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Recensione

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Claudio Santamaria supereroe malinconico in Lo chiamavano Jeeg Robot

di 

- L’opera prima di Gabriele Mainetti, in Selezione ufficiale alla Festa di Roma, è un film sorprendente, pieno di invenzioni, ambientato nella malavita della periferia romana

Recensione
Claudio Santamaria e Ilenia Pastorelli in Lo chiamavano Jeeg Robot

C’è Roma, la malavita, la periferia degradata, uno scenario che il cinema italiano recente ci ha proposto in varie occasioni (Non essere cattivo [+leggi anche:
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, solo per citare gli ultimi titoli). Ma nella sorprendente opera prima di Gabriele Mainetti, accanto a sparatorie, pestaggi, traffico di droga e intrecci con la camorra, c’è un elemento in più: i superpoteri. Lo chiamavano Jeeg Robot [+leggi anche:
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arriva alla 10a Festa del cinema di Roma, in Selezione ufficiale, come una ventata di aria fresca che scompiglia tutto, mischia i generi, inventa e osa. Una favola urbana al contempo divertente e malinconica, spietata ma che ti lascia col sorriso, in cui Claudio Santamaria veste i panni del tutto inediti – sia per lui che per il cinema italiano – del supereroe.

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Nessuna calzamaglia, però, nel film di Mainetti. La divisa di Enzo, piccolo delinquente di Tor Bella Monaca, è una felpa nera col cappuccio, la fonte dei suoi superpoteri la trova nell’acqua sudicia del Tevere. Solo, introverso, sovrappeso (Santamaria ha preso venti chili per la parte), vive in un appartamento lurido e si nutre solo di budini alla vaniglia. Una volta scoperta la sua forza sovrumana, scardina un bancomat sotto l’occhio delle telecamere di sorveglianza – il video sarà poi lanciato su Youtube e oggetto di migliaia di visualizzazioni – e diventa suo malgrado una celebrità, il “Supercriminale” ricercato dalla polizia ma anche dallo Zingaro (Luca Marinelli, ammirato di recente proprio in Non essere cattivo). Quest’ultimo, capobanda folle e ambizioso, si è messo contro una feroce boss camorrista, Nunzia, e sogna di piegare i superpoteri di Enzo ai suoi megalomani intenti criminali, come quello di far scoppiare lo stadio Olimpico durante il derby Roma-Lazio, giusto per far capire chi comanda in città. C’è spazio anche per l’amore in Lo chiamavano Jeeg Robot. Sarà la dolce e psicolabile Alessia (l’esordiente Ilenia Pastorelli, ex concorrente del Grande Fratello), maniaca di Jeeg Robot d’Acciaio (la serie giapponese di cartoni animati anni ’80), a credere per prima nei superpoteri di Enzo, e sarà lei a spingerlo ad utilizzarli a fin di bene, per aiutare gli altri. Con lei il protagonista, troppo abituato alla solitudine e ai dvd porno, scoprirà di avere anche un cuore.

Ci si affeziona a tutti, in questo film. Ciascun personaggio è ben scritto (la sceneggiatura è firmata da Nicola Guaglianone e Menotti), ogni carattere è crudele e fragile allo stesso tempo. “Nel film c’è una violenza cartooniana, fumettistica, ma si sente anche molto il dolore, che è tipico del cinema italiano”, specifica Mainetti, già noto per il suo corto Tiger Boy, premiato in Italia e all’estero. C’è poi l’ossessione dei social, il culto dell’apparire: le gesta del Supercriminale sono riprese con i telefonini e mandate in Rete, visualizzate, condivise; Enzo diventa un’icona, la sua immagine di incappucciato con in braccio un bancomat viene riprodotta su tutti i muri della città. Un nuovo supereroe vigila su di noi dall’alto del Colosseo; un nuovo regista ci regala la voglia di vedere al più presto il suo prossimo film. 

Prodotto da Goon Films (società del regista) con Rai Cinema, Lo chiamavano Jeeg Robot sarà nelle sale a febbraio con Lucky Red.

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titolo internazionale: They call me Jeeg
titolo originale: Lo chiamavano Jeeg Robot
paese: Italia
rivenditore estero: Rai Com
anno: 2015
regia: Gabriele Mainetti
sceneggiatura: Nicola Guaglianone, Menotti
cast: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Stefano Ambrogi, Ilenia Pastorelli, Maurizio Tesei, Francesco Formichetti

premi/partecipazioni principali

Rome International Film festival 2015 
cinando

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