Scegli la lingua en | es | fr | it

Intervista: Nicolo Donato • Regista

email print share on facebook share on twitter share on google+

“Non so fare il regista”

di 

Intervista: Nicolo   Donato   • Regista

Cineuropa: Qual è stato il punto di partenza per il progetto Brotherhood [+leggi anche:
recensione
trailer
film focus
Intervista Nicolo Donato [IT]
intervista: Nicolo Donato
scheda film
]
?

Nicolo Donato: Per dirla semplicemente, l'amore e il mio rispetto per l'amore. Riflettendo su un soggetto che sarebbe potuto andar bene per il mio primo film, ho provato a pensare a due universi differenti di cui si parla poco in Danimarca. Ho cercato di partire dall'amore e di metterlo in un contesto dove non dovrebbe esistere, dove logicamente non può esistere. In verità, questo film parla d'amore e nient'altro. Può capitare a due ragazze, a due cani, poco importa, perché l'amore è forte e il film dice questo.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Come le è venuta l'idea di concentrarsi su una storia omosessuale tra neonazisti?
Ho visto un documentario, molto tempo fa, sui neonazisti omosessuali e mi sono sentito un idiota a guardarlo. All'epoca, ero anti-nazista, ma facevo anche molte cose stupide. Il documentario mostrava che la Riefenstahl si era servita, come introduzione a uno dei suoi film sulle Olimpiadi, di una scena in cui gli atleti fanno la doccia nudi insieme, si strofinano le schiene gli uni sugli altri, e ho pensato: "Ma che succede, non doveva essere un film nazi?". Quello non corrispondeva alla mia idea di nazismo. Di fatto, ovviamente, non si sceglie la propria sessualità. Non so se ci sono nazi gay in Danimarca, ma in Germania sì, ed è per questo che hanno fatto questo documentario.

Non temeva che, mostrandoli in tutta la loro passione, avrebbe umanizzato troppo i neonazisti?
Ho avuto paura di strafare, sì. Siccome ho molti amici gay, ho anche temuto che credessero che li trasponessi in un universo neonazi. Detto questo, se si prende il film come una storia d'amore, tutto il resto svanisce. Non so spiegare bene come mi sia sforzato di dimenticare il contesto per concentrarmi sulla storia d'amore, ma è quello che ho fatto. Mi rifaccia la domanda tra dieci anni, quando avrò più film al mio attivo, e forse saprò rispondere.

Pensa che i neonazisti del suo film siano personaggi cattivi?
Penso che le persone debbano rispettarsi a vicenda. E' tutta l'idea del film. Nessuno nasce cattivo, lo si diventa per un motivo o per l'altro. Potrebbe succedere anche a me: sono per metà italiano e lì abbiamo avuto Mussolini, quindi perché no? Quando ero in collegio, ho incontrato un nero che è stato molto buono con me. Se fosse stato bianco e non avessi mai incontrato neri gentili, magari sarei diventato neonazi. Non lo so. Personalmente, non rispetto i nazisti, lavoro anche con Amnesty International e sono convinto che i diritti dell'Uomo siano tra le cose più importanti. Detto ciò, per certi versi li capisco: capisco, ad esempio, la loro attenzione per la natura. Quanto al razzismo, all'odio a seconda del colore della pelle o della sessualità, è semplicemente intollerabile.

Ha fatto molte ricerche?
Ho fatto indagini presso un ex neonazi, ed è emerso che avevamo partecipato alle stesse manifestazioni quando eravamo giovani, soltanto che io stavo dall'altra parte a protestare contro gente come lui! Di fatto è un brav'uomo e questo è, in qualche modo, il nocciolo della questione: siamo esseri umani e a volte commettiamo grandi errori. Lui non è omosessuale, ma ha influito molto sul film, e diversi episodi della sua incredibile storia sono presentati sullo schermo.

Che tipo di regista è durante le riprese?
Non parlo molto e non faccio prove. Discuto con gli attori prima del film. Ho bevuto molti caffè con Nicolas Bro. Per Thure Lindhard, sono andato a Los Angeles dove stava girando Angeli e demoni, è lì che ci siamo parlati. Abbiamo parlato del genere di persona che ciascuno di loro è, e poi me ne sono servito contro di loro. Sul set, ho chiesto loro di mostrarmi quello che sapevano fare, con la camera a spalla come una mosca sul muro. Faccio molte riprese, ma ogni volta filmo la scena intera. Non amo interrompere l'interazione tra gli attori. Basta che stiano a proprio agio nella scena, per me è fondamentale. Se poi non dicono esattamente quello che sta scritto sulla sceneggiatura, fa lo stesso. Sa, io vengo dal mondo della moda, non so proprio fare il regista!

photogallery

titolo internazionale: Brotherhood
titolo originale: Broderskab
paese: Danimarca, Svezia
rivenditore estero: TrustNordisk
anno: 2009
regia: Nicolo Donato
sceneggiatura: Rasmus Birch, Nicolo Donato
cast: Thure Lindhardt, David Dencik, Nicolas Bro, Morten Holst, Signe Egholm Olsen, Jon Lange, Anders Heinrichsen

premi/partecipazioni principali

Festival Internazionale del Film di Roma 2009 Premio Marc'Aurelio d'Oro al miglior film
cinando

Follow us on

facebook twitter rss

ArteKino

Newsletter

Les Arcs call
Unwanted_Square_Cineuropa_01