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“Uno studio profondo della realtà e delle persone”

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Petr Václav • Regista

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- CANNES 2014: Cineuropa incontra il regista ceco Petr Václav per parlare del suo film The Way Out, presentato nella sezione ACID di Cannes

Petr Václav  • Regista

Petr Václav ha studiato regia del documentario nella famosa scuola di Praga FAMU. Ancora studente aveva mostrato il suo talento con documentari come The Face of Žižkov o il premiato Madame Le Murie. La sua collaborazione, ancora attiva, con il direttore della fotografia Štěpán Kučera cominciò allora. Václav ha diretto vari documentari prima di debuttare nel genere della fantascienza nel 1996 con il pluripremiato Marian, un dramma psicologico che parla di un bambino zingaro di nome Marian che finisce in un orfanotrofio. Parallel Worlds, uno studio psicologico su una giovane coppia che cerca il senso della vita, è stato il successivo lavoro, con Karel Roden come protagonista e co-firmato dalla scrittrice e giornalista francese Maria Desplechin. Nel 2003, Václav si è trasferito in Francia, dove ha diretto documentari come Un automne evenkBienvenue chez GabrielaTous européens! o KaterinaThe Way Out [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Petr Václav
scheda film
]
 segna il suo ritorno al cinema ceco dopo 13 anni e ai temi del suo debutto.

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Cineuropa: The Way Out è il suo primo film ceco da Parallel Worlds. È stato difficile tornare a lavorare nell’ambiente ceco?
Petr Václav
: Beh, all’inizio è stato un po’ strano, poiché per molti anni non ho pensato di tornare nel mio paese natale, o comunque di girare un film lì. Inoltre, ero molto deluso quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura, poiché non scrivevo in ceco da molti anni e non ero abituato alla tastiera ceca. 

Perché ha deciso di tornare a trattare il tema della sua prima pellicola, Marian?
Nel 1993, quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura di Marian, volevo mostrare quello che stava succedendo con gli zingari durante il regime comunista. Negli anni 90, ci aspettavamo che le cose cambiassero e che la situazione degli zingari migliorasse. Venti anni dopo, volevo vedere cosa è successo da allora e la situazione non è migliorata per niente. Le difficoltà sono cambiate, ma non sono scomparse. In qualche modo sono anche peggiorate.

Il film si basa su fatti realmente accaduti o è il risultato della combinazione di varie storie unite insieme per creare una trama coerente?
Il film si basa su uno studio profondo della realtà e delle persone. C’era una sceneggiatura. Alcune scene sono state improvvisate, però non tante e non troppo.

Il tema degli zingari continua ad essere molto conflittuale, però siete riusciti a fare un film misurato sulla situazione. Come si è preparato per questo progetto?
Sono venuto nella Repubblica Ceca per due mesi e sono stato un po’ di tempo con persone diverse, provenienti da varie parti del paese. Quando ho finito la sceneggiatura, ho cominciato a cercare gli attori. Il casting è durato sei mesi e ho visto circa 3.000 persone. Ho parlato con loro e le ho ascoltate. È stata un’esperienza molto arricchente che è stata inserita nella sceneggiatura.

Parte dell’autenticità del film si deve agli attori non professionisti. Che differenze ha riscontrato rispetto agli attori professionisti?
Devo dire che lavorare con attori non professionisti non è poi così diverso. Klaudia Dudova ha una memoria incredibile. Sapeva la sceneggiatura alla perfezione. Ha fatto un lavoro da star. Non lo sapevo, ma era già un’attrice. Gli altri, il postino, gli assistenti sociali, hanno fatto davanti alla cinepresa quello che fanno nella vita reale. Lavorare con loro non è stato diverso che lavorare con i professionisti.

A quale progetto sta lavorando? Si svolgerà nella Repubblica Ceca?
Quest’estate farò un altro film nella Repubblica Ceca. Ho scritto la sceneggiatura tanto tempo fa, prima di trasferirmi in Francia. Non ho mai avuto l’opportunità di finanziarlo, ma ora sembra possibile, quindi devo finire questo progetto.

(Tradotto dall'inglese)

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