Scegli la lingua en | es | fr | it

Recensione: Biancaneve

email print share on facebook share on twitter share on google+

L'uomo che amava appassionatamente il cinema (muto)

di 

- Pablo Berger realizza una versione trasgressiva della fiaba classica, ambientata in una Spagna oscura e crudele. Un omaggio al cinema muto e in bianco e nero.

Recensione: Biancaneve

“C'era una volta” un cineasta di Bilbao che divorava film sin da quando era piccolo. All'Università, fece amicizia con un ragazzo altrettanto affamato di immagini: Alex de la Iglesia. Condividevano fumetti, feste e cineclub. Anni dopo Pablo Berger dirigeva il suo primo corto, di cui il suo collega era direttore artistico: Mamá girò talmente tanti festival che Pablo vinse una borsa di studio per studiare negli Stati Uniti. E lì diventò professore di cinema. Ma alla fine degli anni Novanta, tornò nel suo paese per realizzare Torremolinos 73 [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, o la sua particolare visione dell'erotismo spagnolo. Il film fu un tale successo di critica e di pubblico da poter vantare un remake cinese.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Ma quel regista che a 16 anni guardava ossessivamente Freaks di Tod Browning, aveva un'altra ossessione: girare un film muto e in bianco e nero come saggio di fine corso alla New York Film Academy (perché, come ripete instancabile: "un'immagine vale più di mille parole"), però con budget e ambizioni, per arrivare al grande pubblico.

Berger ha dovuto lottare contro i rigidi meccanismi della produzione spagnola e cercare aiuto finanziario anche in Francia (Noodles Production). Dopo anni di sudore, il suo film esce nei cinema spagnoli con Wanda e sarà mostrato anche nei teatri con l'accompagnamento di orchestra e cantante dal vivo: come ai tempi del cinema muto. Pablo Berger è riuscito nel miracolo e oggi Biancaneve [+leggi anche:
trailer
film focus
intervista: Pablo Berger
scheda film
]
è un film che può mietere un successo lento, ma solido e travolgente. Non solo perché è visivamente meraviglioso e molto espressivo, ma anche perché vi è dentro tanto - e ottimo - cinema: dalle strizzate d'occhio al summenzionato Browning ai momenti grandguignoleschi alla Bette Davis/Joan Crawford, omaggi a Gloria Swanson ed Erich Von Stroheim o scene in stile Murnau, Abel Gance o Dreyer.

Il tema - complicatamente differente dalle due recenti versioni americane della stessa fiaba dei fratelli Grimm - colloca i suoi personaggi negli anni Venti di una Spagna oscura dove nasce Carmen, figlia di un torero (Daniel Giménez Cacho) vittima di un'incornata fatale che lo ha reso paralitico e di una cantante (Inma Cuesta) che muore nel metterla al mondo. L'infermiera che cura suo padre (Maribel Verdú, sublime nel suo provocare ilarità e disgusto allo stesso tempo) finirà per sposarlo e renderà la vita impossibile alla bambina. Ma quando il padre muore, quella che è ormai diventata una ragazza (Macarena García) sfuggirà alle grinfie della matrigna aggregandosi a una carovana di toreri nani che gira il paese con il suo show.

Un grande spettacolo - in stile Hollywood, con enormi scenografie e costumi esuberanti combinati con un'iconografia molto iberica, come quella che spesso utilizza anche De la Iglesia - è quello che ci regala Berger con questa favola delle favole: qui non solo si fa riferimento al personaggio del titolo, ma ci sono anche elementi di Cenerentola, Oliver Twist e Alice nel paese delle meraviglie.

Un delizioso cocktail di riferimenti, di generi (dall'horror gotico alla commedia farsesca e al melodramma) ed emozioni (dal pianto alla risata, passando per la passione sfrenata) con cui questo mago basco, cinefilo e cinefago, riesce a ipnotizzare lo spettatore per quasi due ore di film. Una Biancaneve speciale e stimolante con un finale sorprendente che dimostra, ancora una volta, come scommettere sul potere dell'immagine pura, senza parole, sia una scelta vincente. E "Colorin colorado, il racconto è terminato".

(Tradotto dallo spagnolo)

photogallery

titolo internazionale: Blancanieves
titolo originale: Blancanieves
paese: Spagna, Francia
rivenditore estero: UMedia
anno: 2012
regia: Pablo Berger
sceneggiatura: Pablo Berger
cast: Maribel Verdú, Daniel Giménez Cacho, Pere Ponce, Ángela Molina, José María Pou, Inma Cuesta, Macarena García, Sofía Oria, Ramón Barea

premi/partecipazioni principali

San Sebastián International Film Festival 2012 
BFI London Film Festival 2012 
Warsaw Film Festival 2012 
Stockholm International Film Festival 2012 
Turin Film Festival 2012 
Les Arcs International Film Festival 2012 
International Film Festival Rotterdam 2013 
Glasgow Film Festival 2013 
Hong Kong International Film Festival 2013 
RiverRun International Film Festival 2013 
Sydney Film Festival 2013 
Sarajevo Film Festival 2013 
Latin Beat Film Festival (Japan) 2013 
cinando

Follow us on

facebook twitter rss

ArteKino

Newsletter

Les Arcs call
Unwanted_Square_Cineuropa_01