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Intervista: Lenny Abrahamson • Regista

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Racconto la difficoltà di comunicare

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- Lenny Abrahamson • Regista Racconto la difficoltà di comunicare

Intervista: Lenny Abrahamson • Regista

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al festival di Torino diretto da Nanni Moretti, l’irlandese Lenny Abrahamson è reduce da una serie di successi festivalieri, da Cannes (dove ha ottenuto il Premio Cicae Art and Essai cinema), a Toronto ed Atene, passando per il London Film Festival dove è stato presentato nella selezione Film on the Square (leggi l'articolo), anticipando l'uscita inglese del film nella primavera 2008 (in Irlanda è arrivato nelle sale il 5 ottobre mentre approderà in Francia a gennaio).

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Cineuropa: Perché hai scelto di girare una storia come Garage?
Lenny Abrahamson: Volevo una storia di grande intensità emotiva e che potesse stimolare un percorso interiore nel pubblico. La trama non è complessa, anzi, ma per metterla in scena ho utilizzato un linguaggio molto “cinematografico” e con questo intendo lontano dai canoni televisivi su cui invece si sta appiattendo molta produzione di oggi, anche europea. I tempi sono lenti, e può diventare una sfida mantenere l’attenzione fino in fondo al film. In ogni caso, quello che a me interessava di più raccontando per immagini una vicenda come quella di Josie, è di far comprendere che qualcosa di prezioso si può perdere se non se ne ha cura.

A cosa ti sei ispirato?
Alla realtà. Il mio sceneggiatore Mark O’Halloran viene dalle zone in cui abbiamo girato ed è ambientato Garage e conosce le dinamiche comunicative tra i membri delle piccole comunità di quelle parti dell’Irlanda. Ad essere ancora più precisi, lui aveva letto di un fatto di cronaca molto simile a quello del film, accaduto ad un personaggio non lontano dalle caratteristiche che abbiamo dato a Josie.

Nella provincia irlandese, quindi, la comunicazione è ancora così difficile?
Molto difficile. Studiando l’antropologia delle piccole comunità irlandesi, fin dagli anni Settanta, si rileva l’incapacità di comunicarsi le esperienze, di aiutarsi verbalmente, di accogliere apertamente gli estranei. Si tratta sostanzialmente di un atteggiamento difensivo, anche legato alla storia del popolo irlandese. Nelle città, invece, la comunicazione è molto più stimolata, ovviamente, e si allinea a quelle dei centri urbani europei.

Quindi non ci sono veri e propri colpevoli per quello che accade a Josie.
No, infatti. Non ci sono eroi o antagonisti. È la situazione, in un certo senso, a determinare le conseguenze e forse è quella che ho voluto mettere a giudizio. In Irlanda il film sta funzionando bene, probabilmente c’è un’adeguata rappresentazione del “carattere” nazionale, anche se lo sguardo è critico. E forse potrà aiutare a cambiare..

Come hai scelto l’attore protagonista?
Pat Shortt è un attore comico molto popolare in Irlanda, soprattutto in televisione. Ha creato stupore averlo scelto per un ruolo come quello di Garage, ma a quanto pare, non abbiamo sbagliato: Pat risulta assolutamente straordinario.

Com’è essere un regista oggi in Irlanda?
Sono 4/5 i registi irlandesi della mia generazione (classe 1966, ndr) e che lavorano ancora in patria. Ci conosciamo tutti, siamo amici e formiamo una specie di piccola comunità, dove però si comunica, non come in Garage! Apparteniamo, con gli altri più vecchi o giovani, alla Screen Directors’ Guild of Ireland, una specie di corporazione o sindacato. Ai miei amici-registi ho mostrato Garage prima di portarlo alla prima di Cannes (era alla Quinzaine des Realisateurs, ndr) per chiedere loro pregi, difetti ed eventuali consigli. È utile e stimolante lavorare insieme. Ho mostrato Garage anche a Neil Jordan, che oggi si più definire il regista irlandese più famoso e di riferimento, anche se spesso è all’estero, e ne ha dato un giudizio positivo.

photogallery

titolo internazionale: Garage
titolo originale: Garage
paese: Irlanda, Regno Unito
anno: 2007
regia: Lenny Abrahamson
sceneggiatura: Mark O'Halloran
cast: Pat Shortt, Conor Ryan, Anne-Marie Duff, Tommy Fitzgerald

premi/partecipazioni principali

Cannes 2007 Quinzaine des Réalisateurs
Premio Cicae Art and Essai
Torino Film Festival 2007 Miglior Film
cinando

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