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Recensione: Reality

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La grande illusione è in tv

di 

- DaGomorra al Grande Fratello, Matteo Garrone mette in scena l'Italia che sogna il successo televisivo.

Recensione: Reality

Si chiama "shock da Grande Fratello". Ti colpisce quando fai il provino per partecipare ad un reality, cominci a sognare, credi di avercela fatta. E poi non ti prendono. Allora entri in un altro mondo. E forse non vuoi più uscirne.

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, vincitore nel 2008 del Grand Prix della giuria a Cannes, Matteo Garrone torna in Concorso con Reality [+leggi anche:
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, "un racconto popolare, una fiaba", come lui stesso l'ha definito. Di Gomorra rimane l'ambientazione a Napoli, ma questa volta il protagonista è un giovane e ingenuo venditore di pesce di un quartiere povero, di nome Luciano. La storia è accaduta "realmente" a Napoli. E il 44nne regista romano ne ha tratto una commedia con il suo tocco. Perturbante, e dalle immagini potenti. Un film in cui Fellini incontra Eduardo De Filippo.

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Il lunghissimo piano sequenza iniziale di Reality è degno del più grande cinema italiano del passato: una carrozza d'oro trainata da due cavalli bianchi con a bordo due novelli sposi attraversa le strade della periferia e arriva in un luogo non-luogo in cui si festeggia il matrimonio. Conosciamo subito i protagonisti della vicenda, la famiglia di Luciano: freaks sovrappeso allevati dalla tv spazzatura, romantici popolani che la macchina da presa osserva con occhio impietoso. La parola chiave del film è sognare. E Luciano sogna: quando incontra un reduce del Grande Fratello televisivo, che guadagna migliaia di euro solo per fare l'ospite alle feste per poi scappare via con l'elicottero. Luciano, che per arrotondare i soldi guadagnati con la pescheria è costretto a organizzare piccole truffe con la moglie Maria (Loredana Simioli), vorrebbe essere come lui. Ma il suo candore lo porterà solo a illudersi di poter cambiare vita, fuggire da quella realtà che non gli piace.

Per il ruolo del protagonista Garrone ha scelto il volto da giovane De Niro di Aniello Arena, condannato a 20 anni di carcere, 10 anni di esperienza teatrale con la Compagnia della Fortezza del regista Armando Punzo nella casa di reclusione di Volterra. È lui il motore a scoppio di un film che aveva un potenziale politico notevole ma è rimasto solo una storia come mille altre. Devastante nella sua semplicità.

Coprodotto da Archimede-Fandango e Le Pacte-Capital con Rai Cinema, il film esce il 28 settembre in Italia distribuito da 01.

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