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Intervista

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Cannes 2009
Marco Bellocchio • Regista

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- Cannes 2009 Marco Bellocchio • Regista

Intervista

Alla sua sesta volta al Festival di Cannes con Vincere [+leggi anche:
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, Marco Bellocchio incontra la stampa italiana all'indomani della proiezione ufficiale del film, che esce oggi in in Italia in 300 copie con 01 Distribution.

Qualche minuto prima in conferenza stampa ha definito “un melodramma futurista” il suo film sul matrimonio segreto tra Benito Mussolini e Ida Dalser. “Sono due forze apparentemente contraddittorie”, spiega il regista, “che però segnano il tempo del film. Quando il giovane Mussolini diventa un dittatore, nella seconda parte del film, abbandoniamo il Futurismo ed entriamo in un repertorio melodrammatico. Il melodramma fa parte di una tradizione culturale italiana, ingiustamente trascurata e svilita per anni. Il futurismo, che fece l'errore di allearsi col fascismo e si trovò infine svuotato, ha dal canto suo prodotto grandi cose, essenzialmente nelle arti figurative, ricordo Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà.

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Lei si è servito delle immagini e dell'iconografia del Futurismo, e di sequenze di documentari d'epoca come Stramilano di Corrado D’Errico.
Volevo che ci fosse una fusione tra le immagini di repertorio e le nuove immagini e farne uno stile. Con una scelta azzardata di cui non mi pento, passare dal giovane Mussolini, interpretato da un attore, alle immagini vere del dittatore e sentire così il tempo della storia.

Il Duce usò molto il cinema per costruire la sua immagine.
È il primo uomo politico che si serve della propria immagine per imporsi attraverso i giornali, l'arte, il cinema, la fotografia, i cinegiornali e la radio. Ne era il padrone assoluto e li usava.

Si può dire quasi che questa donna abbandonata sia la matafora di un'Italia che allora si innamorò di Mussolini e poi ne fu tradita.
Si, e meraviglia come l'Italia si riconoscesse in una figura che oggi definiamo ridicola. Ma era un'Italia conformista e ipocrita. Mussolini era un uomo che aveva un'idea del potere, non lo usava per arricchirsi. Lui voleva veramente un uomo nuovo, fascista. Gli è poi scattato qualcosa di apertamente patologico, e fece scelte apertamente suicide: il voler costruire un impero, le leggi razziali, l'entrata in guerra, che fu l'errore peggiore.

Qualcuno l'ha paragonato all'attuale premier italiano.
Sono figure storicamente diverse, anche se c'è un'analogia per l'uso dei mezzi di comunicazione. Il conflitto d'interesse era un'arma potente che la sinistra non ha saputo usare. Ma la vicenda della richiesta di divorzio da parte della moglie di Berlusconi non è paragonabile: Ida Dalser è morta in manicomio, violentata, offesa, umiliata. I manicomi erano usati dal fascismo come mezzo di coercizione, i disturbatori venivano spediti negli ospedali psichiatrici. Oggi il rischio è opposto: una persona scompare se i media non si occupano più di lei.

Ida Dalser era certamente una “disturbatrice”.
L'ho conosciuta attraverso un documentario, Il segreto di Mussolini di Fabrizio Laurenti e Gianfranco Norelli, e i libri di Marco Zeni e Alfredo Pieroni. Aveva un'energia fisica straordinaria, lottò tutta la vita contro tutti. Compariva in situazione pubbliche, scriveva lettere alle autorità, e quando viene messa in manicomio fugge varie volte. Per il suo personaggio ho pensato ad Antigone e anche a Medea, perché in qualche modo questa donna ha danneggiato il figlio, non lo ha difeso e preservato.

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