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Recensione: Honey

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Mio padre, un eroe gentile

di 

- Dopo Egg e Milk, il regista turco Semih Kaplanoglu chiude la trilogia Yusuf con l'infanzia del suo personaggio poeta. Un film raffinato, Orso d'Oro a Berlino 2010

Recensione: Honey

In una competizione in cui nessun titolo aveva trovato grande consenso, e arrivato un ottimo film che ha strappato più di una lacrima agli spettatori del festival di Berlino: la coproduzione tedesco-turca Honey [+leggi anche:
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dell'apprezzato regista Semih Kaplanoglu. Terzo capitolo della trilogia Yusuf, il film conclude un percorso a ritroso cominciato con Egg [+leggi anche:
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, tornando all'infanzia del suo personaggio di futuro poeta in una foresta maestosa da cui emerge la vulnerabilità degli uomini, paesaggi cui la fotografia di Baris Özbicer rende immensamente onore, in particolare per il suo magnifico lavoro sui giochi di luce (la scena in cui il piccolo protagonista cerca di afferrare il riflesso della Luna in un solco dell'acqua è puro genio).

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Di fatto, in termini di ritmo, la calma la fa da protagonista. In questo film che fa a meno della musica per farci ascoltare gli scricchiolii del legno, la campanella che il piccolo Yusuf ha sempre con sé, l'orologio che segna il tempo, tutto ciò che alcuni chiamerebbero lentezza è pura delicatezza. Durante l'apprendistato, al fianco del padre Yakup (Erdal Besikçioglu), dell'adorabile piccolo protagonista (interpretato da un bambino formidabile presente in quasi tutte le scene, per la gioia del pubblico che non si stanca mai dei suoi sguardi ora timidi, ora curiosi, spesso pieni di ammirazione e di amore per il padre), lo spettatore impara a sua volta a osservare la bellezza e la ricchezza di una natura armoniosa (il motivo dell'ape, chiave per Einstein di tutta la vita sulla Terra, non è una scelta casuale) di cui Yakup l'apicoltore sa, come un equilibrista sui rami centenari, raccogliere il succo e la dolcezza infinita. Kaplanoglu definisce il proprio stile "realismo spirituale". In effetti, in Honey le più piccole cose diventano simboliche, pregne di significato, di modo che il film, lungi dall'essere lento e lungo, pullula di vita dall'inizio alla fine.

La bellezza generosa della natura che Yusuf impara a maneggiare, a nominare nonostante la sua balbuzie (una manifestazione della sua timidezza che scompare in presenza del padre) e, in qualche modo, a leggere (come a scuola, dove fa tanti sforzi per ottenere un buon voto leggendo le favole), si ritrova anche nei gesti. La tenerezza di Yakup per il suo timido bambino si traduce in conversazioni sussurrate dolcemente, piccoli regali lasciati discretamente vicino al letto e la dedizione complice con cui il padre beve il bicchiere di latte che la madre cerca tutti i giorni di far bere a un Yusuf reticente.

Nella seconda parte del film, il bicchiere di latte posato sulla tavola resta pieno, marcando l'assenza del padre. Yusuf e sua madre (interpretata da una Tülin Özen, scialba all'inizio, che torna in primo piano proprio in seguito a questa scomparsa) vivono in silenzio, come per risparmiarsi l'un l'altro, essendo svanito tutto l'universo rappresentato da Yakup. A scuola, l'ultimo buon voto assegnato dal compassionevole maestro va ad ornare il collo del piccolo come un segno di lutto. Solo, con un dolore diverso da quello degli adulti, è contro il tronco di un grande albero che il bambino andrà ad appoggiare la sua testa.

Si spera che Honey, prodotto dal regista in coproduzione con Johannes Rexin e Bettina Brokemper (Producer on the Move 2006) per la società tedesca Heimatfilm, possa toccare quanti più spettatori possibili.

(Tradotto dal francese)

photogallery

titolo internazionale: Honey
titolo originale: Bal
paese: Turchia, Germania
rivenditore estero: The Match Factory
anno: 2010
regia: Semih Kaplanoğlu
sceneggiatura: Orçun Köksal, Semih Kaplanoğlu
cast: Bora Altas, Erdal Besikçioglu, Tülin Özen, Alev Uçarer, Ayse Altay, Ozkan Akcay

premi/partecipazioni principali

Berlinale 2010 Orso d'Oro per il Miglior Film
Premio Giuria Ecumenica
cinando

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