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“Per vedere il mio Leopardi bastano anima e cuore”

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Mario Martone • Regista

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- VENEZIA 2014: Il regista italiano Mario Martone è in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con Il giovane favoloso

Mario Martone  • Regista

Un ribelle. Per Mario Martone il Giacomo Leopardi da lui portato sullo schermo con Il giovane favoloso [+leggi anche:
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, in concorso alla Mostra di Venezia, era un anticonformista poco compreso e accettato dall'intellighenzia culturale del tempo, "un non allineato, come lo era Pasolini". Il regista napoletano ha aperto il suo "cantiere Leopardi" da tempo, da almeno dieci anni. Di recente ha allestito a teatro le Operette morali, con grande successo in Italia e all'estero. Poi il salto verso il film biografico. "A lungo mi sono confrontato con un secolo che non mi attraeva. Poi la lingua e la storia mi hanno affascinato e la voce di Leopardi mi sosteneva, la sentivo dentro. Ho creduto che si potesse provare la sfida del film, non ho saputo resistere e con Ippolita di Maio abbiamo cominciato a scrivere la sceneggiatura. Un film è un lungo viaggio che parte da una luce, quella dell'idea iniziale. Se alla fine del lavoro rivedo nel film almeno un bagliore di quella luce, mi ritengo soddisfatto”. 

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A pensarci bene, Martone ha l'impressione che tutto il suo lavoro sia leopardiano. "Anche Noi credevamo lo era". Sorride. "Forse anche Tango glaciale dell'82 (lo spettacolo rivelazione che impone Martone all'attenzione del pubblico e della critica, ndr). Non c'è grande distinzione tra allora e oggi".

Per Martone, Leopardi era "un intellettuale universale. Il suo pensiero e la sua vita mi hanno toccato profondamente. Non c'è bisogno né di aver studiato la storia dell'800 italiano, né conoscere le opere di Leopardi per seguire la sua storia, per vedere il mio film. Bastano anima e cuore". 

Quali sono state le fonti di riferimento per la scrittura del film? "Abbiamo lavorato guardando ai suoi scritti, tutti: poesia, prosa, i suoi carteggi. Nel film tutto deriva dalle parole di Leopardi ma anche da quelle che gli venivano rivolte dagli altri. Una ricchezza di personaggi e di rapporti umani da ogni parte d'Italia, che si conclude a Napoli, dove Giacomo non ha ormai più nulla da perdere, con questo corpo che si gli si contrae, come se riflettesse il richiudersi su se stesso e rifugiarsi nella mente. Una mente che si apre definitivamente di fronte alla spettacolare eruzione del Vesuvio". 

La colonna sonora si basa su diverse opere di Gioacchino Rossini, coevo di Giacomo Leopardi, il brano Outer di Doug Van Nort, dal disco collettivo Quartet for the End of the Space, e le musiche elettroniche di Apparat (pseudonimo del musicista tedesco Sascha Ring), così lontane dal periodo in cui è ambientato il film. "La collaborazione con Sasha Ring è nata dopo un suo concerto al teatro Carignano di Torino che organizzavo io. Durante la lavorazione del film, avevo dei suoi dischi, li ho provati sul montaggio e accompagnavano perfettamente le immagini. Allora l'ho chiamato ed abbiamo lavorato insieme alla scelta dei brani".

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