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Recensione

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Key House Mirror: rassicurante e stimolante

di 

- Il nuovo film di Michael Noer è un'opera a più livelli, che esplora l'amore e alcune questioni profonde circa la vecchiaia

Recensione
Sven Wollter e Ghita Nørby in Key House Mirror

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del danese Michael Noer è stato presentato in anteprima mondiale come film d’apertura del 38° Göteborg International Film Festival, e la decisione degli organizzatori di dare a questo film toccante, provocatorio e meravigliosamente diretto e recitato è stata sicuramente proficua.

Il film ha tutto: una stella nascente di regista che ha due film pluripremiati (Northwest [+leggi anche:
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, vincitore del premio FIPRESCI al GIFF 2013; e R [+leggi anche:
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, Miglior Film Scandinavo e vincitore del FIPRESCI Prize nel 2010), alle spalle; due leggende viventi del cinema scandinavo nei ruoli principali, con la danese Ghita Nørby (Best Intentions di Bille August e l'anno scorso Silent Heart [+leggi anche:
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) e lo svedese Sven Wollter, celebre per diversi film, da The Sacrifice di Andrei Tarkovsky alla trilogia di Colin Nutley House of Angels; e una sceneggiatura meravigliosamente scritta da Noer e Anders Frithiof August che narra una storia dai toni rassicuranti, ma non troppo tradizionali sulla vecchiaia, tema ricorrente nel cinema europeo degli ultimi anni.

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Lily (Nørby) si trasferisce in una casa di cura con il marito di 50 anni, Max (Jens Brenaa), che, colpito da più ictus, è immobile e non risponde. Lily è molto premurosa e amorevole verso il marito, ma probabilmente sta solo facendo del suo meglio per alleviare la situazione per se stessa: non è certo né possibile dimostrare se Max riesca a percepire ciò che sta accadendo intorno a lui. Ma lei si aggrappa all’ombra del vecchio amore, un corpo ormai inerte a cui è stata accanto per mezzo secolo - fino a quando un uomo soprannominato Pilot (Wollter) viene a vivere nella stanza di fronte a loro. 

In realtà è un ex pilota, un uomo di mondo, ricco di fascino e di energia, malgrado il suo morbo di Parkinson. Si innamorano appassionatamente, Lily si sente un’adolescente e quasi non crede alla forza del sentimento che prova alla sua età. Ma si scopre ben presto che lei, che credeva di essere in casa di cura solo per badare al marito, è allo stadio iniziale della demenza (il titolo del film deriva da un test di memoria a cui si sottopone).

C'è una scena particolarmente provocatoria e straziante in cui Lily e Max festeggiano il Natale con le loro famiglie. Lei decide di raccontare a sua figlia di Pilot, mentre Max è seduto nella sua sedia a rotelle tra di loro. Ciò cambia la prospettiva del film, e ci ricorda quanto le persone appena innamorate possano essere egoiste e sconsiderate, e il dubbio circa la capacità di Max di sentire e reagire all’ambiente circostante trova forse in parte un risposta poco dopo, quando improvvisamente siede in una strana e inquietante posizione.

Questo è solo uno dei numerosi piani di lettura del film, ma è quello che sovrasta tutta la storia e l'atmosfera. La narrazione è semplice e meticolosamente condotta, e permette alla mente dello spettatore di creare la propria opinione.

La Nørby è la protagonista assoluta del film; le sue abilità interpretative non sono invecchiate affatto, semmai sono migliorate. Certamente, lavorare con Bille August a un ruolo simile in Silent Heart ha aiutato, e i due film insieme sarebbero un doppio spettacolo ideale.

Key House Mirror è stato prodotto da Nordisk Film e all’estero è gestito da TrustNordisk.

(Tradotto dall'inglese)

photogallery

titolo internazionale: Key House Mirror
titolo originale: Nøgle hus spejl
paese: Danimarca
rivenditore estero: TrustNordisk
anno: 2015
regia: Michael Noer
sceneggiatura: Anders Frithiof August, Michael Noer
cast: Ghita Nørby, Sven Wollter

premi/partecipazioni principali

44° International Film Festival Rotterdam 2015In concorso
cinando

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