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Rapporto industria: Documentario

Jacques Bidou • Produttore, JBA Production, Parigi, Francia

- Qual è la situazione attuale in merito ai film documentari in Europa?
Il settore del documentario in Europa è molto vitale, ma allo stesso tempo varia da un paese all’altro. Ad esempio, mentre la Gran Bretagna ha perso la propria posizione dominante, gli altri paesi dell’Europa del Sud stanno emergendo in maniera chiara. Infatti, in Spagna si registra una nuova ondata di documentari.

Come vengono finanziati i film documentari in Europa?
I film documentari vengono finanziati principalmente dalle emittenti pubbliche e da investimenti pubblici. Il mercato è ancora dominato dalle produzioni nazionali dal momento che i distributori preferiscono i programmi prodotti nei propri paesi.
Per i paesi più piccoli la cui lingua non è così comune risulta più complicato esportare le proprie produzioni. Comunque, dal momento che fanno uso di sottotitoli, è più semplice per loro importare una grossa quantità di film.
Le nazioni più grandi, abituate al doppiaggio dei propri film, sono autonome. E’ estremamente raro per la Gran Bretagna e per gli Stati Uniti importare film che non sono stati girati in lingua inglese.

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Per le aziende il problema principale sta nel fatto che le sovvenzioni pubbliche non possono superare il 50% del totale del costo di produzione. Questa situazione varia da paese a paese. Alcune nazioni dell’Europa dell’Ovest, come Belgio o Finlandia, sono molto dinamiche e le loro case di produzione sono obbligate a cercare finanziamenti all’estero. Le nazioni più grandi, invece, possono contare su un pubblico attivo che segue i film documentari: senza denaro pubblico non ci sarebbero documentari.

Il problema è che l’investimento pubblico è contrario agli obblighi della co-produzione secondo i quali i finanziamenti dovrebbero essere utilizzati nel paese che li ha erogati. Questa regola porta con sé delle conseguenze sfortunate. Ad esempio, molto sostegno è disponibile per la post-produzione ma è impossibile effettuare simultaneamente la post-produzione di un film in diversi paesi. Con l’aiuto delle nove tecnologie i produttori devono trovare un nuovo modo di produrre e tagliare I costi riducendo, per esempio, il numero delle giornate di ripresa.

Qual è il ruolo del canale Franco-Tedesco Arte?
Arte gioca un ruolo chiave nella strutturazione del settore, più in termini di impatto piuttosto che di audience. Per 15 anni, Arte insieme ad altre emittenti televisive (come Channel 4, France Télévisions e la televisione pubblica finlandese) ha rilanciato il genere.

Come si è evoluto il mercato del film documentario da quando è stato lanciato il canale Arte?
Dal 1987 al 1997 il settore del documentario è stato un settore del film artistico. I documentari erano creati da registi e prodotti da produttori indipendenti con il sostegno finanziario delle emittenti televisive. Per un lungo periodo, rispetto al settore della fiction, i documentari non vennero minacciati dalle produzioni indipendenti americane.

Oggi il mercato si è sviluppato in maniera considerevole attorno a tematiche specifiche quali l’avventura, la scoperta e la fauna selvatica. Questo genere è dominato dalle produzioni Americane ed Inglesi. Produzioni standardizzate e di grande qualità. Sono proprio queste produzioni, che competono con documentari originali e creativi, ad attrarre investimenti privati.

Quali sono le più recenti evoluzioni del mercato?
Abbiamo assistito alla nascita di una nuova tendenza nel Sud dell’Europa. Al Nord la tendenza è più indirizzata verso la produzione di programmi focalizzati su fatti d’attualità piuttosto che sui documentari. Questa situazione si sta rapidamente evolvendo e sarebbe pertanto difficile fornire una visione completa della scena dei documentari e anticipare le tendenze future. Il mercato sarà probabilmente ristrutturato del tutto con la produzione digitale e la distribuzione.

La maggioranza delle produzioni viene da aziende indipendenti, spesso molto piccole (dalle 2 alle 5 persone). E’ un mercato “paziente” dal momento che è troppo difficile fare soldi con i film documentari. Notoriamente il mercato dipende da supporti finanziari, ma seppur fragile, è ancora un settore solido. E’ importante costruire un catalogo consistente – ciò costituisce un sostanziale ritorno sugli investimenti, in particolare nel paese in cui è prodotto.

Quali difficoltà incontrerà il settore nei prossimi anni?
Innanzitutto il genere diventerà eccessivamente formattato e rigido. Questa è una conseguenza dei progressive cambiamenti in atto nelle emittenti televisive pubbliche durante gli anni ’80. Esistevano intervalli di tempo per i documentari, con una serie di formati: 26 minuti (per mezz’ora) e 52 minuti (per un’ora). Oggi questi spazi per il cinema documentario non esistono più. Nonostante ciò, i registi dei documentari europei hanno adottato una strategia efficiente creando versioni differenti dello stesso programma per diversi pubblici e diversi distributori.

Dal 1985 al 1995 il regista era il vero fulcro del documentario. Poteva presentare la sua idea ai distributori ed essere finanziato. Con l’avvento dell’epoca delle fasce orarie a metà degli anni ’90 gli editori divennero i veri Decision Maker. Essi sono responsabili degli spazi televisivi e sanno cosa è buono per il pubblico. Nell’intento di personalizzare il mercato, il distributore si riferisce a concetti molto semplici: donne romantiche ultrasessantenni, giovani, donne single.

Sotto tale pressione, I registi di documentari semplificarono il genere e produssero riviste, rapporti che sono meno costosi e più facilmente accessibili alla maggior parte del pubblico. I distributori hanno la tendenza a riprodurre modelli che hanno dato risultati positivi in passato.

Possiamo prendere come esempio i film prodotti in Gran Bretagna negli ultimi 15 anni. Strutturalmente si nota un cambiamento importante: una riduzione nel numero di fasce orarie e di piani di bilancio. Le linee guida editoriali di queste emittenti sono completamente cambiate. Il numero di opportunità per i documentari indipendenti (su politica, attualità) si è ridotto.

La risposta a questa difficile situazione in termini di co-produzione con la Gran Bretagna è lo sviluppo di reti e alleanze. Sarebbe necessario realizzare una produzione in un paese con un partner locale. E’ altrettanto importante condurre una ricerca e comprendere la programmazione degli espositori.

Quali sono i programmi più interessanti per la televisione?
Quando ci si avvicina ad un distributore è più importante avere un punto di vista originale. Nell’Europa dell’Est c’è una lunga tradizione di cinema e documentari. E’ fondamentale essere consapevoli del fatto che questa tradizione non sarà rovinata dalle co-produzioni. Quando si cercano co-produzioni con un paese dell’Ovest sarà importante difendere questo punto di vista.

Qual è il budget medio per un documentario?
Il budget è in media tra €75,000-1,000,000. Questo dipende in gran parte dal soggetto e dalla sua destinazione (cinema o televisione). E’ possibile fare un buon film con €100,000. Se si usano gli archivi allora i costi aumentano. E’ importante per un produttore trovare il giusto equilibrio per il progetto in paesi e in situazioni diverse.

A che punto e con quali documenti un produttore si può avvicinare ad un distributore?
Sempre più spesso il produttore deve finanziarsi da sé lo sviluppo del suo progetto. Deve ricercare i fondi, effettuare ricerche, bozze di testi, trovare dei partners. Solo quando il progetto è sufficientemente sviluppato e solido diventa possibile cercare distributori e partner. La cosa migliore è presentare progetti ben sviluppati.

E’ anche importante poi avere una compagnia di distribuzione responsabile di seguire la distribuzione del documentario o del film all’estero. E lo sforzo sarebbe troppo per un produttore, attento al tempo, che volesse seguire il suo progetto sino alla fine. E’ necessario scegliere con attenzione l’azienda di distribuzione ed intrattenere legami stretti con la stessa.

Traduzione italiana Viviana Picchiarelli

 

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