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"Spesso la vita quotidiana è più agghiacciante delle mostruosità”

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Astrid Thorvaldsen • Regista

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- La giovane regista norvegese Astrid Thorvaldsen ha parlato con Cineuropa del suo primo lungometraggio Utburd, un film horror

Astrid Thorvaldsen  • Regista

Spydeberg è un piccolo comune nel sud-est della Norvegia, vicino al fiume Glomma, il più lungo di tutta la penisola scandinava, un luogo caro alla regista norvegese Astrid Thorvaldsen, 23 anni e già premiata per il suo cortometraggio Festen (La Festa): e proprio là, in un caffè, che la regista ha parlato con Cineuropa del suo primo lungometraggio Utburd [+leggi anche:
trailer
intervista: Astrid Thorvaldsen
scheda film
]
, un film horror.

Cineuropa: Il titolo evoca delle misteriose creature.
Astrid Thorvaldsen:
Sì, un utburd è un escluso, un bambino morto alla nascita, un aborto, o un bambino non desiderato di cui ci si sbarazza abbandonandolo in un bosco. Su dei fatti realmente accaduti s’innesta la leggenda: queste vittime si trasformano in creature vendicative, a volte enormi, che lanciano urli sinistri e aggrediscono i passanti, anche se questi ultimi non hanno niente a che fare con il loro destino. E tutto questo per ottenere una sepoltura decente. All’inizio l’idea di consacrare a queste creature il film era la mia, così come quella di Jonas Langset Hustad, lo sceneggiatore-dialoghista, che interpreta Adrian, lo scrittore in crisi d’ispirazione che parte per il bosco per svagarsi con gli amici. Adrian è un po’ Jonas, così come Kristine rappresenta un po’ me.

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Lei interpreta il ruolo di Kristine?
Oh no, non sono a mio agio davanti a una telecamera; dietro, invece, mi sento bene. Gli altri ruoli sono interpretati da giovani attori che sono stati scelti durante i casting.

È lei che tiene la telecamera?
No, avevamo tre direttori della fotografia. A proposito di ciò, un’immagine cui sono affezionata è quando la luce bagna l’erica, quando Arild parte per cercare Sara con la torcia.

Tutto ha avuto inizio a Trondheim.
Sì, circa due anni fa, al NTNU, l’Università di scienze e tecnologie, quando un gruppo di nove studenti della sezione film e video, di cui io facevo parte, decise di presentare un lungometraggio per la tesi. Progetto collettivo, ma anche ripartizione precisa dei compiti e delle responsabilità. NTNU ci aveva dato 90 000 corone (circa 10 000 euro), e noi ci siamo arrangiati per finanziare il resto. Le riprese sono state fatte, soprattutto di notte, nelle zone adiacenti Trondheim, immersi nella natura, e sempre a Trondheim, qualche mese fa, durante il festival internazionale di Kosmorama, il film è stato presentato per la prima volta. Storytelling Media ha mostrato fin da subito il suo interesse ed è divenuto il nostro distributore. La prima a Oslo si terrà a metà novembre. Siamo stati davvero fortunati.

Non avevate paura che il vostro film rimanesse incompiuto, che si trasformasse insomma in un utburd cattivo e che vi assalisse di rimorsi?
Ovviamente, qualche volta eravamo un po’ scoraggiati, ma alla fine abbiamo realizzato il nostro progetto, il bimbo si comporta bene….ah e la tesi ha avuto successo!

A cosa assomigliano questi famosi utburd?
Jonas ed io abbiamo parlato a lungo del loro aspetto fisico e una buona parte del nostro piccolo budget è stata dedicata alla creazione delle maschere: volevamo che queste creature avessero allo stesso tempo un aspetto umano e disumano. Spesso la vita quotidiana è più agghiacciante delle mostruosità. Il nostro film è senza dubbio più un dramma psicologico piuttosto che un film horror tradizionale nel quale i personaggi aspettano il loro turno per essere trucidati. Volevo che i nostri personaggi avessero uno spessore, che avessimo il tempo di attaccarci a loro. Non ci sono costumi, i personaggi indossano i propri vestiti, anche con un colore dominante per ogni personaggio: rosso per Adrian, grigio per Sara, Arild soprattutto il nero, Kristine blu ed Erik verde. 

(Tradotto dal francese)

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