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Recensione

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Class Enemy: una classe, una scuola, un paese

di 

- Un'opera prima graffiante sulla dinamica di gruppo in ambito scolastico, presentata a Venezia alla Settimana della Critica e vincitrice del Premio Cineuropa al Festival del Cinema Europeo di Les Arcs. Un regista da tenere d'occhio...

Recensione

In lizza per il Leone del Futuro della 70ma Mostra, il giovane regista sloveno Rok Bicek (28 anni) è ripartito da Venezia con il Premio FEDEORA della Settimana della Critica assegnato al suo Class Enemy (Razredni Sovraznik), una graffiante opera prima sulle dinamiche di gruppo in ambito scolastico, ispirata a una storia personale del regista. Bicek fa parte della nouvelle vague del cinema sloveno cui appartengono anche Matevž Luzar (Good to Go [+leggi anche:
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) e Nejc Gazvoda (A Trip [+leggi anche:
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intervista: Nejc Gazvoda
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), che ha co-firmato la sceneggiatura del film. Janez Lapajne (Short Circuits) è ugualmente co-autore della pellicola, oltre che co-produttore e montatore.

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Quando la sua professoressa di tedesco (Masa Derganc) va in congedo di maternità, una classe di liceo si vede arrivare un supplente (Igor Samobor) dal temperamento ben più severo. Quest'ultimo si trova a fronteggiare la mancanza di disciplina cui i giovani studenti sono abituati fino al giorno in cui Sabina (Dasa Cupevski), una studentessa introversa, non si toglie la vita. La classe reagisce a questo evento traumatico in modo incontrollabile accusando l'insegnante e i suoi metodi di lavoro…

Grazie a un solido cast che mischia un pugno di attori professionisti con studenti reclutati dal regista, Class Enemy non fatica a convincere sul piano del realismo e dei suoi interpreti, tutti perfettamente amalgamati con il loro personaggio. Ognuno di essi è sufficientemente sfumato e il regista non si sofferma su un unico punto di vista quando si tratta di temi seri come il suicidio, l'educazione e il nazismo… E' palese quando il professore, a priori privo di emozioni e poco toccato dalla morte tragica di uno dei suoi allievi, è in realtà animato da una passione per l'educazione scolastica che gli fa prendere il suo lavoro molto sul serio, lasciando poco spazio ai compromessi. Questo trattamento intelligente permette un'analisi più profonda del microcosmo scolastico e delle emozioni che lo muovono.  

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di Laurent Cantet, Class Enemy dice tanto sulla classe quanto sulla società cui appartiene e sui problemi che riflette. Potrebbe trattarsi anche solo di una tempesta in un bicchier d'acqua se dietro la rivolta studentesca che anima il film non ci fosse una riflessione sociologica sulla società slovena, che Bicek mostra come una nazione devastata da un conflitto tra due fazioni che brucia ancora oggi. Attraverso questo gruppo di studenti, la giovane generazione slovena è posta dinanzi alle proprie responsabilità. Tra un'educazione troppo permissiva e un desiderio di cambiamento, le azioni concrete fanno fatica a germinare in una depressione ambientale che si traduce nel più alto tasso di suicidi al mondo.

Il suicidio del film, pertanto, non è che un innesco e Class Enemy si sofferma poco sulle sue ragioni. Il film si concentra più precisamente sulle reazioni governate dalle emozioni, che vengano dagli studenti, dal corpo docente o dalla cerchia di parenti, nessuno è risparmiato e nessuno ha completamente ragione o torto. Ma per andare avanti, bisogna mettere ordine in questo caos, e questo è il proposito ottimista di un regista che ha molte cose da dire e di cui sentiremo parlare ancora.

(Tradotto dal francese)

photogallery

titolo internazionale: Class Enemy
titolo originale: Razredni sovražnik
paese: Slovenia
anno: 2013
regia: Rok Biček
sceneggiatura: Nejc Gazvoda, Rok Biček, Janez Lapajne
cast: Igor Samobor, Natasa Barbara Gracner, Tjaša Železnik, Maša Derganc, Robert Prebil, Voranc Boh, Jan Zupančič, Daša Cupevski

premi/partecipazioni principali

Venezia 2013 Settimana della Critica
Festival de Cine Europeo de Sevilla 2013 
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