Scegli la lingua en | es | fr | it

Recensione: Cime tempestose

email print share on facebook share on twitter share on google+

Quando la natura prende il sopravvento sulla storia.

di 

- Ostracismo di classe, amore e ribellione. Il classico di Emily Brontë rivisitato da Andrea Arnold. Premiato a Venezia nel 2011.

Recensione: Cime tempestose

La regista britannica Andrea Arnold ha ottenuto il riconoscimento internazionale già nel 2004 con la vittoria dell’Oscar al Miglior Corto con Wasp. Due anni dopo, il suo debutto Red Road [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
ha conquistato il Premio della Giuria a Cannes, bissando col film successivo, Fish Tank [+leggi anche:
recensione
trailer
film focus
intervista: Andrea Arnold
scheda film
]
nel 2009. Per il suo terzo film, Arnold ha scelto di adattare Cime Tempestose di Emily Brontë in Wuthering Heights [+leggi anche:
trailer
film focus
intervista: Andrea Arnold
scheda film
]
, selezionato in Concorso alla 68ma Mostra di Venezia.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Una famiglia di agricoltori che vive nelle colline dello Yorkshire porta a casa un trovatello che chiama Heathcliff. Tra Heathcliff e Catherine, figlia più piccolo del padrone di casa, nasce un’intensa passione ma la differenza razziale genera lo scherno degli altri, e il ragazzo viene trattato come uno schiavo. Picchiato, umiliato e rifiutato dalla ragazza che ama, Heathcliff fugge per tornare anni dopo. Catherine, nel frattempo, ha sposato un uomo ricco.

Come nei due precedenti e noti adattamenti del romanzo (il primo di William Wyler del 1939, con Laurence Olivier e il secondo del 1992 con Juliette Binoche), Arnold tralascia la seconda parte del libro per narrare soltanto la storia di Heathcliff, che presenta come giovane spento e ribelle dai turbolenti scambi con chi lo circonda. È un ribelle che ha vissuto tutta la sua esistenza all’insegna dell’ostilità razziale, la sua relazione con la giovane Catherine nelle due prime parti è più un addomesticamento che un flirt romantico. L’intero film ha però un afflato animalesco.

Wuthering Heights è segnato dallo stile viscerale di Arnold, che usa la macchina da presa a mano per girare infinite sequenze di dettagli, concentrandosi sugli elementi naturali e giocando con le differenti lunghezze focali. Il risultato è una poesia visiva diafana e fluttuante, come nel simbolo della piuma che riappare più volte sullo schermo. Il selvaggio ambiente naturale (flora e fauna) dà vita a splendide riprese, purtroppo limitate dalla scelta tecnica del formato 4:3.

Lento dramma in costume, Wuthering Heights non si discosta mai dal suo minimalismo e dall’ambientazione naturale. La sua essenzialità si manifesta nei dialoghi stringati che consentono alla macchina da presa di catturare l’emozione degli attori, fra i quali Kaya Scodelario, uno dei talenti scoperti nella serie inglese Skins. In questo doloroso dramma, non sempre si trova l’intima profondità dei precedenti lavori della regista. Le figure imposte dal romanzo sono talora datate e non riescono a trasporre l’impatto dei temi al centro dell’opera di Emily Brontë. Omaggio meticoloso e personalissimo, il film riesce però a conquistare gli spettatori, ma il suo pubblico principale resterà probabilmente limitato a quello dei fan del romanzo. Nonostante le sue qualità formali e gli ottimi attori, questo nuovo adattamento non ha grandi possibilità di una più ampia distribuzione.

(Tradotto dal francese)

photogallery

titolo internazionale: Wuthering Heights
titolo originale: Wuthering Heights
paese: Regno Unito
rivenditore estero: HanWay Films
anno: 2011
regia: Andrea Arnold
sceneggiatura: Andrea Arnold, Olivia Hetreed
cast: Kaya Scodelario, Nichola Burley, James Howson, Oliver Milburn, Paul Hilton, Steve Evets, Amy Wren

premi/partecipazioni principali

Biennale di Venezia 2011 In Concorso
Migliore Fotografia
cinando

Follow us on

facebook twitter rss

ArteKino

Newsletter

Unwanted_Square_Cineuropa_01