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"Ho spinto i limiti del linguaggio cinematografico oltre i suoi confini"

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Anca Damian • Regista

di Stefan Dobroiu

18/10/2011 - Anca Damian mischia varie tecniche di animazione nel primo film animato rumeno degli ultimo vent'anni.

Anca Damian • Regista

La nota documentarista rumena Anca Damian ha debuttato nel 2009 con Crossing Dates. Subito dopo, ha iniziato a lavorare al primo lungometraggio d'animazione rumeno degli ultimo vent'anni, Crulic - The Path to Beyond [+leggi anche:
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, che racconta la vicenda di Claudiu Crulic, giovane rumeno morto per uno sciopero della fame dopo l'ingiusto arresto da parte delle autorità polacche.

Cineuropa: Cosa l'ha spinta a realizzare questo progetto?
Anca Damian: Prima di tutto, il modo in cui è morto Claudiu (Crulic). Quando decidi di cominciare uno sciopero della fame, il corpo si spegne lentamente, così lentamente che la morte impiega settimane per arrivare. È la contemplazione della morte: ho sentito la solitudine assoluta di quest'uomo, abbandonato da tutti. E così ho cominciato il progetto. L'idea del film mi è venuta dall'emozione che ho provato immaginando la morte di Claudiu Crulic.

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Perché ha scelto di realizzare un documentario animato?
C'è uno spazio impossibile da coprire con qualsiasi materiale. La storia di Crulic esisteva soltanto in ciò che gli altri dicevano di lui, nei piccoli pezzi di informazione che davano, a volte diversi fra loro, ma mettendoli insieme sono riuscita a tessere la tela e coprire il vuoto, utilizzando l'animazione. L'animazione però era solo una fettuccia: abbiamo usato oggetti veri, dalle foto di Crulic alle migliaia di foto scattate da me e dal mio studente Ilija Zogovski nel corso delle ricerche negli spazi reali della storia. E allora, quando la vittima racconta la sua storia dall'aldilà, nulla potrebbe essere più convincente e credibile dell'animazione.

Il documentario aveva bisogno di ricerche accurate prima della produzione. Le autorità polacche si sono dimostrate disponibili a dare dettagli sul caso?
Nei miei incontri con i rappresentanti delle Istituzioni polacche, era come parlare ai sordi. La mia posizione è quella di una giornalista-artista. Ho avuto tanti momenti difficili, tanti ostacoli. Da regista e produttrice rumena non sono riuscita a controllare i dettagli legali del caso. Ho ricevuto il file di Crulic soltanto con l'aiuto di un co-produttore polacco (Arkadiusz Wojnarowski).

Qual è stata la maggiore sfida produttiva di Crulic?
La sfida più grande era data dall'unicità del film. Ho spinto i limiti del linguaggio cinematografico oltre i suoi confini con diverse arti visive e con la musica. Le invenzioni linguistiche sono perfettamente integrate alla storia, che è già molto potente di suo - dopo tutto stiamo parlando della morte, no?

Il documentario usa molte tecniche di animazione, perché le ha scelte?
Sin dall'inizio avevamo deciso di utilizzare il collage e la fotografia animata, e la nostra intenzione iniziale era quella di creare una sorta di video-arte. Gli animatori Dan Panaitescu e Raluca Popa hanno però fatto dei passi creativi in avanti, e tutto è diventato una nuova esperienza per noi. Il team degli animatori è stato creato per questo film, ed è merito di Dragos Stefan, io ho portato solo Roxana Bentu, che mi ha supportato con alcune bozze necessarie a ricevere i finanziamenti per il film. Dragos ha portato Dan Panaitescu. In termini di approccio, abbiamo usato il concetto del contorno smaterializzato: man mano che si avvicina la fine di Crulic, i contorni sono sempre più sfumati e meno ovvi. Gli animatori hanno usato queste linee guida durante la produzione.

Alla fine utilizza inserti dai media, perché ha scelto del footage reale invece dell'animazione?
È l'epilogo, si torna alla realtà. Il film si conclude con inserti e note legali. Torniamo alla realtà delle notizie, per risvegliare il pubblico e costringerlo a guardare il mondo come è davvero.

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