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"Ho voluto debuttare con una storia scioccante e che allo stesso tempo sentivo vicina”

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Tinatin Kajrishvili • Regista

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- Parliamo con la regista georgiana Tinatin Kajrishvili che presenta il suo primo film Brides al London film Festival

Tinatin Kajrishvili  • Regista

La regista nata in Georgia, Tinatin Kajrishvili decide di debuttare con un lungometraggio che racconta una storia molto simile alla sua personale. Brides [+leggi anche:
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intervista: Tinatin Kajrishvili
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mostra la vita quotidiana di una giovane madre mentre il suo compagno è in un carcere del suo paese. Un sistema giudiziario repressivo e la sensazione di molte donne di stare scontando una condanna anche se non tra le sbarre, sono due dei temi principali del film. La pellicola è stata una delle preferite dal pubblico nella sezione Panorama della Berlinale e ora è presentata al London Film Festival.

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Cineuropa: Il tema scelto per il suo debutto è molto personale.
Tinatin Kajrishvili: Volevo iniziare con qualcosa di scioccante e che allo stesso tempo sentissi vicina a me, così ho deciso di raccontare la mia esperienza. Mio marito, come tanti altri doveva scontare una pena severa per un delitto minore. E’ stata un’esperienza tanto dura e dolorosa che sentivo il bisogno di sfogarmi, e l’ho fatto attraverso il film. Ho investito tre o quattro anni a fare ricerche affinché risultasse come una storia collettiva. 

Per fortuna, la situazione è migliorata da quando è stata scritta la sceneggiatura.
Quando abbiamo iniziato il progetto, la situazione che ha vissuto mio marito era molto comune. C’era tolleranza zero riguardo a ogni tipo di crimine. Ad oggi, anche se continuano ad esistere pene detentive per crimini minori, il periodo da scontare in carcere si è ridotto notevolmente e la metà dei carcerati che si trovavano in questa situazione ha ricevuto l’amnistia. Nonostante ciò è molto facile farsi due o tre anni di carcere.

Come avete fatto a girare il film in un carcere del vostro paese, vista la severità del sistema penitenziario?
Abbiamo avuto fortuna visto che il governo è cambiato. Il carcere che abbiamo utilizzato per girare il film è uno dei più antichi del paese, risale infatti al periodo sovietico. I rappresentanti dell’Unione Europea hanno vietato al paese di continuare a mantenere delle persone lì in condizioni così precarie, il che ci ha aiutato. Rimanevano ancora gli odori, è stata un’esperienza davvero reale per gli attori, li ha aiutati a mettere in scena la storia che volevamo denunciare.

Questo progetto è stato portato avanti con un budget limitato.
È costato appena un migliaio di euro ed è stato girato in 26 giorni. Fortunatamente ho anche lavorato come produttrice e quindi conoscevo i limiti del progetto. Le tecniche di riprese ci hanno favorito. Preferivo girare lunghe scene aspettando che il momento di veridicità sorgesse tra gli attori per inserirlo nel montaggio, invece di ripetere più volte scene prefabbricate.

A quanto sembra cambierà registro nel suo prossimo film, One way Ticket.
È una commedia nera su un uomo circondato da donne nel mondo attuale. Anche se non mi piacerebbe essere etichettata come una regista femminista, è vero che questo film verterà su temi dell’universo femminile e della cultura matriarcale, per osservare i cambiamenti che si sono susseguiti all’interno delle relazioni personali. 

(Tradotto dallo spagnolo)

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