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Rapporto industria: Documentario

Gregorio Paonessa • Produttore, Vivofilm, Roma

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- Gregorio, dalle modalità dell’autoproduzione che ritroviamo in USO IMPROPRIO al documentario indipendente con piano finanziario più o meno coperto al prodotto su commissione: come si sviluppa la parabola produttiva di Vivofilm?
Vivofilm nasce da una passione che data indietro nel tempo e da esperienze nell’editoria di saggi. La spinta definitiva all’impresa è arrivata 5 anni fa dall’incontro con alcuni documentaristi. All’inizio le scelte produttive erano dettate solo dalla passione, con conseguenti difficoltà di accesso ai finanziamenti. Lo start-up si è basato necessariamente sull’autofinanziamento, parziale o totale. Oggi operiamo a partire da un’indagine di mercato. Abbiamo sviluppato delle “antenne” capaci di valutarlo, che ci guidano nella scelta del progetto che possa attrarre finanziamenti. Possiamo investire nello sviluppo, ma avviamo la produzione solo con piano finanziario definito. Non ci assumiamo ulteriori rischi. Accade anche che ci propongano progetti già sviluppati e noi quantifichiamo i costi produttivi.

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Ci sono schemi o fonti di finanziamento consolidati a cui ricorrete?
No. Ogni progetto si costruisce ripartendo da zero. Non ci sono riferimenti di garanzia. Lavora a proprio vantaggio aver fatto buoni lavori, aver un buon biglietto da visita. La nostra linea si basa su due elementi costanti: scegliamo solo autori riconosciuti, giovani o meno (Comolli, Vicari, Salani, etc); e ci distinguiamo nettamente dall’inchiesta televisiva, cioè facciamo cinema, raccontiamo storie, senza tesi. Questa specifica qualità ci dà credito. Abbiamo lavorato con emittenti televisive come RAI, Mediaset e History Channel, con istituzioni quali l’Istituto Luce e l’INA. Su commissione della FIAT. In coproduzioni straniere. Anche in coproduzione con gli autori, che entrano in quota. Importanti i finanziamenti pubblici: dalla Provincia Autonoma di Trento, alla Regione Veneto, ad alcune Filmcommission, sino al Ministero. Le formule variano molto, ogni produzione è un caso virtuoso in cui si innestano finanziamenti di varia natura. Certo un pre-acquisto televisivo in Italia non può bastare per produrre un documentario di qualità.

Insomma un produttore italiano può vivere di soli documentari! Com’è l’accesso al mercato europeo?
Produrre documentari è una grande sfida! Una fatica improba, ma non impossibile. Bisogna crederci molto e avere collaboratori straordinari. Andare oltre i confini italiani per noi è sia una necessità che una vocazione. Certo non sempre si trovano storie universali. Ma è da sfatare l’immagine della cenerentola italiana nel mercato internazionale.

 

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