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“Non c’è nulla di più divertente che dirigere un film”

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Luis Marías • Regista

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- Fuego, il secondo film del regista basco, un thriller drammatico sulla violenza provocata dal terrorismo, è l’unica pellicola spagnola in concorso a Gijón

Luis Marías  • Regista

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, il secondo film Luis Marías, un thriller drammatico sulla violenza provocata dal terrorismo, è l’unica pellicola spagnola in competizione nella Sezione Ufficiale del 52° Festival Internazionale del Cinema di Gijón. Parliamo con il regista basco.

CineuropaHa alle spalle una carriera come sceneggiatore, che concilia con l’essere regista...
Luis Marías: La carriera logica di ogni sceneggiatore è arrivare a essere regista: il primo sviluppa le idee e i personaggi, il secondo fa divenire quelle idee immagini, ma chi meglio dello sceneggiatore può farlo? Certo deve piacerti fare il regista… io credo non vi sia nulla di più divertente: in questo modo, lo sceneggiatore si intende perfettamente con il regista (ride). È da tanti anni che scrivo sceneggiature ed è davvero bellissimo quando trovi un regista che addirittura migliora quello che tu hai scritto; succede poche volte, se devo essere sincero, è più frequente il contrario.

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Da dove nasce la necessità di raccontare una storia così forte come quella di Fuego?
Sono nato nel 1962, lo stesso anno in cui nacque l’ETA, per cui fa parte della mia vita da allora: è inevitabile che io pensi e abbia voglia di raccontarlo, perché la violenza è stata molta e davvero crudele… Fuego non parla di ETA ma della violenza e dei suoi effetti; è ambientata nei Paesi Baschi perché è una regione che conosco e posso quindi darne un’immagine ben precisa, ma potrebbe benissimo essere ambientata nei Balcani o in Israele. Nei Paesi Baschi c’è stato molto rancore sociale e chi ha sofferto o si è sentito aggredito, è impossibile che lo dimentichi.

È stato difficile trovare appoggio per mettere su un progetto che trattasse questa tematica?
In questi momenti è complicato fare qualsiasi film, ma è stato relativamente facile, me ne rendo conto come produttore (sono diventato produttore per poterlo fare) che quando la sceneggiatura è forte, è più facile di quel che sembra. Non è un film caro, ci sono meno soldi che provengono dalle istituzioni e le televisioni, ma i Paesi Baschi hanno una propria fiscalità e tramite la detrazione fiscale puoi ottenere un investimento privato. Per gli investitori è interessante e per i produttori anche. Questo succede anche alle Canarie, negli USA, in Italia, Germania o Regno Unito: è un modo per finanziare e portare le riprese nella nostra terra. In questo modo si creano molti posti di lavoro diretti e indiretti, oltre a mostrare la nostra cultura e patrimonio attraverso lo schermo.

Quali televisioni hanno partecipato?
La basca e la catalana; stiamo cercando di venderla a TVE e Canal+. Il budget è quello medio per fare un film spagnolo: 1.300.000 euro. È giusto, bisogna arrangiarsi: le riprese sono durate cinque settimane, è un piccolo film e accessibile, di attori. Si è ben finanziato, senza stress e uscirà nelle sale questo venerdì, 28 novembre, senza nessun debito: sarà la mia fortuna come produttore esordiente. Ho potuto contare sull’aiuto nella produzione di Gerardo Herrero (Tornasol) e della sua esperienza; non voglio essere produttore, l’ho fatto per pura necessità.

Più che un thriller, Fuego è un film di personaggi.
Sì, è un film di sentimenti: l’inizio è quello di un thriller, ma fa piangere. Questa era la mia prima preoccupazione: la prima volta che ho visto piangere qualcuno vedendolo, ho pensato che c’ero riuscito. Sì, inoltre, fa riflettere. 

(Tradotto dallo spagnolo)

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