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Recensione

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Stratos, un mix perfetto tra le opere di Economides e il noir

di 

- La prima incursione di Yannis Economides nel cinema di genere è un ipnotico film di gangster con ricchi sottotesti sociali e una prova d’attore da premio.

Recensione
Vangelis Mourikis e Yannis Anastasakis in Stratos

Il regista cipriota Yannis Economides ha indubbiamente una visione sicura di una certa fetta di mondo intorno a lui. La sua filmografia, fissata sulle masse in difficoltà, svantaggiate e deumanizzate che vivono oltre i margini della società, è il ritratto in continua espansione di un percorso di vita la cui mera esistenza è appena riconosciuta, e raccontata con sconcertante rigore. Padrone del suo universo, Economides crea personaggi struggenti che mettono alla prova i limiti delle capacità morali e immorali dell’uomo.

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Molti, erroneamente, potranno provare a inserire il suo nuovo film in concorso alla Berlinale, Stratos [+leggi anche:
trailer
film focus
intervista: Yannis Economides
scheda film
]
, nella recente ondata di lungometraggi plasmati dalla recente crisi finanziaria che sta tormentando la Grecia, ma i personaggi di Economides sono sempre stati in crisi, anche prima dell’esplosione della bolla economica nel paese. All’interno di quella bolla, non avevano trovato una sistemazione accettabile. I suoi antieroi tendono ad essere il prodotto del loro ambiente, recettori passivi della rabbia che nasce dalla frustrazione delle persone intorno a loro. Intrappolati in una pentola a pressione di ingiustizie sociali, soffocati dall’assenza totale di speranza e tenerezza, sono cani randagi in una jungla selvaggia che li trasforma in bestie feroci, in cerca di un modo per aprire il coperchio prima dell’inevitabile implosione.

È questo il caso di Stratos (Vangelis Mourikis), fornaio di notte e killer di giorno, le cui esecuzioni rapide e silenziose, accompagnate da pesanti assegni, sono il modo principale per finanziare un piano di uscita del suo amico e salvatore dalla prigione. L’impresa è guidata da un uomo di cui Stratos si fida ciecamente, ma nei film di Economides non c’è spazio per la fiducia: il punto è dolorosamente evidenziato dalla relazione di Stratos coi vicini di casa, una coppia improbabile composta da una donna dura e sensuale (Vicky Papadopoulou) e un uomo basso e tormentato (Petros Zervos). I due hanno talmente tanti debiti da affidare la giovane figlia ad un protettore usuraio che incombe sulle loro vite — lo stesso usuraio che cerca con le maniere forti di costringere Stratos a unirsi alla sua banda di criminali.

È un mondo oscuro nel quale i personaggi di Economides cercano di sopravvivere, come nelle versioni di una stanca piece di Beckett — ciechi in cerca di una via d’uscita da un inferno dantesco in un plot noir stratificato alla Jean-Pierre Melville. Economides segue la loro disperazione con lunghe inquadrature ipnotiche, e le sue scene ripetono la minimale complessità dei dipinti giapponesi, sottolineando la difficoltà del labirinto nel quale i suoi topi sono intrappolati. Mourikis (che ha scritto il film con Economides, Harry Lagousis, Xyros Thanos e il produttore Christos Konstantakopoulos) è incalzante nel ruolo del silenzioso antieroe protagonista, e aggiunge una prova magistrale alla collezione del regista di brave persone che cercano di fare la cosa giusta nel peggior modo possibile.

(Tradotto dall'inglese)

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