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“Oltre la superficie delle cose”

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Mike Leigh • Regista

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- CANNES 2014: In concorso a Cannes per la quinta volta, il cineasta inglese Mike Leigh parla dell'ottimo Mr. Turner. Premio dell'interpretazione maschile per Timothy Spall

Mike Leigh  • Regista

Affiancato dai suoi attori Timothy Spall, Dorothy Atkinson e Marion Bailey, e dal suo direttore della fotografia Dick Pope, Mike Leigh ha parlato con i giornalisti del suo splendido Mr. Turner [+leggi anche:
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, presentato in concorso al 67mo Festival di Cannes.

Che cosa l'ha spinta a fare un film su Turner?
Mike Leigh: E' ovviamente un grande artista, uno dei più grandi pittori di tutti i tempi, ma anche un pittore radicale, rivoluzionario. Ho pensato che su di lui si potesse fare un film affascinante. C'è una tensione tra il Turner mortale e la sua ispirazione, il suo lavoro epico e spirituale, il suo modo di catturare il mondo. E l'ispirazione che si sente guardando i suoi quadri, l'abbiamo condivisa tutti durante la preparazione del film.

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Ha lavorato come sempre senza sceneggiatura a inizio riprese e con molte prove e improvvisazioni, o il trattamento di una figura storica e la ricostruzione di un'epoca hanno cambiato il suo approccio?
Questo film non è stato diverso dagli altri sul piano della preparazione. Pensate a Topsy-Turvy (1999) e il suo teatro vittoriano. Mr. Turner ha un punto in comune con questo film: bisognava presentare dei personaggi e ricreare l'atmosfera dell'epoca, ma in modo libero, senza che fosse un documentario. Abbiamo fatto delle ricerche, ma poi c'è quello che succede davanti alla cinepresa. Bisogna creare un personaggio in carne e ossa quando si gira. E senza sceneggiatura, come sempre!  

Mr. Turner è il film di un artista su un artista. Lei si sente vicino al personaggio? E come definisce la spiritualità, che è molto presente nel film con la malattia e la morte?
Mi è stato già chiesto diverse volte se questo film sia una sorta di autobiografia. Non è così. Ma quando si fa un film su qualcuno, bisogna necessariamente sentirlo vicino. Poi, quando sei artista, capisci naturalmente il territorio del film. Quanto alla spiritualità, è difficile definirla. Direi che un pittore dipinge quello che vede; se si trova su una scogliera, dipinge il cielo, il mare. Molte persone lo fanno, anche con le macchine fotografiche. Ma quando Turner dipinge, vede più del mare e del cielo e ci mostra nel suo quadro l'esperienza che vive e che va oltre l'apparenza delle cose. E questo riguarda anche la vita e la morte.

Il tema del film è l'espressione artistica, ma anche l'espressione emotiva del personaggio. Come ha equilibrato i due aspetti?
In tutti i miei film mi preoccupo di questa tensione, che conosciamo tutti, tra ciò che siamo, ciò che vogliamo diventare e la realtà rispetto ai sogni. E' questa tensione, una sorta di yin e di yang, il tema del film. 

La luce del film si ispira a qualche quadro in particolare di Turner?
Quando cominci a fare ricerche su un soggetto, che siano superficiali o approfondite, queste finiscono per impregnarti la psiche. Abbiamo assorbito tutto e quando abbiamo preso delle decisioni, lo abbiamo fatto inconsapevolmente, senza pensare a un quadro o all'altro.  

Considera questo film molto diverso rispetto al suo precedente?
Se consideriamo l'insieme dei miei film, c'è una coerenza, uno stile, una preoccupazione. Quello che mi piace è provare ogni volta a fare un film diverso pur restando nello stesso genere.

(Tradotto dal francese)

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