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Viaggio al termine dell’amore

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Michele Placido

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- Michele Placido porta a Venezia Un viaggio chiamato amore, la storia di passione follia tra i poeti Sibilla Aleramo e Dino Campana

Michele Placido

La parola amore esiste ancora nel cinema di Michele Placido. Intepretato da una coppia veramente “calda” del cinema italiano come Laura Morante e Stefano Accorsi, il nuovo film del regista italiano porta in concorso a Venezia la passione tra due poeti e scrittori dei primi anni del secolo scorso, Sibilla Aleramo e Dino Campana.

Un viaggio chiamato amore è il suo quinto film. Era questo il cinema che sognava quando ha cominciato?
“Sono partito dalla cronaca, con Pummarò, come un cronista che descrive una situazione precisa, l'emigrazione. Ne è venuto fuori una sorta di film militante che riusciva a fotografare ciò che accade per strada non dico in modo documentaristico ma evitando la finzione. Anche Le amiche del cuore partiva dal documento: le ragazzine di periferia che cercano lavoro, un po' alla De Santis o come Le ragazze di Piazza Di Spagna, ma già lavorava sulla poesia dei personaggi. E questo è accaduto sempre più: ho cominciato a cercare emozioni che trascendano la sceneggiatura”.

C'è un regista a cui le piace collegare il suo lavoro?
“Abbiamo avuto una cinematografia esaltante. Fellini, Visconti, De Sica: sono poeti. Ma è un contemporaneo come Bellocchio, con cui ho lavorato in L'uomo dal fiore in bocca, quello che mi ha influenzato più di tutti. Nel mio film ci sono omaggi a Bellocchio sul piano della messa in scena: viene da lui la grinta parossistica di certi personaggi, e Dino Campana è su quell'onda”.

Oggi si parla molto di industria culturale. Lei che ne pensa?
“Mi piacerebbe essere ispirato da un'industria, ne abbiamo la capacità organizzativa e produttiva, anche se non ci sono più personaggi come Ponti o De Laurentiis”.

In che modo si sente legato alla tradizione realista del cinema italiano?
“Spesso ricordiamo De Sica e Visconti, ma dimentichiamo i ‘minori’: Pontecorvo, Maselli, Rosi, Zurlini, Petri. Un cinema che aveva voglia di entrare nella società per migliorarla. Un cinema civile. Anche con la storia d'amore tra Sibilla Aleramo e Dino Campana cerco di lasciare un segno nelle coscienze. Un modello è un film come Magnolia, che vuole raccontare aspetti umani nel modo più sincero”.

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