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Recensione: Mammuth

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Depardieu: felicità, e nient'altro

di 

- Una boccata d'aria fresca e di umorismo stravagante per il nuovo film del duo francese Benoit Delépine-Gustave de Kervern, presentato in competizione a Berlino, con un Gérard Depardieu in piena forma

Recensione: Mammuth

Presentato in competizione al festival di Berlino, Mammuth [+leggi anche:
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, a detta loro fortemente influenzati dalla visione di Aki Kaurismaki), è arrivato come una boccata d'aria fresca, accolto da risate generali.

Mammuth, scritto per Gérard Depardieu, vede il grande attore accantonare la sua solita irruenza per incarnare con finezza e generosità un personaggio di "orso" grande e gentile, e con la criniera da vichingo, che va in pensione. Dapprima si annoia, poi si trova costretto, per rimpolpare il suo sussidio, a salire sulla sua vecchia moto (una Mammuth, cui deve il soprannome) per andare a recuperare le buste paga di tutti i lavori occasionali che ha svolto nel corso della sua vita (da buttafuori a salumiere, passando per becchino).

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Il tono dell'inizio del film, idealmente servito da una Yolande Moreau indescrivibile, come sempre, nel ruolo della moglie che porta i pantaloni dinanzi a quel "babbeo" del marito, è quello della commedia stravagante. Ciò che fa ridere fino alle lacrime non è un umorismo palese e grossolanamente farsesco: gli autori puntano piuttosto su quel genere di situazioni assurde capaci di scatenare risate folli.

Tuttavia, nel corso del racconto (scandito da intermezzi esilaranti e superbi), mano a mano che Mammuth viaggia attraverso la Francia, ripercorrendo il suo passato, questo film girato principalmente in Super-16 invertibile si tinge di una certa nostalgia, resa poetica dalla presenza di Isabelle Adjani nei panni del fantasma del primo amore del protagonista. L'incontro con una terza donna, sua nipote Miss Ming (interpretata dall'omonima poetessa), una sorta di Postino Cheval al femminile che vive isolata e vede il mondo attraverso uno sguardo tenero e poetico, avrà su di lui un effetto liberatorio: Mammuth capirà che non deve far altro che "essere".

Mammuth trae la sua infinita tenerezza e la sua gioia dal suo particolare protagonista: come ha spiegato Depardieu ai giornalisti, oltre a ispirarsi alla vita semplice, umile di suo padre, si è lui stesso identificato molto con il personaggio, la cui vita e i risultati raggiunti sono alle sue spalle e non gli resta altro che essere e amare. L'opera, generosa, riesce in qualche modo a far sì che si rida tenendo una mano sul cuore, un'acrobazia cinematografica che riflette anche lo sguardo giocoso dei suoi autori, oltre alla loro bravura.

In effetti, l'altra scommessa qui brillantemente vinta è che nonostante (o in aggiunta a) l'impatto fortemente comico del film, Delépine e Kervern ci regalano una vera e propria opera "artistica" (come ha sottolineato Depardieu in una conferenza stampa particolarmente allegra e divertente, che ha fatto un gran bene a tutta la platea), un'opera che ha un sapore dadaista, perfettamente ben strutturata nella sua bizzarria fresca e liberatoria.

(Tradotto dal francese)

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