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“Ogni produzione ti pone dei limiti e la sfida è imparare a lavorare con essi"

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Claudia Llosa • Regista

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- Dopo l'Orso d'oro per Il canto di Paloma, la regista peruviana è tornata in concorso alla Berlinale con il suo progetto più internazionale: Aloft

Claudia Llosa  • Regista

La carriera cinematografica della peruviana Claudia Llosa è ancora breve, ma la regista è già diventata una habituée del Festival del Cinema di Berlino. Vi è tornata di recente per la terza volta con Aloft [+leggi anche:
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intervista: Claudia Llosa
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, dopo aver vinto l'Orso d'oro con Il canto di Paloma [+leggi anche:
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nel 2009 e un anno dopo il Teddy Award per il suo cortometraggio Loxoro.  L'incontro di una madre con il figlio che aveva abbandonato venti anni prima è al centro di questa storia di forza e fragilità ambientata tra i maestosi paesaggi del Circolo Polare Artico. Si tratta del suo primo film girato in inglese e prodotto dalla Spagna (Wanda Visión, Arcadia Motion Pictures e Manitoba Films), la Francia (Noodles Production) e il Canada (Buffalo Gal Pictures).

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Cineuropa: E' evidente quanto l'ambientazione di questo film fosse estremamente importante per il racconto.
Claudia Llosa: Sì, lo era. Cercavo un ambiente ostile e allo stesso tempo carico di bellezza per contestualizzare i rapporti del film. Sono personaggi che fanno parte della vita moderna ma sono lontani dalle grandi città e dal progresso tecnologico, in un luogo che può rompersi da un momento all'altro, come le loro vite. Avevo bisogno di una natura poderosa, che ricordasse la fragilità dei personaggi, ma cercavo anche nudità, affinché non distraesse troppo. 

Entrambi i protagonisti, Jennifer Connelly e Cillian Murphy, hanno un tipo di bellezza fuori dal comune, come il paesaggio della pellicola.
Lei ha quella bellezza suggestiva, potente e al contempo fragile che mi serviva per il film. Anche lui ha quel tipo di bellezza che disarma e talvolta inibisce. Il loro apporto umano ha poi migliorato quello che avevo in mente prima delle riprese.

E' la prima volta che gira in inglese. Girare in una lingua straniera influisce sulla produzione?
E' nata una dinamica interessante, perché ho cominciato a scoprire un sistema di comunicazione diverso rispetto a quello che avevo utilizzato fino ad allora con i miei attori. Mi ha fatto anche ricordare che ogni produzione, che sia più grande o più piccola, ti pone dei limiti e che la sfida è imparare a lavorare con questi limiti, trarne il meglio.

Il Festival di Berlino è diventato il suo grande sostenitore. Che cos'ha questo festival che gli altri non hanno?
Nonostante il clima, è una manifestazione molto calda. Si differenzia in quanto è incredibilmente aperta nella sua offerta, con un'infinità di sezioni parallele e un punto di vista sempre originale. Inoltre ha una prospettiva educativa e formativa che in altri luoghi non si trova. Sta più in contatto con il lato umano delle produzioni che presenta, presta maggiore attenzione ai registi e alla squadra artistica delle pellicole.

(Tradotto dallo spagnolo)

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