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Dossier: Documentario

Interview de Susanna Lotz, mentore e coordinatrice del "Web Lab"

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Interview de Susanna Lotz, mentore e coordinatrice del "Web Lab"

- Dopo il successo della prima edizione di "i_doc workshop", il laboratorio di cultura visiva della scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) e il Festival internazionale del film Visions du réel, e più precisamente il suo Doc Outlook-International Market (DOCM), hanno deciso di rinnovare l'appuntamento.

Il concetto del web documentario si capisce attraverso un'associazione di elementi eterogenei (video, suono, grafismo, testo, immagine e foto) che riescono a creare un insieme dinamico e omogeneo che mette lo spettatore al cuore della storia.

Cineuropa ha incontrato Susanna Lotz, coordinatrice del Web Lab, che ci spiega che la selezione di quest'anno, varia, eterogenea e complementaria allo stesso tempo, si basa soprattutto sulla volontà di promuovere la diversità culturale europea.

Ci può parlare brevemente di “i_doc workshop” così come l’avete concepito quest’anno?

i_doc workshop ha questi due componenti fondamentali, da un lato c’é il workshop vero e proprio dove ogni progetto viene analizzato, discusso, elaborato; dall’altro ci sono i “case studies” dunque un approcio pratico a progetti finiti, di successo, che ci sono piaciuti e che abbiamo quindi deciso di presentare. Siamo molto contenti della selezione di quest’anno (dei progetti selezionati per il workshop/web Lab), é molto diversa, eterogenea e complementare allo stesso tempo. La nostra intenzione é proprio quella di promuovere la diversità culturale europea.

Come si situa il documentario interattivo all’interno del panorama cinematografico europeo?

La situazione é piuttosto difficile, al momento in Europa ci sono forse una decina di progetti importanti che poi circolano, vengono discussi in vari posti: dalle scuole di cinema ai festival veri e propri come” Doc Leipzig”, che con il suo “Dok Net Lab” sta facendo un lavoro molto simile a quello che proponiamo noi qui a Visions du réel. Per quanto riguarda invece la produzione, questa si basa su siti specifici, sulle televisioni che sostengono questo genere di progetti. Perché i documentari interattivi si basano soprattutto su diffusori pubblici che sono, in Europa: ARTE, e quasi ancora di più ARTE France. Nel mondo poi c’é l’ONF, canadese, con i suoi due siti: quello anglofono e quello francofono. Bisogna ancora citare l’ “Idfa Doc Lab” che é un festival del documentario che si svolge ad Amsterdam. Hanno un sito bellissimo e molto interessante dove si possono ritovare tutti i progetti. Il documentario interattivo é proprio un genere in divenire.

Come sono percepiti i documentari interattivi rispetto soprattutto al documentario classico? Si riscontrano delle resistenze oppure sono piuttosto visti come una possibile evoluzione futura?

Penso che sia un pò ambiguo e non é neanche una questione di generazioni come si potrebbe pensare. Se parliamo di diffusori, cioé dei canali televisivi pubblici, questi spingono questo genere di progetti. Sempre più spesso viene chiesto di presentare, oltre al documentario lineare vero e proprio, anche un contenuto d’accompagnamento per il web (che non é il documentario interattivo). I canali televisivi capiscono che si tratta di nuovi modi di comunicare, nuove narrazione, un nuovo modo di filmare e di diffondere contenuti. Perché poi di cosa si tratta? Si tratta di contenuti diversi  che vengono diffusi su piattaforme diverse per un pubblico diverso.

Ci sono  poi i produttori e i registi. La loro adesione dipende più o meno dal loro grado di conoscenza. Penso che più sono informati, più sono contenti e a favore. Ci sono momenti, casi e contenuti che richiedono una diffusione multi platform ed altri che invece non la necessitano.

Quello che é chiaro é che sono progetti diversi, complessi...ma non complicati (!). Ed é questa coplessità a fare, a volte, paura ad un produttore.

Concretamente, quali sono le possibilità, per un produttore che intende approfondire la sua conoscenza sui documentari interattivi?

Quello di formare i produttori é proprio uno dei lavori che facciamo ad ARTE. E importante spiegare loro come si sviluppa un documentario interattivo. Perché naturalemente ci sono narrazioni diverse, sintassi diverse, ci sono casi diversi, ci sono progetti participativi che possono anche comprendere una piattaforma di discussione, ci sono progetti che sono delinearizzati dall’inizio. I produttori alla fine sono persone abituate all’immagine dunque riescono facilmente ed in poco tempo ad identificare questo nuovo genere di prodotti. Le nostre sono quindi normalmente delle formazioni brevi, di due mesi.

Molte case di produzione si dotano di una persona responsabile del web (il senso lato), in questo caso il nostro interlocutore non é più il produttore ma questa persona che diventa una sorta di traduttore, di tramite. Ci sono anche agenzie molto brave specializzate nel web come UPIAN per esempio che ha fatto, fra gli altri, Gaza Sderot, Prison Valley, e recentemente 24 ora a Gerusalemme.

Una domanda a proposito del ruolo dell’autore all’interno dei documentari interattivi. Come si esprime rispetto ad un documentario lineare?

E vero, é un problema. Nel senso, che é un problema legale, bisogna stipulare bene i contratti. Ci sono casi dove il ruolo dell’autore é riconoscibile, chiaro, é lui che gestisce il progetto, che chiede l’aiuto di persone che lavorano per lui ecc. Ci sono invece progetti più complessi dove la struttura di base é molto più orizzontale e dove ci sono più autori, dove per esempio il suono o l’architettura della storia hanno un ruolo preponderante. Ci sono mestieri diversi che possono richiamare il ruolo d’autore. Chiaramente la struttura é più complessa rispetto al semplice film lineare.

 

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