Scegli la lingua en | es | fr | it

Intervista: Icíar Bollaín • Regista

email print share on facebook share on twitter share on google+

"Paul Laverty mi porta a tematiche impreviste"

di 

- Dopo due film girati lontano dalla geografia europea, come También la lluvia e Katmandú, un espejo en el cielo, la regista di Madrid viaggia per il nostro continente con El olivo.

Intervista: Icíar Bollaín  • Regista

Icíar Bollaín è tornata, dopo También la lluvia [+leggi anche:
recensione
trailer
film focus
intervista: Icíar Bollaín
scheda film
]
(ambientato in Bolivia) a girare una sceneggiatura del suo partner, Paul Laverty, affascinato da una vicenda verificatasi nel sud della Spagna: da qui nasce l'idea di questo road-movie e racconto intitolato El olivo [+leggi anche:
recensione
trailer
film focus
intervista: Icíar Bollaín
scheda film
]
, girato/prodotto tra la Spagna e la Germania.

Cineuropa: Perché proprio un ulivo è al centro del tuo film e non una quercia o un carrubo?
Icíar Bollaín: Perché si basa su un fatto vero, su una notizia che ha letto Paul: alcuni anni fa sono stati sradicati migliaia di ulivi in Spagna per utilizzarli come decorazioni, inviandoli in tutta Europa e persino in Cina. Un gruppo di agricoltori di Castellón si sono uniti per richiedere una legge per proteggerli e così il saccheggio si fermò. La notizia si intitolava Il viaggio del nonno, e narrava la storia di uno di quegli ulivi in viaggio verso il Nord Europa, e lo ha affascinato, perché ha visto una metafora di molte cose: ciò che rappresenta quest'albero per il bacino del Mediterraneo, i suoi molti anni (è un patrimonio, un pezzo di storia), e anche l'idea di codificarli: il concetto consumistico di "sono ricco, quindi mi pianto un ulivo secolare in giardino". Ma... che succede agli anziani che se ne sono presi cura? Siamo andati a vedere gli alberi e siamo rimasti colpiti, perché sono come sculture; Paul ha parlato con la gente e ha scritto la sceneggiatura.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)Cine Iberoamericano Int

Avete fatto un "casting di alberi" per scegliere l'emigrante?
La direttrice artistica ne ha visti un centinaio e me ne ha mostrati una sessantina, e quello sullo schermo è quello che ha attirato maggiormente la nostra attenzione: era impressionante, con otto metri di diametro; inoltre, doveva avere una certa altezza, affinché desse le vertigini quando un personaggio vi si arrampicava: è alto sei metri. Ne hanno passate tante questi ulivi nell'arco della loro lunga vita, ad alcuni mancano rami e ad altri parte del tronco, ma quello che abbiamo scelto era completo. E, guardando da una certa angolazione, abbiamo visto che aveva una specie di viso: la sceneggiatura diceva che aveva il volto di un drago, qualcosa che avremmo costruito con del gesso, ma alla fine non ce n'è stato bisogno.

Nel film parli di cose importanti con semplicità: meno è più?
Tutto questo era nella sceneggiatura, che ha un aspetto semplice, da favola, ma poi, su livelli diversi, parla di molte cose. Doveva avere quel tono, perché è una "farsa" quella che accade ai personaggi. Riuscirci era fondamentale perché fosse credibile. Ho lavorato in tal senso anche con il musicista, doveva essere tutto reale, ma con qualcosa di fiabesco: "C'era una volta, un criminale adolescente, un nonno e un ulivo...".

Cosa ti ha detto del film il pubblico giovane?
I giovani si identificano molto nel rapporto tra Alma, la protagonista, e suo nonno: quando facevo i casting con gli attori, chiedevo loro del loro rapporto con i nonni e tutti ne avevano uno perché, inclusi i miei figli, appartengono a una generazione che ha trascorso molto tempo con gli anziani. Questo rapporto è molto bello: Paul mi porta in luoghi in cui non sarei andata da sola, non avrei mai fatto una storia su un albero né sul rapporto nonno-nipote.

Girare in Europa è stato più facile che farlo in Bolivia o in Nepal, come nei tuoi film precedenti?
Essere a casa è stato più facile: un piacere. E le riprese nel villaggio sono andate benissimo: avevo avuto un'esperienza simile con Flores de otro mundo, perché la gente partecipa; ci sono attori che sono del luogo e alcune idee te le suggerisce la gente. Gli altri film che richiedono lo sforzo di andare in un altro Paese, sono molto belli, ma fa sempre bene lavorare con i propri costumi e la propria lingua.

Come hai scelto l'attrice protagonista, Anna Castillo?
Ho fatto un casting aperto: ho visto ragazze più e meno note, con esperienza e senza. Cercavo qualcuno con molto carisma. E Anna è giovane ma ha anche esperienza teatrale: parla in modo chiaro e ha il controllo della scena. Mi ha sorpreso da momento in cui l'ho vista, perché non ci si stanca di guardarla, non ci si annoia, è interessante e comunica. Può essere dura e dolce, a volte sbaglia, ma ha molto potenziale.

(Tradotto dallo spagnolo)

photogallery

titolo internazionale: The Olive Tree
titolo originale: El olivo
paese: Spagna, Germania
rivenditore estero: Seville International [CA]
anno: 2016
regia: Icíar Bollaín
sceneggiatura: Paul Laverty
cast: Anna Castillo, Javier Gutiérrez, Pep Ambrós
cinando

Follow us on

facebook twitter rss

Newsletter

Home Sweet Home
Les Arcs