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Rapporto industria: Politica europea

Azione preparatoria sulla cultura nelle relazioni esterne dell'UE

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Azione preparatoria sulla cultura nelle relazioni esterne dell'UE

- Dopo che il Parlamento europeo ha deciso di sviluppare una strategia sulla cultura nelle relazioni esterne dell'Unione, un consorzio appositamente designato sotto la guida del Goethe-Institut ha avviato un'azione preliminare.

L'azione è iniziata con una mappatura dei progetti, delle risorse e delle strategie esistenti, a seguito della quale si è tenuta una grande consultazione con stakeholders provenienti dagli Stati dell'Unione Europea e da altri paesi; prima dell'invio del rapporto alla Commissione Europea e della sua pubblicazione, che si stima avverrà alla fine di aprile, il 7 e l'8 aprile si è tenuta a Bruxelles una conferenza di chiusura per trarre conclusioni e raccomandazioni.

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Quali sono state le principali scoperte dell'azione preparatoria? Prima di tutto, che l'Unione Europea ha un enorme potenziale nelle relazioni culturali e che i paesi terzi sono generalmente molto interessati ad interagire culturalmente con l'UE.

Nonostante ciò, l'Europa non dispone ancora di una strategia per le sue relazioni culturali.

Dal momento che molto viene ancora realizzato a livello di singoli Stati membri (specialmente attraverso gli istituti di cultura), il suggerimento è di fare in modo che essi lavorino con l'UE e la società civile in maniera complementare; questo raggruppamento di esperienze è particolarmente importante in un momento di tagli alla spesa, perché aiuta a prevenire duplicazioni.

Un certo numero di progetti pilota, che uniscono la cultura con altri aspetti delle relazioni esterne come lo sviluppo, l'economia, le trasformazioni sociali e la risoluzione dei conflitti devono essere lanciati allo scopo di fornire una spinta a questa strategia, forse dotandoli di finanziamenti adeguati (sarà quindi molto importante testare l'impatto del programma per la revisione del bilancio del 2016).

L'assoluto bisogno di una radicale semplificazione è stato rimarcato svariate volte durante la conferenza conclusiva. Sfortunatamente, come sottolinea Sana Tamzini, presidente della FACT (Forum delle Associazioni Culturali in Tunisia), il carico amministrativo è ancora notevole e c'è una totale mancanza di reciprocità. "I paesi terzi hanno bisogno dell'Europa per formarsi e strutturarsi", aggiunge, "ma possono anche dare molto all'Europa in termini di creatività e idee". Ciò richiede una strategia realmente reciproca.

"Le relazioni dell'Europa con i paesi terzi rimangono ad oggi molto unilaterali", ha detto Oussama Rifahi, direttore esecutivo dell'AFAC  (Fondo Arabo per l'Arte e per la Cultura), e la forte volontà di incrementare la cooperazione spesso va a sbattere contro la mancanza di fondi". Rifahi ha anche sottolineato che, piuttosto di aggiungere un nuovo strato istituzionale, l'UE dovrebbe sviluppare i progetti già esistenti che hanno avuto risultati concreti.

Abbastanza singolarmente però, nessuno dei partecipanti alla conferenza ha menzionato uno dei già esistenti programmi per la cooperazione culturale, come l'Euromed Heritage.

Un altro punto debole è stata l'assenza di un rappresentante della Direzione Generale per la Cooperazione e lo Sviluppo presso la Commissione, reso ancora più impressionante dal fatto che i partecipanti alla conferenza erano giunti da tutto il mondo per parteciparvi.

La maggioranza dei partecipanti alla conferenza concordavano sul fatto che non c'è una singola strategia applicabile a tutti e che piuttosto i modelli devono essere modulati caso per caso. La priorità dovrebbe essere data ai progetti più piccoli, che sono calibrati meglio sulle specificità locali.

Durante la conferenza sono stati fatti alcuni interessanti suggerimenti, come ad esempio la proposta di rendere più flessibile la politica dei visti per aiutare la circolazione degli autori o la fondazione di un forum di consulenza culturale che lavori assieme al Servizio europeo per l'azione esterna: nonostante ciò, in conclusione l'azione preparatoria non è però sembrata molto innovativa e nessuna nuova prospettiva concreta è stata menzionata, confermato lo stereotipo di un'Unione Europea bloccata dal suo fardello burocratico ed analitico.

 Tradotto da Ilaria Martina Bolotta 

 

 

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