Scegli la lingua en | es | fr | it

Recensione: Applause

email print share on facebook share on twitter share on google+

La vita è un caos, sul palco e fuori

di 

- Una celebre attrice danese tenta di mettere ordine nella sua vita privata. Un film di debutto vincitore del Label Europa Cinemas e del premio per la migliore attrice a Karlovy Vary

Recensione: Applause

Film dallo stile impeccabile e ispirato a Dogma, Applause [+leggi anche:
trailer
film focus
intervista: Martin Pieter Zandvliet
scheda film
]
del danese Martin Pieter Zandvliet racconta in modo raffinato la storia di una persona perfetta sotto i riflettori, ma la cui vita privata è un disastro.

La storia di questa attrice è costruita sulle performance dell'interprete (talvolta regista) che la impersona, la danese Paprika Steen, che è presente in tutto il film e dà prova di un'interpretazione virtuosa senza un pizzico di vanità. Il film, che spesso la mostra in primo piano senza trucco o con un trucco sfatto, non ne fa una dea glamour ma la rappresenta come la persona imperfetta che è dietro la celebre icona.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Quando si prepara in camerino, aiutata da un'assistente adolescente, si lamenta di avere una "pelle da cani" e dichiara che le piacerebbe poter fare a cambio con la sua assistente per un giorno. Ma la sua pelle, così come la sua vita, porta i segni di tutto ciò che ha vissuto.

Questa eroina, di nome Thea, è infatti un'attrice quarantenne divorziata da sei mesi ed ex alcolizzata che interpreta in teatro la Martha di Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee. Nel corso del film, Zandvliet mostra alcuni estratti della sua interpretazione (estratti girati in teatro, dove Steen ha veramente recitato in questa pièce), quindi ci sono diverse somiglianze tra i due personaggi. Ma Zandvliet non insiste su questo e mostra Thea sul palcoscenico solo per sottolineare che si tratta di una grande attrice.

La sua vita privata non è granché già da tempo, e Thea fatica ad avere una conversazione normale con chicchessia, perché alle sue angosce e fobie si aggiunge il suo desiderio di avere ciò che le manca da mesi, in particolare i suoi due figli, William (Otto Leonardo Steen Rieks, che è il vero figlio di Steen) e Matthias (Noel Koch-Sofeldt).

Thea ha cattivi rapporti con il suo ex marito Christian (Michael Falch), il quale sarebbe disposto ad andare d'accordo con lei per il bene dei figli, mentre lei si sforza di diventare amica della nuova compagna di lui, Majken (Sara-Marie Maltha), una psicologa calma e ponderata, praticamente il suo opposto. Tuttavia, il suo modo di fare, così come il ragionamento che vi è dietro, sono del tutto sbagliati.

Zandvliet, che ha anche scritto la sceneggiatura di questo film (pensando proprio a Steen), trova un perfetto equilibrio tra apatia e umanità, e fa di Thea una persona poco amabile ma molto umana e riconoscente di carattere. I brevi momenti di felicità che condivide con i figli la mostrano capace di affetto e in grado di essere una buona madre, almeno ogni tanto, il che porta lo spettatore ad augurarle di vivere più momenti di questo genere.

Sebbene il film non segua Dogma alla lettera (è molto elegantemente accompagnato da arrangiamenti per piano e strumenti a corda), le sue riprese a spalla (come testimoniano la loro grana, la loro chiarezza e il loro aspetto leggermente sovraesposto) riconducono fermamente il film a questa tradizione, così come la semplice presenza di Steen, che si è fatta conoscere recitando in alcuni film di Dogma, tra cui Open Hearts [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
di Susanne Bier.

(Tradotto dall'inglese)

photogallery

cinando

Follow us on

facebook twitter rss

ArteKino

Newsletter

Les Arcs call
Unwanted_Square_Cineuropa_01