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Rapporto industria: Digitale

La sfida del digitale e i contenuti alternativi

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La sfida del digitale e i contenuti alternativi

- Sono stata descritta come una pioniera, ma lo sono diventata soltanto in una fase avanzata della mia carriera. Infatti, avevo alle spalle 20 anni di esperienza nella gestione commerciale di società di comunicazione (ho fatto parte del Consiglio di Amministrazione di Express Newspapers, gruppo editoriale nazionale del Regno Unito, sono quindi diventata direttore commerciale di Scottish Media Group) quando sono stata nominata Direttore Generale di Pearl & Dean, famosa agenzia britannica di pubblicità cinematografica. Questo accadeva nel 2001, quindi proprio all'inizio del processo di transizione alla tecnologia digitale nel Regno Unito. 
Praticamente da subito mi sono resa conto delle sfide che mi attendevano: Warner Village Cinemas aveva infatti chiesto a Pearl & Dean di consegnare tutti gli elementi dei film e dei "pre-show" nel nuovo formato digitale, come "prototipo" - e il tutto con un preavviso di soltanto quattro settimane. 
Siamo riusciti a raggiungere l'obiettivo grazie alla collaborazione di tutti i soggetti coinvolti. Questo non soltanto mi ha aperto uno squarcio sull'esaltante futuro del cinema digitale che sarebbe diventato realtà soltanto un decennio più tardi, ma mi ha anche mostrato l'importanza della cooperazione all'interno dell'industria del cinema, a tutti i livelli. 
Avevo sempre amato il cinema, dai blockbusters ai film d'essai e tutto quel che sta in mezzo. 
Studi universitari in francese e tedesco mi davano il vantaggio di capire un po' meglio anche il mercato europeo. 
Ed in cinque anni a Pearl & Dean questo mio bagaglio mi ha portato ad essere Vice Presidente non soltanto della CAA, l'associazione britannica della pubblicità cinematografica, ma anche dell'organizzazione pubblicitaria attiva a livello mondiale SAWA. 
Il fatto di aver creato buoni rapporti con i clienti del settore dell'esercizio, con i fornitori di contenuti e con i distributori, non soltanto a livello nazionale ma in molti altri paesi, mi ha aiutato ad acquisire la fiducia necessaria per buttarmi ed avviare una mia attività, con l'intento di sviluppare la nuova "nicchia" della programmazione di contenuti alternativi che stava allora nascendo. 
Amo i contenuti e amo lavorare assieme ai loro creatori, quindi potevo già vedere il potenziale che il digitale offriva agli esercenti per diversificare la loro programmazione e fare delle sale dei veri e propri centri di intrattenimento e luoghi di aggregazione sociale per un ampio spettro di persone e gruppi di spettatori con interessi specifici. Così è nata More2Screen.
Il viaggio dalla sua creazione nel 2006 fino ad oggi è stato per me emozionante sia personalmente sia professionalmente. Dovendo mappare un territorio completamente inesplorato, infatti, dovevamo inventare dei processi in corso d'opera - sempre in stretta collaborazione con i nostri partner industriali. Il risultato è fatto di momenti davvero gratificanti, ma anche di alcuni molto difficili. 
Vedere il piacere con cui il pubblico con interessi culturali, dalla Cornovaglia a Cracovia, assiste a spettacoli di grande qualità dal Covent Garden, dalla Scala o dal teatro Mariinsky di San Pietroburgo è stato davvero esaltante ed appagante. I momenti in cui il segnale satellitare spariva o le attrezzature per i sottotitoli si surriscaldavano o si rompevano lo sono stati molto meno. Ma a piccoli passi...
Il settore dei contenuti alternativi rappresenta quasi il 3% degli incassi globali e sono convinta che questa crescita sia soltanto l'inizio della fase di sviluppo della nuova programmazione digitale. Avere preso parte a questa prima fase (ok, essere stata una pioniera) è stato un vero privilegio.
Secondo IHS Screen Digest, More2Screen è da due anni (il 2011 e il 2012) il principale fornitore di eventi al cinema nel Regno Unito e sono molto orgogliosa dei risultati del mio team. 
Credo davvero, tuttavia, che questo sia stato soltanto l'inizio e non vedo l'ora di assistere agli straordinari sviluppi che i prossimi cinque anni potranno portare con sé.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)
 

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