- Stipulare un contratto di coproduzione (possibilmente ad hoc e non clonato da altre produzioni) nel quale vengano stabilite clausole importanti per il ministero spagnolo, tra cui:
o Luogo di deposito del negativo
o Definizione della nazionalitá dei principali tecnici ed attori
o Percentuali di partecipazione

Importantissimo: preparare i documenti necessari per la richiesta di co-produzione spagnola, secondo indicazioni del produttore spagnolo, con largo anticipo. Anche se il ministero spagnolo concede cambi, é molto importante ricevere l’approvazione quanto prima per permettere al produttore spagnolo di richiedere i relativi finanziamenti.
Ed un consiglio: nel contratto di coproduzione non é conveniente stabilire un preventivo, meglio in un annex. Difatti il preventivo varierá durante la preproduzione del film. In questa maniera si puó cambiare l’annex senza dover rifirmare un nuovo contratto di coproduzione.

6. Una conclusione

Da anni si discute sulla maniera di sviluppare la cultura europea, però purtroppo, escludendo meravigliosi esempi come il programma MEDIA o Eurimages, i produttori europei si scontrano ancora con leggi nazionali che non aiutano il processo di integrazione. Le conquiste legislative di Bruxell non sono ancora state recepite dalle leggi nazionali. Forse é il momento di lavorare all’armonizzazione culturale della Ue, invece di continuare a dilatarla geograficamente.

 

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