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Rapporto industria: Politica europea

Il pacchetto Telecom - Quale direzione si seguirà?

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Il pacchetto Telecom - Quale direzione si seguirà?

- Il 20 novembre il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea ha approvato all’unanimità la riforma del "pacchetto Telecom". Questo insieme di strumenti giuridici determinerà da ora in avanti la base per la regolamentazione delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica in Europa. La revisione del "pacchetto Telecom" in corso dal 2005 e la sua adozione, avvenuta la settimana prima, rappresenta una tappa importante tra l’adattamento della legislazione europea del settore audiovisivo agli sviluppi tecnologici e strutturali che trasformano le industrie interessate a grandissima velocità.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

L’ultimo rapporto IRIS plus dell’Osservatorio dell’audiovisivo di Strasburgo: Regolamentazione delle comunicazioni: tra infrastruttura e contenuto esamina le riforme del pacchetto Telecom – che hanno reso possibile la sua adozione – come anche i parametri attuali e futuri in seno all’industria delle telecomunicazioni, riguardanti la revisione della legislazione, che possono ora essere convertite in diritto nazionale.

L’autore dell’articolo di fondo, Sebastian Schweda, dell’Istituto del Diritto Europeo dei Media di Sarrebrucken, inizia il suo rapporto esaminando la riforma proposta e le sue conseguenze in merito all’accesso alla diffusione. Iniziando da una rapida occhiata alle riforme relative alla gestione delle frequenze radioelettriche, Sebastian Schweda insiste sul coordinamento sempre più crescita delle politiche a livello europeo al fine di accrescere la cooperazione tra gli Stati membri. Pensa anche che le riforme consolidino la difesa dei valori sociali e culturali della radiodiffusione che devono quindi riflettersi nella politica di gestione delle radiofrequenze. Il rapporto affronta poi la questione della crescente interoperabilità di reti e servizi (come quelli proposti via IPTV o esclusivamente Internet), questione veramente importante del progetto di riforma.
Le nuove disposizioni permettono anche di chiarificare la garanzia di investimenti per gli operatori delle infrastrutture che investono in nuove tecnologie per l’alta velocità per la pubblicità commerciale. Ad esempio, in virtù di queste nuove norme, la piattaforma IPTV di una impresa a integrazione verticale non può essere la sola del gruppo a proporre servizi per le infrastrutture ad alta velocità malgrado ciò fornitori ufficiali possono sperare, per contropartita, del sostegno di una parte di rischio legata all’investimento.

Il rapporto esamina poi le condizioni d'accesso alla ricezione, sapendo che l’accesso alle informazioni trasmesse da reti e servizi di comunicazione elettronica protetto dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa. Per la prima volta, le riforme mirano a fornire una definizione di neutralità della rete di comunicazione: in altre parole uguaglianza di condizioni secondo cui una rete trasmette il suo contenuto all’utente finale, senza tener conto della natura del contenuto. Questa parte di riforma è stata elaborata nel totale interesse del consumatore, così come le nuove disposizioni relative alle restrizioni d’accesso. Per la prima volta, vengono imposte delle esigenze minime in materia di qualità di servizi agli operatori di reti pubbliche.
L’autore sottolinea come questa disposizione miri ad evitare che gli operatori riducano deliberatamente la qualità di determinati servizi, ad esempio rallentando il trasferimento di dati, col fine di ostacolare l’utilizzo di determinate applicazioni. Sebastian Schweda afferma che tali ostacoli vengono solitamente giustificati dall'insufficiente larghezza di banda o dall’aumento di spese di trasferimento di grande volume di dati. Non è cosa rara che dietro una supposta restrizione (puramente) tecnica si celino interessi tangibili in materia di concorrenza.

L’autore conclude il rapporto sottolineando che l’impatto della riforma del pacchetto Telecom dipenderà fondamentalmente dal modo con cui i diversi Stati membri trasporranno e, ovviamente, applicheranno le nuove disposizioni nel diritto nazionale. Tuttavia, continua Sebastian Schweda, sarebbe importante che le industrie dell’audiovisivo non smettessero di vigilare sugli sviluppi futuri della legislazione inerente al dominio delle comunicazioni elettroniche, poiché ci si dovrà aspettare grandi dibattiti su chi beneficerà del "dividendo numerico" anziché della "frattura numerica". Infatti, le conseguenze saranno di importanza capitale per le industrie audiovisive.

Quest’ultimo rapporto dell’IRIS plus comprende anche une parte di cronaca che presenta degli articoli che hanno un rapporto contestuale molto forte con l’ articolo di fondo qui menzionato. I quattro primi rapporti affrontano diverse risposte nazionali dopo che la Commissione europea è tornata a raccomandarsi che venga sostenuta una regolamentazione ex ante i servizi di radiodiffusione destinati a distribuire contenuti agli utenti finali. Gli altri articoli fanno il punto sugli ultimi sviluppi della giurisprudenza inerente agli obblighi di distribuzione (must-carry) imposti dall’articolo 31 della Direttiva sul Servizio universale. Gli ultimi articoli danno un riassunto della procedura d’adozione della legge Hadopi, come anche delle questioni sollevate dalla risposta francese al download illegale per l’adozione finale del Pacchetto Telecom.

Nella parte finale della pubblicazione, la sezione pratica ZOOM fornisce una lista precisa di indirizzi Internet di diverse autorità nazionali con incaricate di regolamentare la strada delle comunicazioni. Una tabella ricapitolativa presenta i collegamenti diretti ai testi attuali che formano la base giuridica di ogni autorità così come le principali leggi regolamentanti la diffusione del contenuto audiovisivo di ogni paese.

Leggi la pubblicazione in versione pdf inglese o pdf francese .

 

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