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Recensione

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Il ricatto: Una sfida all'ansia da palcoscenico

di 

- Il terzo film di Eugenio Mira si presenta come un gioco claustrofobico, agile e teatrale, un esercizio di stile che punta sulla tensione e lo spettacolo senza preoccuparsi della credibilità.

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, su un uomo rinchiuso in una cassa da morto, diretto dallo spagnolo Rodrigo Cortés? E' nella stessa linea di queste tre figure cruciali della sua filmografia che s'iscrive lo spagnolo Eugenio Mira.

Tanti sono i punti in comune tra L'uomo che sapeva troppo e Il ricatto [+leggi anche:
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Grand Piano), giacchè Mira prende in prestito dal grande Alfred alcuni accordi del suo pentagramma. De Palma è stato il maestro che più ha influito su questo cineasta, cresciuto divorando le sue pellicole. E il regista di Red Lights [+leggi anche:
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ha preso sotto la sua ala questo nuovo film, in veste di produttore: Cortés e Mira condividono la passione per il thriller angosciante e l'eccellente esplorazione visiva degli spazi chiusi, enfatizzandone gli elementi claustrofobici. I quattro – maestri e allievo – sono registi che non hanno mai dubitato del fatto che, se necessario, bisogna sacrificare la credibilità della loro storia al ritmo, la suspense e l'emozione.

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Perché chi cerca una spiegazione logica a ciò che per 90 minuti vede in Il ricatto, rimane deluso. Se invece lo spettatore si lascia trascinare dall'elegante regia, l'atmosfera affascinante e il crescendo emotivo del film, ne rimarrà conquistato come lo sarebbe un melomane al concerto della Filarmonica di Vienna il giorno di Capodanno.

Il soggetto, firmato dal nordamericano Damien Chazelle, è minimale: un giovane pianista, Tom Selznick (impersonato con convinzione da Elijah Wood, che torna a lavorare nel cinema spagnolo dopo Los crímenes de Oxford [+leggi anche:
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, la nuova audace opera di Nacho Vigalondo), vola a Chicago alcuni anni dopo aver lasciato la sua promettente carriera, dopo aver fallito l'esecuzione di una difficilissima composizione di un maestro scomparso. Ora, alla presenza della sua bella moglie, un'attrice di successo che segue il concerto da un palchetto, si confronta non solo col piano con cui ha fallito, ma anche con la sua paura del palcoscenico, con il terrore di tornare a sbagliare e contro un pazzo che minaccia di uccidere sua moglie – e lui stesso – se sbaglia una sola nota. Comincia così un caccia all'ultimo sangue che Mira ci dipinge in maniera barocca e con quello stile operistico che già caratterizzava il suo film precedente, Agnosia [+leggi anche:
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Questo thriller si svolge quasi in tempo reale all'interno di un auditorium dove lo spettatore occupa un posto d'onore: non solo assiste al concerto che si tiene quella sera, ma sa anche qualcosa che il pubblico presente alla manifestazione ignora, perso nel ritorno di Selznick alla vita artistica. Così, da quella poltrona privilegiata, gli eventi sono caricati di una maggiore suspense, alimentata da situazioni estreme, sconcertanti e impossibili che camminano sul filo della credibilità di cui sopra. Un'ansia psicologica pervade il personaggio di Wood e lo spettatore, coinvolto nello spettacolo sofisticato che Mira esegue senza vergogna o paura del ridicolo.

L'audacia debordante del regista esplode in tempi di dittatura della logica e della spiegazione, in cui lo spettatore stesso esige che non ci sia una nota stonata nel concerto cinematografico che sfila davanti ai suoi occhi. Con la stravaganza dello spettacolo che ci offre, Mira lancia la sua sfida all'ansia da palcoscenico e al pubblico più razionale.

(Tradotto dallo spagnolo)

photogallery

titolo originale: Grand Piano
paese: Spagna
rivenditore estero: The Solution Entertainment Group/USA
anno: 2013
regia: Eugenio Mira
sceneggiatura: Damien Chazelle
cast: Elijah Wood, John Cusack, Tamsin Egerton, Alex Winter, Kerry Bishé, Allen Leech, Dee Wallace

premi/partecipazioni principali

Austin Fantastic Fest 2013 
Fantastic Fest 2013 
Sitges Film Festival 2013 
Torino Film Festival 2013 
Karlovy Vary Film Festival 2014 
cinando

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