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"Volevo solo fare ridere la gente"

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Sydney Sibilia • Regista

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- Incontriamo il regista che ha esordito con una commedia esilarante che ha conquistato rapidamente pubblico e critica

Sydney Sibilia  • Regista

Nell'anno dell'Oscar italiano per La grande bellezza [+leggi anche:
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è stato uno dei film più amati dal pubblico (nel primo fine settimana di programmazione ha incassato quasi un milione di euro) e apprezzato dalla critica, anche se è stato "tradito" dai David (12 nomination e nessun premio) e dai Nastri d'Argento (4 nomination, nessun riconoscimento). Solo la stampa estera ha permesso al film di prendersi una rivincita, assegnandogli il Globo d'Oro per la Miglior Commedia della stagione 2013/2014. Distribuito in Francia dal 6 agosto con Bellissima Films, il film avrà presto un sequel, sempre diretto dal giovane e talentuoso Sydney Sibilia, che dice a Cineuropa: "Mi viene la gastrite al solo pensiero del prossimo film, mi aspetteranno tutti al varco, come cecchini".

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Cineuropa: Intanto il film comincia il suo viaggio all'estero.

Sydney Sibilia: Sono curioso di vedere come andrà in Francia. Non ho molti riscontri all'estero. Fino ad ora ho letto solo due recensioni di una giornalista israeliana e uno inglese; erano belle e puntuali. In Francia il film esce non in moltissime copie, ma sarà un piccolo test.

La crisi economica trasforma sette brillanti laureati disoccupati in trafficanti di droga. Il tema del lavoro è molto attuale nel cinema.

In realtà non sono partito da un tema. Non volevo esprimere il mio giudizio su qualcosa in particolare. Volevo raccontare una storia che facesse ridere. È chiaro che nella commedia la risata scatta con l'empatia e in qualche modo l'argomento è vicino a molti. Ma volevo solo raccontare una banda di quasi 'supereroi', non pensavo alla satira sociale. Ho scoperto dopo che la gente ha preso molto sul serio l'argomento, ma io mi sento semplicemente un intrattenitore, senza velleità socio-politiche.

Il film è disseminato di citazioni. A che cinema pensavate quando l'avete scritto?

Sono un fruitore  assoluto. A me il cinema piace tutto, in ogni suo genere, e mi piace il cinema d'autore.  In futuro ci saranno altre commedie e poi magari mi piacerà confrontarmi con altri generi. Per scrivere il film abbiamo fatto un'operazione sincerità, perché si vedono dei film che non piacciono nemmeno ai loro autori! Volevamo fare un film che ci sarebbe piaciuto andare a vedere al cinema. Abbiamo fatto un elenco di tutto ciò che amavamo nel cinema e l'abbiamo condensato nel film, con l'unico obiettivo del divertimento. Senza prenderci troppo sul serio.

E' stato l'anno degli esordienti al lungometraggio. Hai visto le altre opere prime?

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. E' bello che ci siano stati tutti questi nomi nuovi, anche perché quando un film va bene, fa bene a tutti, quando va male, è un po' come se fossero andati male tutti. Mi gaso quando vedo film belli, come Zoran. Penso che la gente in questo modo si affezioni di più al cinema. E' un sistema che si autoalimenta, e non solo in termini economici ma anche in termini di emozioni: se uno spettatore si entusiasma tornerà in sala la prossima volta.

Da una parte la crisi della commedia "di Natale", dall'altra un nuovo modo di fare commedia, più ricercato, sofisticato.

Un film deve essere rivolto a tutti, fare un po' di comicità sottile e un po' di grana grossa. I grandi successi sono stati quelli che parlavano a tutto il pubblico allo stesso tempo. È quello che bisognerebbe fare.

E' stato difficile convincere i produttori a fare il film?

Sono stato fortunato, avevo fatto un corto prodotto da Matteo Rovere, che è anche uno dei produttori di questo film, con cui siamo andati da Domenico Procacci di Fandango. A lui era piaciuto il cortometraggio, e ha accettato. I tempi sono stati brevi, ero io piuttosto che rallentavo per motivi artistici, aspettavo gli attori giusti, facevo lunghi provini per prendere i più bravi. E sono tutti bravi. Qualcuno è diventato famoso nel frattempo, qualcuno dopo, come Stefano Fresi: ora non si può più fare un film senza Stefano Fresi. 

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