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Intervista: Ruben Östlund • Regista

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"Noi esseri umani abbiamo paura di mettere in dubbio le regole"

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- Selezionato ancora una volta a Cannes con Play, il regista svedese spiega le ragioni del suo interesse per una controversa notizia di cronaca che tocca delinquenza e razzismo.

Intervista: Ruben    Östlund  • Regista

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dello svedese Ruben Östlund- vincitore del Premio Coup de Coeur della Quinzaine des Réalizateurs a Cannes 2011 - è uno dei tre candidati al Premio Lux, riconoscimento cinematografico del Parlamento Europeo, che supporta la distribuzione del vincitore in 23 paesi.

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Noto per i suoi film sullo sci realizzati negli anni '90, con i due precedenti lungometraggi, The Guitar Mongoloid (2005) e Involuntary [+leggi anche:
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(2008) - selezionato per Un Certain Regard a Cannes - Östlund ha ricevuto vari premi nel circuito festivaliero internazionale. Il suo cortoIncident by a Bank, ha conquistato l'Orso d'Oro a Berlino 2010.

Studio del comportamento umano ispirato da articoli di giornali su una banda di ragazzi che rapinava alcuni coetanei a Göteborg, Play è stato prodotto da Östlund e Erik Hemmendorff per la loro Plattform Produktion, e uscirà in patria per Svensk Filmindustri. Le vendite internazionali sono curate dalla parigina The Coproduction Office.

Cineuropa: Perché ha creato una sua casa di produzione?
Ruben Östlund: Beh, così non dobbiamo chiedere a nessuno il permesso di mettere in pratica le nostre idee, e abbiamo il potere di decidere se fare un film o meno. Il produttore Erik Hemmendorff ed io abbiamo visto dei filmmaker lavorare anni al loro primo film e magari poi non farne nulla. Non volevamo guardarci indietro agli sforzi sprecati, e abbiamo così creato Plattform Produktion nel 2002.

Cos'ha trovato negli articoli sui furti che i normali lettori non hanno trovato?
Era interessante il fatto che i rapinatori utilizzavano una trappola retorica avanzata, una sorta di gioco di ruolo, assumendo il carattere di 'cattivi ragazzi' e 'bravi ragazzi' per ottenere ciò che volevano. Utilizzavano inoltre il fatto di essere neri per creare una minaccia non detta e spaventare le vittime. Nonostante fossero così giovani, sapevano come beneficiare dei pregiudizi della società. Insomma, l'idea di cinque ragazzi neri che derubano tre ragazzi bianchi provocava un problema: la mia stessa reazione. Perché lo trovavo così controverso? Questo problema è stato il mio punto di inizio per il film.

Cosa voleva esplorare del loro comportamento?
Un dettaglio che mi è sembrato molto interessante è che tutte le vittime, sin dall'inizio, sapevano che sarebbero state derubate. Hanno però seguito i loro rapinatori da posti affollati a strade secondarie e vuote. Solo due volte hanno chiesto aiuto, e in entrambe le occasioni la rapina si è subito fermata. Mi ha fatto pensare a un caso occorso durante l'Olocausto, quando un nazista, con una pistola, costrinse un intero gruppo di ebrei a camminare fino al luogo dell'esecuzione per 15 minuti. Sapevano cosa li aspettava, ma comunque non opposero resistenza. Apparentemente, noi esseri umani abbiamo così paura a mettere in dubbio le regole da cercare di spingere avanti il conflitto - il caos - il più a lungo possibile. C'era anche un aspetto del pregiudizio. La gente tende a leggere le azioni individuali (se l'individuo appartiene ad un gruppo differente) come rappresentative per l'intero gruppo. Se un hooligan danese cerca di picchiare un arbitrio durante una partita di calcio, questo influenzerà l'opinione degli svedesi sui danesi.

Quanto ha impiegato per sviluppare lo script?
Il periodo di ricerca è stato lungo, ho letto rapporti dei casi di rapina, incontrato le vittime, i colpevoli, la polizia e gli psicologi coinvolti. Molti dialoghi sono stati scritti dopo improvvisazioni fatte durante i casting. Il furto che mi ha ispirato mi ha dato molti dettagli per il film, come la fine, quando i rapinatori portano le loro vittime nel bosco e li fanno competere per i propri averi.

Dove ha trovato i giovani attori, e hanno compreso subito cosa voleva?
La direttrice dei casting li ha trovati dopo nove mesi tra Stoccolma, Malmö e Göteborg - ha fatto un gran lavoro. Non sono sicuro che abbiano compreso le mie intenzioni più profonde, e prepararli per una ripresa coreografata da 8 minuti è stato probabilmente il mio sforzo maggiore di sempre. È già abbastanza difficile con gli adulti.

Sta pensando ai suoi prossimi progetti?
Sì, c'è un film dal titolo Tourist, che includerà la più straordinaria scena di valanga della storia del cinema.

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premi/partecipazioni principali

Premio LUX del Parlamento europeo 2011 Finalista
Cannes 2011 Quinzaine des Réalisateurs
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