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Recensione: A room in Rome

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Passione tra quattro mura

di 

- Medem gira il suo film più leggero ed epidermico narrando l'incontro tra due donne in un hotel italiano, durante una notte magica che cambia il corso della loro vita

Recensione: A room in Rome

Julio Medem è un regista estremo: con i suoi film non c'è una via di mezzo, o si amano alla follia o si odiano profondamente. Il suo stile (in cui il confine fra l'onirico e il reale è sempre labile), la sua regia lirica e alcuni raffinati simbolismi gli sono valsi successi come Lucía y el sexo [+leggi anche:
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, ma anche clamorosi insuccessi, per lo più di critica, come il suo lavoro precedente, Caótica Ana. Tra questi due, però, il regista cinquantunenne, originario di San Sebastian ed ex studente di medicina, ha firmato titoli molto interessanti, alcuni dei quali controversi, come Vacas, La ardilla roja, Los amantes del Círculo Polar e La pelota vasca, la piel contra la piedra, sua incursione nel documentario politico.

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, pellicola di quasi due milioni di euro, prodotta da Morena Films e dallo stesso Medem, nasce dall'incarico ricevuto di riadattare la pellicola cilena del 2005 En la cama, diretta da Matiás Bize, vincitrice di diversi premi e di gran successo in molti paesi. Medem confessa di aver ripreso solo lo spunto principale di quel film – due persone, che si conoscono appena, passano una notte insieme in una camera d'albergo - e di averlo trasportato nel suo mondo.

La prima cosa che colpisce dell'adattamento di Medem è il fatto che trasforma la coppia eterosessuale originale in una coppia lesbica: le due ragazze, Alba (Elena Anaya, che già interpretò un ruolo ad alto tasso erotico in Lucía y el sexo), una spagnola dichiaratamente gay che vive nel suo paese con una donna (Naiwa Nimri, vista anche lei in Lucía y el sexo e in Los amantes del Círculo Polar) e ha due figli, e Natasha (Natasha Yarovenko, attrice ucraina che ha partecipato a varie serie tv e film in Spagna), una russa che sta per sposarsi con un professore.

La Città Eterna fa da scenografia a questo incontro casuale. Quella in cui la primavera cede il passo all'estate, la più corta dell'anno, è la notte che le due donne vivranno fino all'alba per mettere a nudo non solo i loro bei corpi, ma anche i loro spiriti assopiti in una vita che in fondo entrambe vorrebbero stravolgere. E tutto ciò nel corso di poche ore e all'interno di un'accogliente stanza d'albergo. La camera da letto, il balcone e il bagno sono lo sfondo su cui faranno l'amore, bisticceranno e si confesseranno i segreti più reconditi e le fantasie più nascoste. Solo il receptionist dell'hotel (l'italiano Enrico Lo Verso) sarà testimone e, a volte, complice di questo amore frettoloso.

In un'atmosfera calda, Julio Medem riesce a trasmettere tutti i gradi che vanno dalla conoscenza alla passione, passando per la diffidenza, il sospetto e la sincerità. Non importa che i personaggi centrali siano due donne, ogni spettatore – di ciascun sesso - potrà identificarsi con il loro aggrapparsi a questa ancora di salvezza che rappresenta il rivelarsi a uno sconosciuto in un luogo pieno di magia, cultura e storia. Con alcune licenze drammatiche un po' eccessive e certe ripetizioni visive e sonore (Living strangers, canzone di Russian Red, si sente fin troppo volte nel corso del film), il lungometraggio si muove, come tutto il cinema di Julio Medem, tra il sublime e il pretenzioso, raggiungendo momenti di grande sensibilità che contrastano con altri più risibili. Ma questo è il rischio che corre un regista che continua a scommettere sul suo particolare modo di vedere e di reinterpretare il mondo e il cinema, e al quale il 13mo Festival del Cinema Spagnolo di Malaga dedica una meritata retrospettiva, che culminerà nella proiezione in prima mondiale di Room in Rome durante il gala di chiusura.

(Tradotto dallo spagnolo)

photogallery

titolo internazionale: Room in Rome
titolo originale: Habitación en Roma
paese: Spagna
rivenditore estero: Wild Bunch
anno: 2010
regia: Julio Medem
sceneggiatura: Julio Medem
cast: Elena Anaya, Natasha Yarovenko, Enrico Lo Verso, Najwa Nimri
cinando

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