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“Questo film mi ha portato in molti paesi, più di qualsiasi altra mia pellicola”

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Frans Weisz • Regista

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- L'olandese Frans Weisz presenta al London Film Festival un film per famiglie, Finn. Cineuropa ha parlato con lui

Frans Weisz • Regista

Durante la sua lunga carriera, l'olandese Frans Weisz ha conciliato lavori sperimentali e artistici che hanno avuto un gran successo di incassi. Ora presenta al London Film Festival un film per famiglie, Finn [+leggi anche:
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, e dichiara di essere sorpreso riguardo al grande successo internazionale che ha suscitato l'opera. Il piccolo protagonista del film, da qui il titolo del film, dopo la morte della mamma, vive con suo padre in un piccolo paesino. Tutti vogliono che giochi a calcio, come fanno i bambini della sua età. Dopo aver conosciuto un uomo misterioso che suona il violino, Finn decide che vuole imparare a suonare quello strumento che considera magico, ma quasi tutti si oppongono a questa decisione. Specialmente suo padre.

Cineuropa: Perché ha deciso di girare un film per famiglie in questo momento?

Frans Weisz: L'ultima volta che ho visto un film per bambini era Bambi, ma ho deciso che questo era il momento. Quando ho iniziato la mia carriera da regista, c'erano appena 3 o 4 registi in tutta l'Olanda. Non c'era un’industria cinematografica e un film come questo sarebbe stato impossibile da girare. Ora ce lo siamo potuti permettere. E sono molto contento di averlo realizzato perché mi ha fatto conoscere in moltissimi paesi, più che tutti gli altri miei film precedenti.

La storia è molto organica. Non ci sono mondi fantastici e neppure un abuso di effetti speciali. È molto più vicina ai racconti tradizionali.

Così come in molti altri film c'è un'approssimazione teatrale, per questo risulta più classica. Il mio sogno era quello di essere attore di teatro. Mi si vedrà molto più spesso su una poltrona a teatro piuttosto che in una sala cinematografica. Inoltre abbiamo cercato di raccontare una storia senza essere condiscendenti con il pubblico di minori, trattandoli come dei piccoli adulti. La scrittrice Annie Scmidt, che era la versione olandese di Hans Christian Andersen, scriveva racconti in questo modo. Tanti anni fa mi chiese di portare al cinema uno dei suoi racconti. Non è stato possibile, ma fortunatamente ora ho potuto realizzare questo progetto. Fino ad ora ho fatto film che credevo potessero raccontare qualcosa su di me. E in questo caso è stato così.

Billy Elliot, un bambino che preferisce ballare piuttosto che giocare a calcio, è solo un referente per questo film.

Per cercare finanziamenti ho mostrato immagini del protagonista della La vita è bella, Il monello di Charlie Chaplin, Mamma, ho perso l'aereo… Ho trovato Mels van der Hoeven, il bambino che interpreta Finn, all'ultimo casting, poco prima di iniziare le riprese. Volevo che il protagonista fosse carismatico, che in un certo

senso potesse sostenere il film. È stato difficile lavorare, perché poi ho scoperto che il bambino viveva una situazione simile a quella del personaggio e che aveva perduto la mamma quando aveva due anni. Mi chiedeva come finisse il film ma io preferivo non raccontarglielo, vedevo che anche per lui era un' avventura, come lo era per Finn e così ho deciso di non raccontagli la fine della storia.

La prima volta che ha partecipato a un festival cinematografico è stato negli anni 60. Sono cambiate molte cose da allora?

Negli ultimi decenni si è evoluto il concetto di festival del cinema e in alcuni casi si è specializzato. Per esempio il modello di festival e di organizzazione delle sezioni a Londra non si era mai visto precedentemente. Ci sono festival come il Giffoni, che è dedicato ai giovani e ai bambini. Lì, loro sono i protagonisti e gli altri sono gli attori secondari. Quello che penso è che in alcuni dei grandi concorsi ci sia una grande lotta tra gli ego. Credo che l'inferno sia un’edizione di Cannes che non avrà mai fine.

(Tradotto dallo spagnolo)

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