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“L’adolescenza è la nascita della disillusione”

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François Ozon • Regista

- Nuovamente in concorso a Cannes per la prima volta dal 2003, il regista francese parla dell'adolescente protagonista di Giovane e bella

François Ozon • Regista

Affiancato dai suoi attori Marina Vacth, Géraldine Pailhas, Frédéric Pierrot e Fantin Ravat, e dai suoi produttori Eric e Nicolas Altmayer, François Ozon ha dato alla stampa internazionale qualche chiave di lettura del suo 14mo lungometraggio, Giovane e bella [+leggi anche:
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, presentato in concorso al 66mo Festival di Cannes

Lungi dall'essere un documentario sociale sulla prostituzione studentesca, Giovane e bella è piuttosto un'analisi sulla nascita segreta dei sentimenti e della sensualità in un'adolescente. Qual era la sua intenzione principale?
François Ozon
: L’adolescenza era molto presente nei miei corti e nei miei primi lungometraggi. Ma a partire da Sotto la sabbia, ho cominciato a girare con attori più maturi. L'esperienza con i due adolescenti di Nella casa [+leggi anche:
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 mi ha dato voglia di tornare a lavorare su questa età. Mi pare che l'adolescenza sia estremamente idealizzata nel cinema francese e internazionale. Io ho un ricordo doloroso della mia adolescenza e ho voluto affrontarlo con la maturità, l'esperienza, la distanza. Volevo fare il ritratto di una ragazza di oggi, ancorarla a qualcosa di realistico, ma con una messa in scena impressionista intorno a quattro stagioni e quattro canzoni. Volevo anche lasciare dei buchi, perché questa adolescente resta un mistero, anche per me.

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Come ha trovato la giusta distanza per trattare questo mistero senza dare giudizi, né cadere nell'empatia?
Tendo sempre a mettere una distanza perché lo spettatore è intelligente e non c'è bisogno di sottolineare. Ma è possibile identificarsi, specialmente con i genitori. Ci sono delle svolte nella narrazione che ci fanno vedere il personaggio principale da altre angolazioni. Tutti i personaggi sono un po' destabilizzati intorno a Marine, che è come un angelo sterminatore. Cercano tutti di fare il meglio in una situazione complicata, ma lei riflette le loro ipocrisie e le loro menzogne.

E' un film sulla malinconia?
L’adolescenza è la nascita della disillusione: l’amore non è come lo si pensava, l'autorità dei genitori è rimessa in discussione. Tutto comincia a incrinarsi, perché poco prima c'era l'infanzia e l'idealizzazione. La prima volta che affronti la sessualità non sempre è grandiosa, sei lì e non ci sei, scopri un'altra faccia della tua personalità. Sono i tormenti dell'adolescenza, perfettamente incarnati dalle canzoni di Françoise Hardy.

Che cosa ci dice della prostituzione studentesca e dei pericoli di Internet?
La prostituzione è stata affrontata spesso al cinema, ad esempio da Buñuel negli anni '60 con Bella di giorno. La motivazione che viene subito in mente, il denaro, volevo evitarla. Volevo dare più piste, senza pregiudizi, accompagnando il personaggio senza giudicarlo. Quanto a Internet, è una realtà, non ho voluto denunciare niente. Non c'è giudizio morale nel film.

Come ha scoperto e scelto Marina Vacth?
Ho fatto un lungo casting e ho incontrato molte ragazze dai 16 ai 20 anni. Ho fatto dei provini, cosa che amo fare. Quando ho visto Marina, l'ho subito trovata diversa dalle altre, che erano più ancorate al realismo. In Marina vedevo un mondo interiore, un mistero nei suoi occhi ed era quello che cercavo. Quindi ho provato con lei e Géraldine, perché era molto importante che la relazione madre-figlia funzionasse, poi con Fantin che interpeta il suo giovane fratello. Marina non aveva molta esperienza, appena due film, ma essere modella l'ha sicuramente aiutata nelle scene di nudo per le quali le attrici hanno spesso pudore. 

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