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“Il nostro è un festival di scoperta”

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Carlo Chatrian • Direttore artistico, Festival internazionale del film di Locarno

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- Carlo Chatrian, direttore artistico del Festival internazionale del film di Locarno, ci svela la sua visione del festival

Carlo Chatrian  • Direttore artistico, Festival internazionale del film di Locarno
© TiPress

Carlo Chatrian, direttore artistico del festival di Locarno, affronta il suo secondo anno di mandato con grinta, portando avanti, senza stravolgerlo, un festival di forte tradizione volta al sostegno del cinema indipendente.

Cineuropa: In che modo questa 67ma edizione si distingue rispetto alla precedente?
Carlo Chatrian: Quest’anno sono due gli elementi che la distinguono: innanzitutto un’attenzione nel ricordare il cinema moderno, quel cinema che dagli anno 60 in poi cambia il modo di raccontare, attraverso la Nouvelle Vague. Ci sono quindi degli ospiti che si collegano direttamente a questa esperienza cinematografica ma anche registi piu giovani, di film in concorso, che guardano a quella libertà formale e di linguaggio che negli anni 60 si è espressa forse nella maniera più forte. C’è poi un filo conduttore non direi tanto tematico ma piuttosto d’approcio: i film nuovi, nei vari concorsi, ma anche nelle sezioni non competitive, rivolgono il loro sguardo verso il mondo, non tanto in termini direttamente politici ma piuttosto con una volontà di rispecchiare le situazioni di crisi che toccano l’Europa e il mondo in generale. 

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Spesso ha parlato del bisogno di “continuità” che ha il festival di Locarno. Può spiegarci meglio perché quest’idea di continuità è così importante?
A livello generale la continuità è il voler portare avanti un percorso di sostegno al cinema indipendente, quel cinema che non per forza riceve l’attenzione del mercato ma che poi magari riesce a farsi notare grazie proprio a festival come quello di Locarno. Nello specifico invece la continuità è data da tanti ritorni graditi: da Paul Vecchiali che 15 anni fa è stato presidente della giuria proprio qui a Locarno e che presenterà il suo nuovo film, a Marín Rejtman o Eugène Green che sono registi i cui film ritornano regolarmente a Locarno. Ci sono poi dei legami di continuità fra una anno e l’altro che pur non essendo voluti sono molto piacevoli: Lav Diaz per esempio era l’anno scorso presidente della giuria e quest’anno ha scelto di presentare da noi il suo nuovo film (in concorso). Anche Pedro Costa era presente l’anno scorso per accompagnare un omaggio a Paulo Rocha, e sarà a Locarno quest’anno  con un film in concorso. Ecco, la continuità è intesa anche in questo senso, cioè fare di Locarno un luogo di ritrovo per alcuni cineasti che stimiamo. 

Quali sono i punti forti del festival di Locarno? Cosa lo ditingue dagli altri grandi festival internazionali e svizzeri?
Il punto di forza di Locarno è senza dubbio la sua storia, intesa anche come storia recente, la capacità di saper individuare prima di altri delle cinematografie, dei registi, degli attori, che poi sono diventati veramente importanti. Il nostro è un festival di scoperta; forse anche perché ha meno pressioni, è più libero di andare a cogliere quelle realtà che magari tra qualche anno cambieranno il modo di vedere, di raccontare. 

In che misura è importante il ruolo del festival di Locarno come piattaforma di scoperta e di sostegno della cinematografia svizzera?
Sono del parere che Locarno sia un’ottima piattaforma per il cinema svizzero in quanto propone una grande selezione di film elvetici che sono messi allo stesso livello degli altri film. Questo permette ai film selezionati nei vari concorsi di essere individuati dagli altri festival, da distributori e produttori e quindi di essere lanciati allo stesso modo di film provenienti da altre cinematografie. I film di Andrea Staka e di Fernand Malgar rappresentano per me il meglio della produzione di quest’anno. Sono due giovani registi svizzeri che hanno però saputo inserirsi nel panorama internazionale e questo è un punto importante da sottolineare. Quest’anno ospiteremo poi una nuova sezione: “Panorama suisse” che è un’iniziativa organizzata da Swiss Films e coordinata da Seraina Rohrer, direttrice delle Giornate di Soletta. La volontà di “Panorama suisse” è quella di presentare il meglio della produzione elvetica. Mi fa molto piacere poter presentare questa vetrina che aiuta a far sì che il cinema svizzero sia visto e riconosciuto sia a livello del pubblico che dei critici che potranno quest’anno, grazie allo sforzo fatto proprio da Swiss Films, discutere dei film stessi durante una tavola rotonda. 

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