Quello che so di lei (2017)
Bigfoot Junior (2017)
The Party (2017)
Western (2017)
Que Dios nos perdone (2016)
L'altro volto della speranza (2017)
Out (2017)
precedente
seguente
Scegli la lingua en | es | fr | it

"Porta il fardello più pesante chi non ha niente da portare"

email print share on facebook share on twitter share on google+

Bent Hamer • Regista

di 

- Cineuropa ha incontrato Bent Hamer, regista di 1001 Grams, scelto per rappresentare la Norvegia nella prossima corsa agli Oscar

Bent Hamer  • Regista

E’ un Bent Hamer sorridente e disteso, in piena promozione di 1001 Grams [+leggi anche:
trailer
intervista: Bent Hamer
scheda film
]
, suo settimo lungometraggio di cui è anche sceneggiatore, che Cineuropa ha incontrato a Oslo. Il celebre regista norvegese era in partenza per Sandefjord, sua città natale, per una breve pausa. Tromsø, Trondheim, Londra, Chicago, Tokyo, Lübeck, fra gli altri, oltre a due soggiorni a Los Angeles, sono in programma nel suo autunno. C’è da dire che 1001 Grams, dopo l’apprezzata partecipazione all’ultimo festival di Toronto, è stato scelto per rappresentare la Norvegia nella prossima corsa agli Oscar (leggi la news). E’ la terza volta che Bent Hamer, che ha già ricevuto diversi premi, è candidato alla preziosa statuetta.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Cineuropa: Lei è anche produttore di questo film.
Bent Hamer: Sì, con la mia società Bulbul Film, insieme a Pandora Filmproduktion per la Germania e Slot Machine per la Francia.

Ha incontrato qualche difficoltà?
Lavorare con le istituzioni è sempre una scommessa. Bisogna saper convincere, ispirare fiducia per ottenere le autorizzazioni necessarie. Ho avuto l’aiuto prezioso dell’Ufficio internazionale dei pesi e delle misure a Parigi, dove sono state girate diverse scene del film, e anche dello Justervesenet, il suo corrispettivo norvegese, che vigila gelosamente sul suo prototipo di chilogrammo in platino iridato. Ho avuto quindi la fortuna di incontrare personalità forti appartenenti a diversi ambienti scientifici, la maggior parte, per fortuna, con un grande senso dell’umorismo. Mi ci sono voluti due anni buoni di preparazione e ricerche, perché ci tenevo a padroneggiare alla perfezione il soggetto, per essere credibile.  

La sua cura del dettaglio è ben nota.
E’ vero, sono esigente con i miei attori, la mia troupe e con me stesso.

Questa attenzione rivolta alle misure, alle cifre… lei è probabilmente un appassionato di scienze e tecniche.
Non proprio, nonostante le apparenze. Mi lascio piuttosto ispirare da fatti piccoli, spesso insoliti, da aneddoti a prima vista insignificanti. In questo caso, è stato un programma radiofonico dedicato ai riti che regolano la misurazione di pesi e lunghezze a fungere da spunto. Visto che mia moglie mi rimprovera sempre di mettere troppi signori bizzarri nei miei film, è all’attrice Ane Dahl Torp che ho affidato il ruolo principale, quello di Marie, giovane donna la cui casa assomiglia a un laboratorio asettico. Lavora con suo padre nello Justervesenet, un ambiente in cui serietà, precisione, precauzione non sono parole vane; è Stein Winge, regista di teatro molto conosciuto, a interpretare Ernst, il padre. A un congresso al BIPM, dove è custodito il chilogrammo-campione, e dove va a verificare il famoso prototipo norvegese, Marie incontra un collega, Pi, interpretato da Laurent Stocker della Comédie française.

La cura dell’estetica, i blu intensi che fanno pensare a Klein, una strizzata d’occhio a Magritte nella sfilata di ombrelli, l’atelier-biblioteca del padre, che evoca, a mio parere, L’Astronomo o Il Geografo di Vermeer: la pittura le è visibilmente cara.
Sì, ho lavorato molto sullagamma di colori con John Christian Rosenlund, direttore della fotografia. La nostra visione artistica del film ne è risultata arricchita. Devo dire che Edward Hopper è uno dei miei pittori preferiti per la sua pratica del fermo immagine: quei momenti congelati ci mostrano esseri sottomessi al peso della solitudine e dell’isolamento. Sono insieme solo in apparenza. Si incrociano senza toccarsi.

Come la maggior parte della gente.
Eppure siamo avidi di contatto, di certezza, di precisione. Di questa ricerca, alcuni ne fanno persino una questione di prestigio. Ma questo bisogno di affidabilità non sempre viene soddisfatto, nonostante i nostri sforzi, e siamo portati a porci domande essenziali, vitali. Quanto pesa una vita? Come misurare l’incommensurabile, definire l’indefinibile? I criteri di valutazione sono immutabili? Questa voglia di essere rassicurati nasconde di fatto la nostra paura del vuoto, della morte.

"Porta il fardello più pesante chi non ha niente da portare" ci dicono Pi e Marie...
Infatti.

(Tradotto dal francese)

Leggi anche

Newsletter

Film Business Course
WBImages Locarno
Emilia Romagna_site IT

Follow us on

facebook twitter rss