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"È facile odiare gli stereotipi"

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Adam Csaszi • Regista

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- Adam Csaszi parla del suo debutto Land of Storms, inserito in Panorama Special alla Berlinale

Adam Csaszi • Regista

Nato in Ungheria nel 1978, Adam Csaszi ha studiato all’Università di Teatro e Arte Cinematografica di Budapest e ha girato il suo primo corto nel 2003. Nel 2008, il suo Weak Days ha vinto il Premio al Miglior Corto alla Settimana del Cinema Ungherese. Col suo lungometraggio d’esordio Land of Storms [+leggi anche:
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, presentato alla Berlinale, discute con sincerità e convinzione un argomento poco familiare al cinema ungherese: una relazione tra due uomini.

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Cineuropa: Qual è stata la sfida maggiore di Land of Storms?
Adam Csaszi: Volevo fare un film che lavorasse su gesti sinceri e minimali, con un forte dramma alla base ed emozioni intense che emergono solo di rado. Ho evitato di usare i dialoghi per sottolineare che i personaggi non riescono a verbalizzare ciò che sta accadendo loro. Mi sono però concentrato su quello che i personaggi nascondono e non dicono più che su quello che viene mostrato e detto.

È l’alba del cinema LGBT in Europa centro-meridionale e Land of Storms è un passo avanti importante ed efficace. Qual è il maggiore problema dei diritti LGBT in Europa orientale, e come pensa andrebbero gestiti?
I problemi più seri sono il silenzio e la mancanza di dialogo. I temi LGBTQ sono discussi raramente nelle nostre società, come se fossero argomenti dei quali non si può parlare. Il compito più importante del cinema LGBTQ nella nostra regione è ottenere visibilità e avviare un ampio dialogo sul tema. Quello che non si conosce si demonizza facilmente, e solo attraverso il potere di storie forti e personali i membri della comunità possono diventare familiari al pubblico più ampio.

Szabi e Aron hanno un’interessantissima comunicazione non verbale, simile a una coreografia. Ha sempre dovuto dire cosa fare agli attori o c’è stato spazio per l’improvvisazione?
Ho scelto persone sincere delle quali fidarmi, e le loro capacità di recitazione erano per me secondarie e marginali. Tutti gli attori avevano esperienza teatrale e cinematografica ma volevo che la mettessero da parte. La domanda non era “come dovrei recitare questa scena” ma “chi sono io”. Ho fatto un programma di prove molto rigoroso, nel corso del quale improvvisavamo e preparavamo tutte le scene. Era tutto molto coreografato, ma ho sempre mantenuto i loro gesti più fisici e la loro presenza, la voce e l’intonazione naturali.

Come spera che il suo film sarà ricevuto in Ungheria? Pensa che il pubblico locale sia pronto per una storia d’amore omosessuale così sincera e senza compromessi?
Voglio che la gente inizi a parlare di questo argomento, è incredibile che nel 2014 non ci siano gli stessi diritti perchè si è parte di una minoranza, mentre le persone vere con storie vere ispirano identificazione. Voglio che il pubblico conosca i miei personaggi, provi i loro sentimenti e li accetti.

Il progetto ha incontrato forme di intolleranza durante la produzione?
Nessuna: non abbiamo detto alla gente del posto qual era il tema del film, sapevano solo che si trattava di un triangolo amoroso.

Sta pensando a un nuovo progetto? Su cosa sarà incentrato?
Sto attualmente completando la prima bozza di uno script intitolato High Dive, con lo sceneggiatore di Land of Storms, Ivan Szabo. È la storia di Berta, il cui mondo di adolescente viene distrutto quando scopre segreti familiari che la portano a commettere un terribile omicidio: la sua iniziazione nel vizioso ciclo di bugie e brutalità del mondo degli adulti. È un dramma di formazione di genere che diventa prima un inquietante thriller e poi shockante e feroce violenza.

(Tradotto dall'inglese)

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