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Rapporto industria: Finanziamenti

Costruire un business plan

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Costruire un business plan

- Nel 1990 Paco Rodriguez ha fondato la PPM Multimedia, dove da 10 anni in qualità di dirigente si occupa della distribuzione, della coproduzione, dei finanziamenti, producendo diverse serie animate. Inoltre è stato produttore esecutivo per Filmax Animation, realizzando lungometraggi quali El Cid: The Legend, P3K Pinocchio 3000, Gisaku, Nocturna, Donkey.xote, e The Hairy Tooth Fairy 1 & 2, ed è anche consulente nel settore della distribuzione.

Come si costruisce un business plan per un lungometraggio d’animazione?
Secondo me, la prima domanda che ogni produttore deve farsi all’inizio è: “che genere di film voglio fare?”. O meglio: “che genere di film potrei fare con questi limiti artistici, tecnici e, soprattutto, finanziari?”. Si si tratta di parecchi milioni di euro, bisogna rivolgersi per un certo periodo agli enti finanziatori, fornendo quindi alcune garanzie. È necessario insomma considerare tutti gli aspetti: “Questo ce l’abbiamo? Non ce I’abbiamo? Possiamo recuperarlo?” etc…

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Soprattutto però bisogna definire il genere che si vuole fare. È una pellicola molto sperimentale con un budget bassissimo, oppure è commerciale, oppure è destinato a diventare un successo ispirato alle produzioni americane? Ci sono infatti numerosi film che potrebbero rientrare in questa definizione, come Planet 51, Arthur e il popolo dei Minimei e Valiant - Piccioni da combattimento, che sono riusciti ad avvicinarsi ai blockbuster d’oltreoceano.

Una volta deciso il genere, questo costituirà la cornice in cui inserire il progetto, il budget e i finanziamenti. Nelle fasi successive anche la questione dello sfruttamento economico del progetto o il business plan avranno poi la loro influenza.

Un’altra decisione da valutare quando si pensa a realizzare un lungometraggio è quale strategia si vuole seguire. Si vuole ridurre il rischio al minimo oppure avere utili e attività? Un conto è condividere il film con altri coproduttori, e così diminuire la propria parte di ricavi, che non sarà più il 100% ma magari il 20%, il 30%, un’altro è decidere di non dividere la propria quota per avere più diritti possibili e creare, appunto, utili e attività.

Le strade sono quindi sostanzialmente due: o appunto la coproduzione, o le prevendite, ma entrambe hanno i loro pro e i loro contro.

Quali sono?
Con la coproduzione, si riduce il problema del ritorno economico perché il proprio contributo sarà inferiore, ma controllare l’andamento del lavoro sarà molto più complicato, poiché bisognerà dividerlo tra due o tre strutture, con tutte le insofferenze reciproche e i diversi modi di operare.

Con le prevendite invece si può finanziare il film in autonomia integrando i fondi con le prevendite, e possederlo così al 100%. Le prevendite però da una parte danno credibilità e dall’altra presentano una certa dose di rischio. Tutti i contratti firmati infatti entrano in vigore alla consegna della pellicola. Nel frattempo è possibile usare il credito acquisito per scontare il debito con la banca, ma comunque rimane un margine di incertezza perché un distributore che ha comprato il film può avere cambiato idea o non pagare, e si perderebbe perciò una parte dei fondi basati su questi contratti.

Si può anche produrre più di un film e presentarsi sul mercato con degli investitori, oppure realizzare una pellicola supportata anche da sovvenzioni e contributi offerti dal proprio paese oppure da altri. Una volta ottenuti, il piano di finanziamento e il modello di business possono essere basati proprio su di questi.

Per completare il finanziamento si può anche chiedere detrazioni fiscali, in particolare quelle previste per la ricerca e lo sviluppo.

Bisogna pensare a tutto questo quando si definisce una strategia e la direzione in cui si vuole andare, perché sarà questa a determinare la scala del progetto, oltre al modello di business e al business plan, e se questo film incasserà o no dopo la fase di produzione.

Quali sono i passi più importanti nel finanziamento di un progetto?
Dipende dal progetto stesso, soprattutto dalla dimensione e il livello di budget a cui si vuole arrivare. Si può scegliere di fare un film nazionale o regionale, oppure diffonderlo a livello europeo o mondiale.

Tutto è legato alla propria ambizione, all’importanza della società e al tipo di mercato a cui si vuole accedere. Per esempio, c’è gente che fa film solo per quello dei DVD…

Allo stesso modo si potrebbero realizzare un film d’animazione per la televisione, che non esca nelle sale, oppure dare la propria preferenza alle nuove tecnologie, decidere di finanziarsi tramite contributi e donazioni da Internet, poi produrlo e chiunque abbia offerto qualcosa avrebbe la possibilità di vederlo o di avere una sorta di compensazione. Dipende anche dal proprio target di pubblico.

È importante però rendersi conto che ogni decisione presa in fase di sviluppo avrà un effetto –diretto o indiretto– sul film dal punto di vista artistico e finanziario, oltre che sul suo sfruttamento economico. Tutto ciò infatti è alla base della definizione dei processi, dei costi di produzione, della promozione, delle vendite anticipate, quindi delle prevendite, perché queste ultime dipendono proprio dal budget.

In più sorgeranno man mano altri problemi durante la fase di sviluppo, come la distribuzione nei cinema, il marketing, le vendite internazionali, e bisognerà discuterne con persone che hanno conoscenze specifiche ed esperienza nell’organizzare le prime, o con persone che lavorano nelle vendite a livello internazionale, o che si occuperanno del DVD. Perciò ci si deve assicurare che il progetto preveda tutti questi aspetti, e inoltre è molto importante avere dei riscontri prima di andare avanti.

A quanto ammonta il budget medio per un film europeo?
In Europa il budget può andare da un milione a quindici milioni di euro. Se si è tra uno e due milioni, è facile finanziarlo con il sistema di sovvenzioni che c’è nel Vecchio Continente, ma la pellicola non si reggerà in piedi. Non verrà distribuita fuori dalla regione, non avrà molte possibilità nemmeno a livello nazionale e quasi nessuna a livello internazionale, non ci saranno prevendite, e difficilmente la si vedrà in televisione o su DVD, perché uscire con un DVD è il risultato di un successo al botteghino. È fattibile, ma difficile.

Con un budget da tre a sei milioni ci si può orientare invece per una produzione 2D, probabilmente si otterrano sovvenzioni e si potranno effettuare prevendite, ma bisognerà coprodurlo almeno con altri due soci europei, di conseguenza le risorse non saranno sufficienti per affrontare questo tipo di progetto.

Se si hanno tra i sei e i dieci milioni si può realizzare una produzione in 3D, ma ci vorranno tre partner europei. Più il budget aumenta, maggiore sarà il numero di soci necessari, soprattutto da paesi importanti come l’Italia, la Francia, la Germania, il Regno Unito e la Spagna. Ciò significa che più il budget aumenta e più partner si hanno, più viene ipotecato lo sfruttamento economico del film –anche se questo avviene solo in parte–, di conseguenza i propri introiti diminuiranno perchè di fatto verranno ceduti in cambio di finanziamenti.

Tra i dieci e i quindici milioni di euro è difficile trovare finanziamenti restando in Europa, infatti ci si rivolge sempre più all’Asia, all’India e alla Cina, in modo da trovare delle alternative. Certo, ci saranno prevendite con un prezzo piuttosto alto in modo da compensare un budget importante. D’altra parte però saranno necessari altri soci, e se non saranno coproduttori saranno investitori, che così andranno a ridurre ulteriormente la propria quota. Inoltre, per quanto riguarda il recupero dell’investimento, ci si troverà in una posizione molto debole, perché verrà data precedenza agli investitori e agli altri partner.

Ciò significa che il primo euro che arriva da un cinema, da una vendita ad una rete televisiva o da un DVD andrà all’investitore che ha reso disponibili i fondi. Viene definita infatti una scala gerarchica, in cui vengono inseriti tutti, fino all’ultimo arrivato. E spesso si finisce in coda, anche se si è quelli che hanno dato vita al progetto.

Invece con i film attorno ai quindici milioni di euro, diventa difficile ammortizzarne il costo e ricavarne un profitto. Non impossibile, ma difficile.

Se poi supera i quindici milioni, il progetto risulta poco fattibile o comunque poco redditizio. Oppure, in questo caso ci dovrebbe essere un partner americano, ma un budget da quindici milioni di euro non è abbastanza credibile per un progetto europeo che si rivolge agli studi di produzione d’oltreoceano, perciò nessuno prenderà in considerazione la proposta. Bisogna avere un plafond da cinquanta, sessanta, settanta milioni solo perché ti guardino in faccia.

Negli Stati Uniti poi bisognerebbe fare un casting per doppiatori, che inizierebbero a lavorare non appena comincia la produzione, perché nell’animazione prima si registrano le voci e poi si passa alle immagini.

Qual è il pubblico dei lungometraggi animati?
Al momento è formato da famiglie e bambini tra i sei e i dieci anni e tra i nove e i dodici. Di conseguenza, per la questione del business plan come del piano di sfruttamento economico del film bisogna tenere in mente anche quanto costerà il film al botteghino e, soprattutto, come deciderà di proporlo l’esercente.

Qua in Spagna, e forse anche in altri paesi, alcuni film destinati ai piccoli tra i sei e i nove anni costituiscono metà delle trasmissioni giornaliere. Se si hanno le famiglie come target, c’è una maggiore probabilità di rimanere sullo schermo fino alle dieci di sera.

Anche il tipo di pubblico a cui ci si rivolge quindi è importante. Negli ultimi anni abbiamo notato che i film d’animazione per adulti sono piuttosto pochi e, salvo alcune eccezioni, non sono molto redditizi.

Ricordiamoci inoltre che il budget, passando di mano in mano insieme al business plan, andrà a crescere sempre di più. Innanzi tutto, la prima stima dei costi fondata sulla sceneggiatura cambierà in base ai suggerimenti dell’investitore o dei soci finanziari. Il copione verrà rivisto, ci saranno alcune modifiche, e tutto questo si ripercuoterà sul preventivo. Perciò, se si coinvolgono soci finanziari nella coproduzione o anche solo nell’investimento, il plafond salirà, e sarà doveroso aggiustare il piano di finanziamento a questa dilatazione dei costi.

In più bisogna tenere in conto una certa percentuale per le spese generali, una per quelle impreviste… e soprattutto i costi della garanzia di conclusione del progetto. Se si scende in campo con un budget di otto, dieci, quindici milioni di euro, questa garanzia verrà sicuramente richiesta, e, a seconda dei termini specifici dell’accordo, costerà il 3-4% del budget di produzione. Un budget da due milioni non richiederà la garanzia, ma non bisogna dimenticarsene se il plafond si alza.

Quando viene steso il piano di marketing e sfruttamento economico dei diritti del film?
Durante la fase di sviluppo ci sarà già un budget di produzione, un piano di finanziamento, e si cercheranno dei soci. Basandosi sul piano di finanziamento, già da questo momento si deve pensare al piano di marketing e di sfruttamento economico dei diritti e si deve già iniziare a parlarne con i distributori. Ci sarà una bozza, ma bisognerà incontrarsi per determinare se, in un paese come per esempio la Spagna, quello sarà un film da quaranta copie, da ottanta, da trecento o da seicento copie, e quali di questi range è il più adatto. Se è un film da due milioni e ottanta copie, allora si potranno spendere 300 mila euro in pubblicità, oppure se è un film da quindici milioni, si dovrà spenderne almeno due fin in promozione dall’inizio.

Il modello di business poi progredirà a seconda della “confezione” che verrà data al film. Non è nulla di complicato, si tratta semplicemente dello sceneggiatore, del regista, del compositore, del cast e dei doppiatori. Bisognerà descrivere con precisione tutti gli elementi per promuovere bene il progetto e attirare nuovi soci. Più attraente è la “confezione”, più il progetto lo sarà anche per loro, e più possibilità ci saranno di trovare una coproduzione o finanziamenti.

Tutto questo influisce sul business plan, e renderà il progetto pù prestigioso e più o meno credibile. Lavorare con un regista già autore di tre campioni di incassi dà prestigio. Lavorare invece con un regista nuovo suscita semplicemente delle aspettative, ma non dà fiducia. Lo stesso succede con gli sceneggiatori e, soprattutto, con i doppiatori. Di conseguenza, se ci si vuole limitare al mercato nazionale, si cercheranno le voci tramite casting.

Il problema con i casting per doppiatori però è che alla conferenza stampa per l’uscita del film i personaggi animati non attirano abbastanza i giornalisti. Questi vogliono vedere attori in carne e ossa, e quindi si è in parte obbligati a scritturare due o tre attori famosi.

Come si misura il potenziale di un film?
Se si sta facendo un film indipendente, saranno necessarie alcune ricerche per avere previsioni di incassi al botteghino. In altre parole, bisognerà fare un confronto con altri film indipendenti degli anni precendenti, e vedere quanto hanno guadagnato nei cinema e con il mercato dei DVD, quante copie sono state stampate etc... per capire appunto qual è il potenziale di quel lungometraggio e adattare così il progetto.

Non sarebbe infatti realistico scrivere nel piano di sfruttamento economico dei diritti che il film venderà tre milioni di biglietti, cioè che incasserà circa dieci milioni, perché finora nessuna pellicola spagnola ne ha venduti più di 700 mila.

Ma un budget più ampio, e, di conseguenza, maggiori spese di promozione e distribuzione non significano per forza maggiori guadagni e successo. Non è però una regola che vale sempre.

In ogni caso la redditività dei film di animazione europei purtroppo non sta nel cinema, dove invece dovrebbe essere. Bisogna trovare altre fonti di guadagno che non siano le sale di proiezione.

Cosa caratterizza i piani di finanziamento europei?
La maggior parte è costruita attorno ai sussidi e agli introiti disponibili. In sostanza, non si progetta un film in base alla storia che si vuole raccontare, ma in base ai fondi che si spera di ottenere.

Quando un film dovrebbe essere realizzato?
Una delle reazioni dei distributori che operano con i film di animazione europei è fare di tutto per evitare le uscite americane, cioè non competere con queste. La realtà è che ci sono più elementi in gioco, perché non si può controllare la concorrenza, oppure si può anche starle lontano, ma quel giorno potrebbe esserci la partita di pallone, potrebbe piovere etc...

Credo che il momento migliore per uscire con un film sia verso Natale: tutti escono a divertirsi e ogni giorno i ricavi sono assicurati. In Spagna le date giuste per l’animazione sonostanzialmente tre: Pasqua, l’inizio dell’estate e Natale. Alla Filmax, Nocturna è uscito l’11 ottobre 2007, ed è stato un flop totale perché uscire l’11 ottobre era un suicidio. Potrebbero non esserci concorrenti, ma non si possono fare soldi in quella data e, anche se si potesse, ci sarebbero fuori pure le produzioni d’oltreoceano.

Inoltre il genere di film determina pure il genere di uscita. Si può decidere di strozzare il mercato, ma la distribuzione può essere anche massiccia (dalle quattrocento alle seicento copie), o standard (tra le sessanta e le ottanta copie, oppure tra le centoventi e le centottanta, che non è poco per un film spagnolo). Il modello di business, oltre a come finanziare il film con sovvezioni, finanziamenti, investimenti, mostra quanto si può spendere per le copie e per la pubblicità, nonché il livello e la provenienza degli incassi.

Ma il modello di business per le produzioni cinematografiche prevede una ridistribuzione equa dei profitti?
In realtà no. Dopo tutti gli sforzi fatti dal produttore per realizzare il film, finanziarlo e portarlo sullo schermo, l’ammontare medio che ne ricava va dal 12 al 20% da tutte le forme di sfruttamento economico attuate.

Come stanno cambiando le finestre di sfruttamento?
La questione delle finestre di sfruttamento sta cambiando soprattutto a causa della pirateria. L’idea è quella di fare soldi nella maggior parte delle finestre e il prima possibile. Anche che la classica forma di sfruttamento sta cambiando e si sta diffondendo in un nuovo modello di business in cui comincia a crescere e a fare una timida comparsa la distribuzione online.

Ci sono altre piattaforme e altri canali, e altri utili di mercato, visto che stanno nascendo nuovi canali di sfruttamento, per esempio i videogiochi, come succede negli Stati Uniti. Quale film americano non ha un videogioco? Un altro valore aggiunto viene dato dal cinema stereoscopico, un modo ancora diverso di incrementare i ricavi al botteghino.

Quando bisogna cominciare ad occuparsi delle prevendite?
Non bisogna cominciare finché non si ha almeno l’80% dei finanziamenti in tasca e non è iniziata almeno la fase di pre-produzione, perché la società rischia di vendere anticipatamente quando magari il film poi non viene realizzato, oppure viene terminato anni dopo, e oltre tutto si dà una cattiva impressione nei confronti del mercato.

E poi non tutti se lo possono permettere. L’azienda deve avere una storia di risultati positivi alle spalle per farlo.

Qual è la tabella di marcia di un film d’animazione?
Il primo anno viene dedicato alla fase di sviluppo, al marketing rivolto ai finanziatori e a testare il mercato. Dopo un anno si capisce se il film sarà ben accolto o no. Spesso i produttori finiscono per fare film per testardaggine, oppure perché sono spinti a farlo, oppure perché hanno già speso 150 mila euro e non possono permettersi di dire addio ad una cifra simile, perciò devono andare avanti. Spesso però è meglio dire addio ai 150 mila euro e non fare il film invece di continuare e perdere ancora altri milioni.

Quali film si prestano al merchandising?
Non c’è merchandising finché non viene decisa la data di uscita o il numero di copie da immettere sul mercato, o ancora non viene definito un budget per il marketing. Ma un film da venti copie che uscirà a marzo certo non si presta.

 

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