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Rapporto industria: Digitale

Beaune 2005 - Incontri
Digitale: la grande sfida

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Beaune 2005 - Incontri - Digitale: la grande sfida

- Il 22 ottobre scorso, in occasione della 15/a edizione degli Incontri di Beaune organizzati dall'ARP, un dibattito sulla "transizione dall'universo analogico all'era digitale" ha permesso di fare il punto su un soggetto che pone molte domande in seno all'industria del cinema. Perché l'impatto di questa mutazione tecnologica toccherà trasversalmente la settima arte, dal set alla post-produzione, passando dalla diffusione nelle sale, alla televisione, al dvd, ai telefoni e a internet. Due anni dopo una conferenza sul futuro tecnico dell'esercizio (leggi il dossier: Apprivoiser le dragon numérique), agli Incontri di Beaune è stata approfondita la riflessione in un contesto che è cambiato notevolmente rispetto al 2003. Come ha sottolineato Michel Gomez, delegato generale dell'ARP, "dalle regole di proiezione alla pirateria, si tratta di problemi di natura mondiale, ma anche di un allargamento del raggio del campo di attività con un cambiamento completo che riguarda tutta la filiera cinematografica. Questa rivoluzione tecnologica non è semplice, perché è uno sconvolgimento che implica nuove relazioni tra i diversi agenti del cinema (tra i quali delle figure nuove) e nuovi comportamenti. Bisogna valutare le conseguenze sulla reazione e la diffusione".

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Oggi è già domani

La generalizzazione delle telecamere digitali HD e 2K per le riprese, lo sviluppo dello standard "Digital Intermédiate" in post-produzione, le sale con proiettori digitali, il successo del Video on demand e lo sviluppo della televisione sul cellulare: queste le novità all'orizzonte nel 2006 sulle quali ha voluto riflettere l'Arp. Per il 2010 si prevedono novità ancora più spettacolari: registrazione diretta delle immagini su server presenti dai post-produttori o in laboratori, nuova generazione di telecamere digitali che permettono di re-inquadrare l'immagine in post-produzione senza perdita di qualità, diffusione in rilevo 3D nelle sale digitali, server che bloccano l'uscita dei film, sviluppo della produzione di film alternativi dedicati unicamente a una diffusione DVD HD e su cellulari dalla potenza decuplicata....Quanto agli scenari del 2015 e del 2020 secondo l'ARP con Stephan Faudeux, (presidente del club HD e direttore dello sviluppo della società Avance Rapide), superano l'intelletto di oggi: uscita simultanea su 150 000 schermi, postproduzione in tempo reale con monopolio di un unico laboratorio nel mondo, lettori multimediali usa e getta, scomparsa dei formati DVD HD e supremazia del video on demand, proiezione olografica...

Definire una strategia

Queste anticipazioni, che fanno sognare e al tempo stesso rabbrividire l'industria, hanno provocato la reazione di Véronique Cayla, direttrice generale del Centre National de la Cinématographie (CNC). Secondo Cayla, "le prospettive di smaterializzazione dei supporti e di simultaneità della diffusione costituiscono uno scenario inquietante, con la scomparsa della cronologia dei media e la concorrenza di tutti i supporti di diffusione. Sul piano economico e culturale è una regressione rispetto alla possibilità della diversità dei contenuti (500 film differenti visibili a Parigi per esempio) e dei contenitori". Preservare una cronologia dei media per assicurare le opere e l'accesso alle opere, assicurare la trasparenza dei mercati e degli incassi, mantenendo al tempo stesso una politica culturale del cinema: questi sono i tre grandi obiettivi del Cnc nella sfida al digitale.

I progressi tecnologici

Jean-Luc Moullet, vicepresidente software & technology solutions del gruppo Thomson (la cui filiale americana Technicolor Digital Cinema ha appena siglato un accordo con sette studios hollywoodiani per 5000 sale con un sistema di proiezione digitale da qui a tre, quattro anni) ha abbozzato un quadro attuale del passaggio al digitale, senza nasconderne gli inconvenienti. In effetti, al livello delle riprese, cresce la complessità perché le possibilità offerte dal digitale generano un flusso di immagini più difficile da gestire in post-produzione. Sul piano della memoria culturale, inoltre, nessuna soluzione tecnica è stata trovata oggi per l'archiviazione di oltre un centinaio d'anni. Infine, tutto ciò che di positivo apporta il digitale in termini di facilità di creazione favorisce al tempo stesso la pirateria. Quanto all'esercizio, lo specialista di Thomson ha sottolineato che le raccomandazioni fatte in luglio dal DCI, che riunisce le sette major americane, definiscono ora le condizioni e le modalità del progetto digitale del DSM (Digital Source Master) fino alla diffusione in sala, con tra le altre la norma JPEG 2000 per la compressione delle immagini, il formato MXF-Interop e almeno la tecnologia 2K per i proiettori. Ha anche elencato le diverse tappe di una distribuzione digitale sicura dei film nelle sale: compressione di tutti i file originali usciti dalla post-produzione, raggruppamento di questi file e crittografia, invio attraverso diversi canali, come il satellite ad esempio, sugli hard disk delle sale, decodifica nelle sale che avranno delle password specifiche, senza scordare dei "tatuaggi" (informazioni nascoste, come ad esempio la data della proiezione). Secondo Jean-Luc Moullet, ci sono tre tipi di timori in questa fase: la paura dello schermo nero, cioè che non parta la proiezione, la questione della sicurezza delle password di decodifica e soprattutto le difficoltà economiche per gli esercenti e i distributori.

Il nodo dei finanziamenti

Di fronte alla prospettiva di un forte costo delle attrezzature per la proiezione in digitale, cui si aggiunge un'eventuale e con tutta probabilità veloce evoluzione di questi materiali, senza scordare le spese di manutenzione, Jean Labbé, presidente della FNCF (Fédération nationale des cinémas français) e Patrick Brouiller che guida l'AFCAE (Association française des cinémas d'Art & Essai) hanno lanciato l'allarme: cosa diventerà la diversità dell'offerta di film in un contesto già molto concorrenziale? E qual è l'avvenire di alcuni distributori che potrebbero trovarsi a ricoprire il ruolo di semplici "diffusori di cassette"? Anche il regista Claude Miller ha manifestato la stessa inquietudine: "Come saranno diffusi certi film quando si potrà disporre della proiezione in digitale solamente attraverso una concentrazione industriale?". Su scala europea, l'esperienza di Europa Cinemas, che sostiene il finanziamento delle sale per equipaggiarle con gli strumenti per la proiezione digitale, ha mostrato alcuni limiti, come ha spiegato Claude-Eric Poiroux: al momento solamente una decina di sale sono equipaggiate, un aiuto sarebbe il benvenuto. Inoltre, l'esempio di Utopolis Luxembourg, che ha tre schermi digitali, mostra i limiti attuali dei distributori, poiché un solo film europeo è stato proposto per una proiezione digitale.
Tanti i messaggi ricevuti da Véronique Cayla, la quale ha insistito sul fatto che "le sale d'essai e i multiplex non corrispondono necessariamente allo stesso modello economico. Ora la diffusione digitale toccherà le sale e il nostro obiettivo è di preservare la loro diversità, quella diversità delle sale che permette di preservare la diversità dell'offerta". Un discorso seguito dall'azione, poiché il 15 novembre il CNC ha promosso uno studio dello sviluppo della proiezione digitale. L'obiettivo? Definire dei modelli di finanziamento per equipaggiare le sale e per la digitalizzazione dei film, mantenendo allo stesso tempo delle misure per preservare la specificità del parco sale e per migliorare la diversità dell'offerta dei film in Francia. Il prossimo appuntamento è fissato ad aprile del 2006 con le conclusioni dello studio e con la risposta francese a questa rivoluzione digitale, una rivoluzione che il cinema europeo deve fare sua e accompagnarla per evitare di restarne sommerso.

 

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