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Recensione: Pingpong

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Ritratto di famiglia al vetriolo

di 

- Variazioni sottili e crudeli sotto la fine superficie delle apparenze sociali: il promettente esordio di un giovane regista tedesco

Recensione: Pingpong

Atmosfera insidiosa e corrosiva sotto un sole estivo con Pingpong [+leggi anche:
trailer
film focus
intervista: Matthias Luthardt
intervista: Sebastian Urzendowsky
scheda film
]
, opera prima del tedesco Matthias Luthardt, rivelazione della Settimana della Critica dell’ultimo festival di Cannes. Ambientato in una villa isolata in mezzo al bosco, il film riunisce cinque personaggi nello stesso luogo per una settimana: un padre senza carattere, una moglie autoritaria, il loro figlio che si sta preparando a un’audizione di pianoforte, il nipote che compare senza preavviso per qualche giorno di vacanza e il cane Schumann, in un ruolo a tutto tondo. Nel giardino, un tavolo da ping-pong e una piscina sono il decor essenziale utilizzato dal regista per offrire le sue piccole variazioni sul tema di una famiglia problematica.

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Nel ruolo di disturbo e di catalizzatore dei cambiamenti c’è il nipote Paul (Sebastian Urzendowky) che arriva portandosi con sé tutto il peso del suicidio del padre, la sua video-console e il suo comportamento istintivo. Dopo la partenza dello zio per un viaggio d’affari, sedurrà sua zia e assisterà all’esplosione delle frustrazioni di suo cugino, sulla strada dell’alcolismo per sopportare la pressione legata agli studi di piano voluti fortemente dalla madre. Una volta messa in uso la piscina, tornato lo zio ed eliminato il pianoforte, il ragazzo si vendicherà della sua amante che lo ignora sacrificando l’elemento da lui preferito nella casa: il cane Schumann. Una storia (co-firmata dal regista e da Meike Hauck) che crea un’atmoesfera di aggressività latente e in cui emergono le ferite degli uni e degli altri, svelate da una cinepresa sobria e molto vicina ai personaggi. Un lavoro di regia che ottiene il massimo da elementi semplici e dai rari eventi. Una scienza dell’osservazione a distanza e un minimalismo che hanno portato diversi esperti ad accostare il trentaquattrenne cineasta alla Scuola di Berlino (Christian Petzoldt, Angela Schanelec, Valeska Griesebach...), una filiazione da cui Matthias Luthardt prende tuttavia le distanze (leggi l’intervista).

Prodotto dai berlinesi di Junifilm col supporto in coproduzione dell'Accademia del cinema e della televisione Konrad Wolf di Potsdam-Babelsberg (Hochschule fuer Film & Fernsehen "Konrad Wolf"), del MDR (Mitteldeutscher RundFunk) e di Koppmedia, Pingpong, venduto all’estero da Media Luna Entertainment, ha già esercitato un forte richiamo presso i selezionatori dei festival. Vincitore a Cannes del premio SACD e di quello della critica giovane, e candidato agli European Film Awards 2006 nella categoria Scoperte, il film è stato presentato a Montreal, Copenhagen, Varsavia, Kiev, Pusan e Tallin, mentre Matthias Luthardt è stato scelto tra i dodici giovani cineasti europei del "New Cinema Network" organizzato alla Festa del Cinema di Roma. Una conferma della rinascita del cinema tedesco di qualità e un debutto elegante per questo regista da seguire molto attentamente.

(Tradotto dal francese)

photogallery

titolo internazionale: Pingpong
titolo originale: Pingpong
paese: Germania
rivenditore estero: Media Luna New Films
anno: 2006
regia: Matthias Luthardt
sceneggiatura: Meike Hauck, Matthias Luthardt
cast: Sebastian Urzendowsky, Marion Mitterhammer, Clemens Berg, Falk Rockstroh

premi/partecipazioni principali

Cannes 2006Settimana della Critica (partecipazione)
Premio SACD (ex-aequo), Premio OFAJ dei piccoli critici
Karlovy Vary 2007 Premio della Televisione ceca - Indipendent Camera
cinando

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