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“Credo che i film riescano a parlare molto quando sono personali”

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Alberto Fasulo • Regista

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- Il regista friulano Alberto Fasulo è di nuovo on the road per presentare nelle sale italiane il suo film TIR

Alberto Fasulo  • Regista

Il regista friulano Alberto Fasulo, vincitore del Marco Aurelio d’Oro all’ultima edizione del Festival di Roma, è di nuovo on the road per presentare nelle sale italiane il suo film TIR [+leggi anche:
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. Selezionato in numerosi festival internazionali (Belfort, Lubiana, Vilnius, Maya Film Festival in Messico), il film si appresta a uscire nelle sale oltre confine. Per realizzare TIR, Fasulo ha lavorato per diversi mesi l’attore Branko Zavrsan che per l’occasione ha conseguito la patente di guida ed è stato assunto da un’azienda di trasporti italiana. La finzione si è quindi confusa con la realtà regalandoci una testimonianza sincera, profonda e toccante della condizione dei camionisti provenienti dall’Europa dell’est, pronti a restare lunghi periodi lontano dalle proprie famiglie, pur di garantire loro una situazione economica più solida. Cineuropa ha incontrato Alberto Fasulo.

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Cineuropa: Com’è nata l’idea di TIR?
È successo una sera del 2000, avevo preso il treno sbagliato e anziché essere in viaggio verso Napoli, dove il mattino seguente avrei dovuto lavorare in un set, mi trovavo a Firenze. Non c’erano più treni per Napoli e il giorno dopo ci sarebbe stato sciopero, l’unica soluzione quindi era fare l'autostop. Un camionista mi ha dato un passaggio ed è così che ho scoperto che la cabina di un camion può essere una casa. Ho visto nel camionista l’emblema della vita moderna, nella quale ai lavoratori vengono chiesti mobilità e sacrifici. La mia domanda guida è stata: perché un padre decide di vivere lontano dai propri figli, lontano dai propri affetti, per poterli mantenere meglio? Ma poi cosa significa questo “meglio”?

La vita del camionista è un sacrificio di per sé, ma nel suo film emerge anche un meccanismo di sfruttamento da parte dell’azienda che lo impiega. Branko è costretto a seguire le direttive del suo capo, senza sapere in quale paese si troverà il giorno dopo, né quando potrà tornare a casa. Quello descritto dal suo film è un caso estremo o è la norma?
È la norma. È in atto un grande travaso di manodopera da est verso l'ovest europeo, e un operaio per tornare a casa deve fare 400, 800 o anche mille chilometri, per cui gli conviene passare quattro o cinque settimane sul camion e poi tornare a casa. Il problema è che questo fa comodo anche alle aziende che poi ne approfittano, costringendo i loro lavoratori a turni massacranti.

Il "finto" camionista Branko incontra il camionista reale Maki. Come ha lavorato con loro?
Parlavamo costantemente dei temi che mi interessavano e mentre lavoravano si innescavano dei momenti in cui la messa in scena era semplice e fattibile in pochi accorgimenti, ero parte di loro anche se silente. Maki ha un talento innato da attore ed e stato semplicissimo dirigerlo. 

Il film è uscito nelle sale italiane in lingua originale, in sloveno, cosa piuttosto rara in un paese in cui generalmente i film stranieri vengono doppiati. È stata una sfida…
Sì, è stata una scelta della distribuzione (Tucker Film) e sono personalmente molto contento del risultato. Il pubblico che incontro risponde con entusiasmo nonostante non abbia l’abitudine di leggere i sottotitoli al cinema. Per me è un grande traguardo.

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di Matteo Oleotto è in distribuzione in mezza Europa, e TIR ha vinto il Festival di Roma. Come commenta questi successi?
Sono i risultati della politica lungimirante del Fondo Audiovisivo Regionale che ha permesso di lavorare sullo sviluppo dei progetti, aiutando a scriverli, a trovare partner europei e a interloquire nei mercati. Io e Matteo siamo emigrati a Roma per imparare a fare cinema, e ovviamente poter tornare nella nostra terra e raccontare ciò che ci appartiene è un valore aggiunto. Credo che i film riescano a parlare molto quando sono personali.

Ha fondato recentemente la società di produzione Nefertiti Film assieme a Nadia Trevisan. Quali sono i vostri progetti?
Stiamo lavorando con Chiara Malta in un piccolo film, un abbecedario per bambini, e stiamo finendo un mio piccolo documentario sul mondo dei genitori che hanno figli disabili. Non produciamo solo i miei film, quindi, ma anche altri progetti di cui ci innamoriamo. Per noi è importante l’intento del film, e creare dei rapporti con delle società e degli autori che abbiano un’idea artigianale; film piccoli ma che hanno le idee chiare.

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