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Intervista: Nabil Ben Yadir • Regista

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“Con l'umorismo, tutto si supera, anche i tabù”

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- Cinergie ha incontrato un appassionato di cinema che ha cominciato come attore prima di passare alla regia e firmare un'opera prima nella quale utilizza il registro comico con maestria

Intervista: Nabil  Ben Yadir • Regista

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. Perché ha preferito la strada più difficile?

Nabil Ben Yadir: All'inizio, volevo semplicemente raccontare una storia, la mia storia. Ma il tono stava diventando pesante e avevo l'impressione di riprodurre i codici dei film sulle banlieue. Cominciavo a girare in tondo. Ho incontrato Laurent Brandenbourger: in due, abbiamo cominciato a dare i numeri, e ha funzionato. Quando ho trovato il tono nel quale mi sentivo più a mio agio, non mi ha fermato più nessuno. E poi, con l'umorismo, tutto passa, anche i tabù!

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Da dove vengono tutte quelle battute pesanti?
E' l'umorismo brussellese, del mio quartiere. Il tempo non passa mai, allora ci si racconta barzellette. Possono durare ore intere, ciò che conta non è che facciano ridere, ma che facciano passare il tempo.

Come ha capito di essere in grado di fare film, non essendo uscito da nessuna scuola di cinema?
Con il mio diploma di elettromeccanico, non avevo scelta: o riparavo lavatrici o tentavo di fare cinema. Le lavatrici potevano attendere, ce ne saranno sempre da riparare. Avevo voglia di scrivere, ci ho provato, senza crederci troppo. Ho avuto l'immensa fortuna di incontrare Diana Elbaum della società di produzione Entre Chien et Loup che ha creduto nel progetto e mi ha sostenuto sino alla fine, anche se ci ho messo un po' a scriverlo.

Come ha scelto gli attori?
Conoscevo Mourade Zeguendi da quando eravamo ragazzini. E quando l'ho visto in grosse produzioni come Dikkenek, mi sono detto che avevamo fatto quasi lo stesso cammino. Veniamo dallo stesso ambiente e cerchiamo entrambi di fare al meglio il nostro percorso. Per Mounir Aït Hamou, si tratta della prima volta sullo schermo. Era un amico che mi accompagnava ai casting, perché quando andavo a Parigi, non mi piaceva stare da solo. Facevamo provini, ma non trovavo quello che cercavo. Poi ho provinato lui, ed è stato preso. Per Hassan, il protagonista, ho ricevuto qualcosa come 300 foto. Ne ho scelti 15. Nader non era tra questi: aveva mandato una foto sfocata! La direttrice del casting ha pensato che 15 candidati non fossero sufficienti. Allora ho ripreso in mano alcune foto, a caso, e tra queste c'era la foto sfocata. Durante il casting, quando ho visto Nader Boussandel, ho capito subito che era adatto. Amelle Chahbi, che non aveva mai fatto cinema, l'ho incontrata al Jamel Comédie Club, durante una tournée a Bruxelles. E' talmente raro vedere ragazze dotate di senso dell'umorismo andare in scena e fare uno stand up. Per il personaggio di Malika, volevo un'attrice che fosse la perfetta presentatrice tv, ma con una piccola nota umoristica nello sguardo. Mi ha stregato!

Come ha lavorato con gli attori? Ha mai proposto loro di improvvisare?
No, ho sempre paura dell'improvvisazione. I dialoghi del film sono ben scritti. Se ognuno dice la sua e ci mette il proprio umorismo, alla fine ci si perde.

Lo sketch che interpreta Amelle travestita da uomo, non deve essere stato facile.
Ho voluto suggerire con questa scena che, anche quando si è soli e nessuno ci guarda, per parlarsi sinceramente bisogna truccarsi. Reciti una commedia, non arrivi mai a essere completamente sincero, senti sempre il peso del quartiere, della famiglia. Hai sempre l'impressione di tradire.

Ma non è il tuo caso?
No, perché io racconto la storia dicendo "io". E' la mia vita, sono i miei amici. Schematizzerò un po', ma ho aperto la porta e ho fatto un giro per strada. La gente la conosco, i quartieri pure. C'è una specie di Baronsmania a Molenbeek. E sono contento di aver contribuito al fatto che ora si parli di Molenbeek anche nella pagina della cultura.

fonte: Cinergie

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