Scegli la lingua en | es | fr | it

Intervista: Olivier Assayas • Regista

email print share on facebook share on twitter share on google+

“Non è un film con Juliette Binoche, è un film su di lei”

di 

- Lo scrittore e regista francese parla di Sils Maria, in concorso a Cannes, e del suo stile di regia, che vede la sceneggiatura solo come punto d’inizio.

Intervista: Olivier Assayas  • Regista

“E' stata un’infinita sorpresa”, dice il regista e scrittore francese Olivier Assayas delle riprese del suo ultimo film, Sils Maria [+leggi anche:
recensione
trailer
film focus
intervista: Charles Gillibert
intervista: Olivier Assayas
scheda film
]
, in corsa per la Palma d’Oro a Cannes, con un cast di attrici come Juliette Binoche, Kristen Stewart e Chloë Grace Moretz. Figlio dello scrittore e regista francese Jacques Rémy, Assayas ha assistito il padre malato nella scrittura delle sue sceneggiature, soprattutto per la televisione, per realizzarle poi lui stesso. Dopo aver completato Rendez-Vous (1985) per il regista francese André Téchiné – con protagonista Juliette Binoche – non ha avuto problemi a trovare produttori e denaro per il suo debutto, Disorder (1985). Al Midnight Sun Film Festival di Sodankylä, in Finlandia – 129 km a nord del Circolo Polare Artico – Assayas era ospite d’onore per la retrospettiva di sei suoi film (un terzo della sua produzione), e ha tenuto un discorso sul maestro svedese Ingmar Bergman (sul quale ha scritto un libro) e discusso di cinema con il direttore del festival finlandese Peter von Bagh. Tra i film c’erano Irma Vep (2006) e i suoi recenti L'Heure d'été [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
(2008), Carlos [+leggi anche:
recensione
trailer
scheda film
]
(2010), e Sils Maria.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Cineuropa: è diventato sceneggiatore più o meno involontariamente, data la professione di suo padre?

Olivier Assayas: In qualche modo sì. Tra i 15 e i 25 anni mi piaceva dipingere, scrivevo sceneggiature per corti e lungometraggi, ma per aiutare mio padre. Quando ho iniziato a girare dei cortometraggi miei, ho capito che il cinema richiedeva più di quanto pensassi, e quando ho iniziato a fare lungometraggi ho capito che potevo fare solo l’uno o l’altro. Non puoi essere filmmaker e pittore, non funziona così. E quindi sono felice di aver imparato il mestiere, e di aver ascoltato quello che mio padre mi ha insegnato. Non era paziente, e molte delle cose non mi interessavano. Voglio dire, adattare Maigret non è la cosa più glamour che si possa fare.

Poi è stato critico cinematografico per cinque anni?

Ho fatto molto giornalismo, anche per piccole riviste, ma i Cahiers du Cinéma, che hanno stampato la parte principale del mio lavoro, non pagavano molto e mi mantenevo lavorando come sceneggiatore e facendo dei corti. Poi un giorno Téchiné mi ha chiesto di lavorare a Rendez-vous, col quale ha vinto il Premio alla Regia a Cannes, grande successo al cinema che ha reso Binoche una star, e allora ho iniziato a fare film miei. Già allora Binoche ed io eravamo d’accordo di fare un film insieme, ma non ci siamo riusciti fino a L’Heure d’été, che non è stato il film che volevamo. Poi mi ha chiamato: che ne pensi?

Sils Maria parla di un’attrice che deve navigare attraverso diversi livelli di realtà – ha molto del ritratto di Binoche, com’è lei oggi – non è un film con Binoche ma un film su di lei. Binoche mette molto di sé nel personaggio, che ha radici profonde. Le riprese sono state una sorpresa continua. Binoche e Stewart non si erano mai incontrate prima, ma sono entrambe molto generose; Stewart era davvero colpita, ammirava Binoche, e Binoche era felice di lavorare con una giovane attrice che la sfidava, la stimolava. Ha funzionato da entrambe le parti, e non era prevedibile.

La natura di Sils Maria – un fenomeno metereologico nella valle dell’Engadina, il serpente di Maloggia – mi ha ispirato. Andavo in vacanza lì, ho visto le nubi e ho scoperto un corto italiano di inizio ‘900.

Il suo primo successo è stato con una sceneggiatura. In Sils Maria era come se la aspettava?

La sceneggiatura è la spina dorsale del film, ma solo un punto d’inizio. Il processo di scrittura non termina lì, lo congeli per un momento, e la realizzazione dovrebbe andare avanti ancora – non so davvero dove – cresce, si espande, e cerco di canalizzarla. Le mie sceneggiature sono lunghe, mi piace che gli attori recitino velocemente. Ogni film è una storia differente con dinamiche differenti. Alcune sono strettamente legate alla collaborazione con gli attori – come Sils Maria – e le location, che sono l’elemento visivo più forte, lo stile di fotografia.

Sils Maria poteva essere sviluppato in modo diverso, perché dipende molto dalle dinamiche tra i personaggi principali. Ho pensato di farlo con Mia Wasikowska invece di Stewart, ma il film sarebbe stato un’altra cosa. Il casting di un film è il momento più importante, una volta strutturato, il più è fatto. Le grandi scelte sono lì. Ci sono milioni di aspetti nella preparazione di un film, ma il processo di casting e trovare una mia via sono gli ambiti in cui spendo più tempo.

photogallery

titolo internazionale: Clouds of Sils Maria
titolo originale: Sils Maria
paese: Francia, Germania, Svizzera
rivenditore estero: MK2 Films
anno: 2014
regia: Olivier Assayas
sceneggiatura: Olivier Assayas
cast: Chloë Grace Moretz, Kristen Stewart, Juliette Binoche, Brady Corbet, Johnny Flynn, Lars Eidinger

premi/partecipazioni principali

Cannes Film Festival 2014 In concorso
César 2015Miglior attrice non protagonista
Brussels Film Festival 2015 
cinando

Follow us on

facebook twitter rss

Newsletter

Bridging the Dragon
CASI HECHO Home