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Intervista: Marco Martins • Regista

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C’era una volta in un’altra Lisbona

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- Marco Martins, 33 anni, ci parla del suo primo lungometraggio, che le prossime settimane uscirà in sala in Francia ed in Portogallo. Un film sulla solitudine, un'immagine diversa di Lisbona

Intervista: Marco Martins • Regista

Cineuropa : Prima di parlare di Alice sono curioso di sapere in quale misura le collaborazioni con autori tra loro diversissimi come Manoel de Oliveira, Wim Wenders e João Canijo ti hanno influenzato?
Marco Martins Sono tre modi molto diversi di fare cinema. Con Wenders, in Lisbon Story, si trattava di un approccio piuttosto libero. C’era una sceneggiatura di base e durante le riprese arrivavano continuamente nuove informazioni e nuove scene e bisognava adattarsi. Oliveira, per esempio, dirigeva gli attori come se fossero manichini in una vetrina, in modo piuttosto statico. Canijo è molto più viscerale… con l’esperienza della pratica si scopre che esistono molteplici modi di fare un film. Sta poi ad ognuno scoprire il proprio linguaggio ed il proprio personale metodo.

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Hai fatto dei cortometraggi e hai lavorato anche in pubblicità. Cosa hanno significato queste esperienze per te?
Sono delle palestre per allenarti al lungometraggio. Ho realizzato un corto premiato al Festival de Vila do Conde, ma non credo che i corti possano essere considerati veramente parte dell’opera di un autore. Sono una specie di laboratorio in cui si è ancora alla ricerca del proprio stile e del proprio modo di guardare le cose. Per quanto riguarda la pubblicità, ero arrivato ad un punto in cui era quasi una scelta inevitabile. Non volevo continuare a fare l’aiuto-regista, volevo veramente dirigere, e la pubblicità, oltre ad essere anch’essa una sorta di ‘laboratorio’, era anche una fonte redditizia che mi permetteva di poter lavorare contemporaneamente sullo sviluppo del mio lungometraggio. In pubblicità ho sempre cercato di lavorare con gli attori, di filmare delle piccole storie e di girare con diversi direttori della fotografia. E soprattutto, ho avuto la possibilità di continuare a filmare. Per un regista è importante girare con una certa regolarità.

Parliamo di Alice. La scomparsa di Rui Pedro è stato lo spunto da cui è partito il lavoro della sceneggiatura o è stato un evento successivo?
Di base, volevo fare un film su un personaggio solo in una grande metropoli, un personaggio condotto dalla sua ossessione a crearsi un sistema di sopravvivenza alternativo. Avevo in testa l’immagine di un uomo perduto in mezzo alla folla. Questo era il punto di partenza. Poi ho letto delle cose a proposito della scomparsa di quel bambino e mi sono detto: ecco una situazione in grado di ossessionare un uomo. Filomena mi ha fatto sentire il senso d’impotenza che provava nella ricerca di suo figlio, ma non è stata la fonte da cui ho tratto il mio film.

Perché la scelta di filmare Lisbona in modo diverso da come si è abituati a vederla?
Lisbona nei film è spesso rappresentata come una grande città di provincia dove si conoscono tutti. Non volevo mostrare ancora una volta la Lisbona dei quartieri popolari, ero più interessato al suo aspetto urbano, al flusso enorme di persone che ogni giorno la percorrono.

Leggendo la sinossi, viene quasi da pensare a un thriller …
In effetti potrebbe, ma in realtà non era nelle mie intenzioni. Non volevo insistere sull’intrigo poliziesco, né dare degli indizi su cosa fosse accaduto realmente. Allo stesso modo non volevo neanche fare un melodramma sulla ferita di questa coppia. Volevo filmare l’assenza, volevo seguire un uomo isolato nella sua ricerca, la sua angoscia ed il suo senso di vuoto, e mettere a confronto queste immagini con il personaggio della madre, una donna che, non avendo costruito questo ‘sistema alternativo’, finisce per crollare.

E’ stata una scelta rischiosa perché poteva generare la sensazione che il film mancasse di un vero e proprio filo narrativo!
E’ vero, non ci sono grandi eventi che facciano avanzare l’azione. Dico spesso che Alice è come un pezzo musicale, ma sempre con la stessa nota. Si tratta di una scelta voluta e cosciente però.

E’ stato facile finanziare il progetto e girarlo?
Ho impiegato un anno e mezzo a scrivere la sceneggiatura. Poi l’ho fatta leggere a Paulo Branco che ha deciso di presentare una domanda di finanziamento al fondo per le opere prime dell’ICAM. Per quel che riguarda le riprese, è stato più facile di quanto credessi. Il budget del film non ci permetteva di avere comparse per cui tutte le scene di massa sono‘rubate’, le persone sulle strade erano lì per conto loro e la maggior parte non si è neppure resa conto di essere filmata. Quando Nuno Lopes alla stazione distribuiva volantini con la foto di Alice, nessuno l’ha riconosciuto per via della barba.

Spesso si parla di ‘divorzio’ tra il pubblico portoghese ed il cinema di produzione nazionale. Quali reazioni vi aspettate dagli spettatori?
C’è una certa tendenza a dare un’etichetta - "Cinema Portoghese" - quando ciò che caratterizza il cinema nazionale di oggi è una vasta eterogeneità: dai film più ermetici a quelli più commerciali (anche se non amo questo termine). Inoltre, credo che il vero problema sia nella promozione. Il marketing per i film si fa sempre più o meno allo stesso modo, e la gente quindi pensa che si tratti della stessa cosa. Nel caso di Alice, proveremo a combattere questa tendenza. Il successo ottenuto a Cannes ha attirato l’attenzione di molti giornalisti ed è anche previsto un dibattito sulla televisione pubblica in prima serata. Mi sento ottimista. Credo che il film andrà meglio del solito in Portogallo.

Il film è stato già distribuito in Francia ed in Portogallo. E’ stato già venduto in altri territori?
Gemini Films, responsabile delle vendite internazionali, al momento attuale è in trattativa con l’Italia e, se tutto va bene, il film sarà distribuito presto anche là.

photogallery

titolo internazionale: Alice
titolo originale: Alice
paese: Portogallo, Francia
rivenditore estero: Gémini Films
anno: 2005
regia: Marco Martins
sceneggiatura: Marco Martins
cast: Nuno Lopes, Beatriz Batarda, Miguel Guilherme, Ana Bustorff, Gonçalo Waddington, Carla Maciel, José Wallenstein, Laura Soveral

premi/partecipazioni principali

Cannes2005 Quinzaine des Réalisateurs (partecipazione)
Prix Regards Jeunes
cinando

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